Bastava Chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano è un fumetto della blogger francese Emma, diventato un best seller in Francia. La graphic novel mostra, attraverso scene quotidiane, in cosa cosiste praticamente il significato del termine carico mentale, tanto utilizzato dalle femministe.
Che cos’è il carico mentale?
Il termine carico mentale proviene dalla branca sociologica che ha codificato la Teoria del carico cognitivo.
Con il termine carico mentale si fa riferimento a tutte le problematiche logistiche delle faccende quotidiane, domestiche e alla loro suddivisione in un contesto familiare o di coppia.
Il carico mentale non corrisponde nell’eseguire tutte le azioni ma nel dover pensare a tutto ciò che c’è da fare e che si dovrebbe fare.
Per rendere meglio il concetto di questo termine, vi mostriamo una vignetta di Emma, presente all’interno di Bastava Chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano.

Bastava Chiedere! di Emma
Il carico mentale non è altro che un essere sempre vigile, per tutto ciò che riguarda la gestione e la pianificazione di tutte le incombenze da risolvere, durante l’arco della giornata e non solo.
Emma con il suo fumetto sottolinea la colpa dei compagni di sesso maschile nel rifiutare la loro parte del carico mentale, sottolineando che non c’è nessuna scusante biologica o innata nella donna, nel volersi prendere la responsabilità mentale di tutto ciò che comporta il vivere quotidiano in coppia.

Bastava Chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano
Emma sottolinea il mondo stereotipato in base ai ruoli che dovrebbe avere una donna e quelli di un uomo, facendo riflettere sulla questione che di innato e predefinito, in realtà non c’è nulla.
Bastava Chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano, tradotto e pubblicato da Editori Laterza, sarà disponibile nelle librerie il prossimo 20 febbraio. La prefazione del fumetto è di Michela Murgia.
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Hermann Hesse ucciso dall’amore social
Quando l’amore morde e fuggi dilaga a tempo di click, Hermann Hesse muore una seconda volta e piange per la sua poesia Tienimi per mano.
Tienimi per mano al tramonto,
quando la luce del giorno si spegne
e l’oscurità fa scivolare il suo drappo di stelle…
Tienila stretta quando non riesco a viverlo questo mondo imperfetto…
Tienimi per mano… portami dove il tempo non esiste…
Tienila stretta nel difficile vivere.
Tienimi per mano…
nei giorni in cui mi sento disorientata…
cantami la canzone delle stelle dolce cantilena di voci respirate…
Tienimi la mano, e stringila forte prima che l’insolente fato possa portarmi via da te…
Tienimi per mano e non lasciarmi andare… mai…Per innamorarsi c’è bisogno di due persone reali e di un mondo reale.
L’amore è un sentimento individuale, personale e intimo che nasce silenziosamente nell’anima: si sceglie una persona tra centomila, milioni di altre persone e non ci si spiega razionalmente il come o il perché; accade e basta. L’amore quando decide di fare capolino nelle nostre esistenze riesce ad oltrepassare tutte le nostre difese e i nostri pregiudizi, per inebriarci del suo calore e farci camminare nella paura che possa svanire (ciò accade finché il sentimento non evapora per altre ragioni).
Per innamorarsi c’è bisogno dell’odore della pelle, dello sguardo, della gestualità, del linguaggio non verbale perché in caso contrario non è possibile parlare d’amore ma d’idealizzazione.
Ci si può innamorare restando nella comfort zone dei social e parlare d’amore?
Internet è un modo per avere una piazza più fornita e scegliere tra un’umanità più ampia, tutto qui. Ad esempio due persone che si conoscono in rete, possono ascoltare le loro voci, scambiare i propri pensieri, le proprie idee. Ma finisce qui perché gran parte dell’altro resta completamente ignoto.
Ciò di cui parliamo è più la rappresentazione del vuoto umano, che rimbomba sui social.
L’amicizia su Facebook ha soppiantato con la banalità nelle menti più deboli (spesso la maggioranza) ciò che Hermann Hesse ci ha insegnato con la lettura dei suoi libri su uno dei sentimenti più potenti e puri dell’essere umano.
L’amore annunciato via Instagram muore su Twitter, dopo poche settimane, non è altro che un cadavere, la consunzione, lo svuotamento di un concetto che dovrebbe renderci immortali.
Secondo alcuni dati del Washington Post un terzo delle coppie sposate tra il 2005 e il 2012 ha iniziato la sua relazione online. Che si disperino dunque i romantici nostalgici e irriducibili, se esistono ancora, ma a quanto pare tira più un aggiornamento di stato ammiccante su Facebook che un approccio casuale e imprevisto nella vita reale.
Perché accade questo?
Basta illusioni. È già difficile relazionarci, conoscere ed entrare in empatia con una persona, conoscendola dal vivo. Se non ci si conosce di persona è evidente che quella persona diventa solo uno specchio sul quale si proiettano i propri desideri e in questo modo, paradossalmente, ci si può innamorare ancora di più perché questa persona sarà anche desiderabile ma non tenterà neppure di incontrarci perché, probabilmente, la sua proiezione sarà indirizzata verso un’altra persona.
Il problema non è tanto quanto questa persona è o questa persona fa, il punto è che noi andremo a distorcere sicuramente la realtà. Potranno verificarsi due situazioni: o si ha la fortuna di fare un esame della realtà, per cui ci si defila con un bel arrivederci e grazie, accorgendosi di aver preso una cantonata e questa sarebbe la situazione migliore o si distorce a tal punto la realtà, come se si fosse in un’ipnosi, e pur di non negare le aspettative si costruisce una realtà differente, prendendo tante di quelle cantonate che non ce ne si rende conto.
Si entra in una situazione delirante, in cui le sofferenze sono quasi garantite. Poi certo ci può essere il caso di uno su un milione che ci può farci asserire di aver trovato davvero la persona giusta.
Non dico che non bisogna fare le conoscenze online, ben vengano ma devono poi tramutarsi in un qualcosa di reale e non dannoso per se stessi. Si può anche comunicare tutta una vita con una persona, solo online ma non va confuso con un innamoramento perché nel momento in cui diventa tale è soltanto un meccanismo proiettivo che non ha niente a che fare con l’amore.
Negli Stati Uniti c’è stato un vero e proprio boom in libreria per comprare L’amore ai tempi degli algoritmi di Dan Slater, che analizza i rapporti nati online e finiti direttamente tra le lenzuola.
L’istituto di ricerche TNS (Taylor Nelson Sofres) conferma che un italiano su quattro ha iniziato una relazione grazie al web e uno su due ha vissuto un hookup (ci becchiamo). Questo è il termine utilizzato negli USA per indicare gli appuntamenti fast, quelli della serie: ” ci conoasciamo all’happy hour, finiamo a letto e poi si vedrà.
Amore sul web
Quelli di internet sono amori cerebrali poi ci si incontra ma perché non funzionano?
Non funzionano perchè sono stati costruiti e sono artefatti perché è più semplice dare un’immagine falsata quando viene meno il confronto quotidiano diretto, il face to face per intenderci.
Ci si sceglie per unirsi anche nelle differenze e quindi bisogna imparare non tanto a cercare i complimenti dell’altro che sono sempre una visione estranea della vita ma bisogna imparare a stare con noi stessi e vedere da noi stessi che cosa desideriamo per davvero, altrimenti siamo come delle farfalle in balia dei complimenti.
Così come un’ape trova il polline a dieci chilometri di distanza e lo trova senza che nessuno glielo insegni anche in noi c’è quel sapere innato che ci porta a incontrare l’amore giusto. Se siamo, invece, come una farfalla impazzita e accecata dai complimenti non soltanto non troveremo l’amore giusto ma rischieremo di perdere quello che avevamo intorno o quello che possiamo trovare intorno a noi.
Ciò che è intorno a noi è lì per noi, per entrare nel nostro mondo. Quindi se pensiamo di fare un viaggio per incontrare il grande amore o viaggiare internet per incontrare il grande amore siamo sulla strada sbagliata.
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Verticale di Barolo Borgogno all’Enoteca Scagliola
L’Enoteca Scagliola in collaborazione con AIS Napoli propone una mini verticale dedicata a quattro annate storiche del Barolo Borgogno.
Ciò che si prospetta per i degustatori che intenderanno partecipare all’evento è un viaggio temporale a ritroso: partendo da un Barolo Borgogno del 2015, si proseguirà con un Borgogno Riserva 2003 e ancora con un Barolo 1998 per giungere a conclusione con un Barolo Borgogno Riserva 1967.
L’Azienda Borgogno è tra le più prestigiose del territorio e ciascun vino verrà presentato direttamente dal patron Andrea Farinetti.
Per quanto riguarda la degustazione tecnica sarà a cura di Franco De Luca, AIS Napoli.
L’azienda Borgogno in collaborazione con l’Ais
L’evento è previsto, previa prenotazione, per il 17 febbraio alle ore 20:30 all’Enoteca Scagliola in via San Pietro a Majella n.15.
Il costo della degustazione è di euro 100,00 mentre per i Soci Ais è di euro 90,00.
Per info e prenotazioni contattare i seguenti numeri: 081 459696 o 334 9698115.
I posti sono limitati.
Verticale Borgogno a Napoli
Cantina Borgogno: storia
Bartolomeo Borgogno fonda la cantina nel 1761. Nel 1861 Il Barolo Borgogno sigilla il patto al pranzo celebrativo per l’Unità d’Italia mentre nel 1908 il Barolo Borgogno viene servito a Nicola II Romanov, Zar di tutte le Russie, in visita ufficiale al Castello di Racconigi nel 1908.
Nel 1920 Cesare Borgogno assume la direzione della cantina, iniziando ad esportare i vini all’estero: in Europa, in Argentina e negli Stati Uniti. Oltre ad aprire le porte commerciali verso nuovi orizzonti, il produttore vitivinicolo ha un’intuizione geniale: conservare metà della produzione di Barolo Riserva per venderla venti anni dopo.
Nel 1955 l’Institute des Appellations d’Origines francese intenta causa all’imprenditore con l’accusa di aver chiamato la sua azienda e di aver copiato il nome alla regione di Borgogna e nel 1967 l’azienda modifica il nome con quello di Giacomo Borgogno & Figli.
Nel 1968 muore Cesare Borgogno e la conduzione dell’azienda passa nelle mani del nipote Franco Boschis. Una bottiglia di Barolo Borgogno del 1886 venduta all’asta nel 1972 raggiunge un prezzo di 530mila lire, cifra stratosferica per quei tempi.
Giorgio e Cesare Boschis, figli di Franco entrano a far parte dell’azienda nel 1984.
Nel 2008 la famiglia Farinetti acquista l’azienda Borgogno e, lo stesso anno, Andrea Farinetti assume la conduzione dell’azienda nel 2010.
Nel 2013 Andrea Farinetti ricomincia ad utilizzare esclusivamente il cemento per la fermentazione dei vini e nel 2015, l’imprenditore ed enologo apre le porte alla coltivazione biologica, acquistaqndo tre ettari che saranno dedicati esclusivamente per la produzione di Timorasso (vitigno a bacca bianca autoctono) che generalmente è caratterizzato da una resa limitata ma di eccellente qualità.
Non vi resta che conoscere attraverso le papille gustative la storia di un’azienda e di un prodotto che hanno fatto la storia!
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Il pittore delle aree interne Fernando Alfonso Mangone racconta il cambiamento climatico
Un artista visionario, le cui opere sono un’emozione continua di vibrazioni di luci e di colori. Fernando Mangone, in arte Alfonso, nasce nel 1958 ad Altavilla Silentina, un paese da lui definito “dionisiaco”, tra forti odori, grida gioiose di bambini e animali che convivevano con gli uomini. Stregato dalla musica Rock e dai caldi colori dei pittori fiamminghi che ama studiare, intraprende da bambino, cinquant’anni or sono, il suo percorso di artista e da Napoli a Firenze, fino all’Olanda, acquista fama anche lavorando con grandi marchi.
Si autoproclama “un randagio”, ribelle a qualsiasi tentativo di imbrigliarne la creatività, seppur animato da una delicatezza nell’approccio col prossimo che lo ha reso amico sincero con mezzo mondo.
Afferma Fernando Alfonso Mangone:
Sono un disubbidiente, uno che stravolge le regole. Come si può insegnare l’arte, la follia? Perché non servono le parole, perché la pittura stessa parla. È testimonianza.
I quattro elementi, l’acqua, la terra, il fuoco, l’aria vengono trasformati attraverso la passione che il Maestro Alfonso Mangone interpreta con i suoi colori psichedelici.
Un innamorato del Rinascimento che, ammirando i grandi del passato, trasfigura la loro lezione nel tripudio di colori che sono la gioia della vita, attraverso la sua esperienza sullo studio del mito e l’emozione del Rock. Le sue opere sono l’espressione di una persona semplice, umile, i colori solari e caldi trasmettono serenità.
L’arte, un messaggio all’umanità per narrare la bellezza del creato.
Racconta così la sua arte, il pittore salernitano mentre apre ad un pubblico di esperti d’arte, curiosi e giornalisti, il suo museo privato sito nell’antica Tenuta Forcella a Buccino, dove ha realizzato in una performance live di vernice a colori fluorescenti e fosforescenti, a suon di musica disco, un murale dedicato ai cambiamenti climatici “Lo scioglimento dei ghiacciai e il triste destino dell’orso polare”.
La visita nella galleria d’arte allestita nel museo M.A.M. dal maestro Mangone, è un vero e proprio viaggio nella storia, nella musica, nello sport e nella cultura degli Stati di tutto il mondo, dove la pittura racconta storia e bellezza.
Fernando Alfonso Mangone
I suoi dipinti seguono la narrazione dei luoghi dove è stato e dove ha vissuto da nomade: Berlino, Rotterdam, Parigi, Londra, Amsterdam. E ancora Venezia, Milano, Roma, per poi tornare a casa, ad Altavilla Silentino, nel Parco del Cilento.
Mito e futurismo si incrociano. David Bowie dialoga con Michelangelo, mentre il Sommo Poeta Dante rivive in versioni molto più simili alla pop art. Gli archetipi del racconto mitologico, i grandi ritrovamenti dell’antica Volcei, il Tuffatore di Paestum che si trasforma in una “Tuffatrice”, i grandi incendi dei boschi che distruggono al vita, i miti della contemporaneità come Diego Armando Maradona. E ancora Caravaggio, Giotto, Leonardo, Andy Wharol, Masaccio in una celebrazione espressionistica astratta, in cui contemporary art, urban e street style si contaminano. A dominare lo sguardo, sempre, è il colore, che avvolge e trasuda dalle pareti del M.A.M.
Conclude Fernando Alfonso Mangone:
Tutto è arte. Anche lo spettatore diventa arte, fulcro della prospettiva. “Perché un museo tra gli Alburni? Perchè ho vissuto alla grande La vita è piena di energia, è rock emozionale. Ora voglio mettere a sistema questa vita sregolata e farla diventare visiva, oltre la follia. È la mia grande scommessa rock’n’roll.
Bellezza. Dobbiamo creare bellezza, positività, andare avanti. Il passato è passato. Io vado avanti.
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