Inventario di un cuore in allarme è l’ultimo romanzo di Lorenzo Marone, pubblicato da Einaudi, che uscirà nelle liberie il prossimo 11 febbraio.
Quel che vale per l’umanità, non vale per l’ipocondriaco. La prima chiara e lampante norma che costui deve seguire, un principio sul quale, bene o male, le varie forme di psicoterapia concordano, è questa: se vuoi mettere a tacere l’ossessione, non devi appoggiarti ad altri, non devi sviscerare le tue paure, non devi, diciamola tutta, rompere i coglioni di continuo a chi ti è accanto.

Copertina dell’ultimo romanzo di Lorenzo Marone
Lorenzo Marone ci parla dell’ipocondria ma dal punto di vista di colui che ne è affetto.
Il protagonista del romanzo, infatti, si rende conto del problema che coinvolge le persone che gli ruotano intorno e decide di uscire fuori dal loop di fantomatiche malattie, che potrebbero minare la propria salute.
Inventario di un cuore in allarme è un manifesto delle diverse fobie, che un pò, ci accomunano universalmente tutti e in cui ciascuno potrebbe trovare un pò di sé.
Il protagonista del romanzo, per poter uscire dalla propria ipocondria, si ritroverà a leggere dai trattati di psicologia a quelli di fisica, passando per i tarocchi e la religione.
Tutte queste ricerche hanno un unico messaggio: esorcizzare l’angoscia non è il primo passo ma è ammettere la presenza di un malessere che, qualora non fosse patologico ma minimamente accennato, lo si potrebbe tradurre come un’imperfezione che ci rende unici.
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Morgan & Megahertz in Bioelectric tour
Un week end ricco di musica per la rassegna itinerante “La musica che gira intorno” che fa parte delle tre linee del progetto turistico-culturale “Vedi Napoli e poi… torni” finanziato dalla Regione Campania con Fondi POC 2014/2020 – Piano Strategico per la Cultura e i Beni Culturali 2022 e promosso dall’Assessorato al Turismo e alle Attività Produttive del Comune di Napoli.
A cura di Ravello Creative Lab Srl, che ha affidato la direzione artistica a Peppe Barra e a Dj Uncino, “La musica che gira intorno” propone il settimo e l’ottavo appuntamento con doppi concerti ricchi di artisti e dal sound diversificato.
Sempre ad ingresso libero il giorno venerdi 2 settembre (ore 21 presso il Parco Lieri di Napoli) è dedicato alla musica elettronica-cantautorale e rock del milanese Morgan, affiancato da Megahertz; e dai beat hip hop di Dj Uncino che per l’occasione raduna i Friends per una parterre che costituisce il meglio della scena rap e urban napoletana.Originario di Acerra Uncino è il Dj ufficiale di Luchè ed è tra le figure di spicco del mondo del djing nazionale. Presenterà dal vivo il suo ultimo album “Cambio Rotta” che consolida la sua crescita come producer e lo proietta verso un futuro fatto di sonorità urban club.
Durante il suo set ci saranno dei featuring d’eccezione grazie alla presenza di Shon & 2NG, Geddì, Merrick & Petross, Aston Rico, El D Beatz, Oluwong, MeRu McQueen, Keep it Real, Gianmarco Santarpino, Wena, Roberta Nasti, Shatto, Renè La diva, Andrea Tartaglia, AlboDub, O’Iank, Andrea D’Alessio, Marcello Coleman, Armouann, O’Tzunami, Speaker Cenzou, Peppe Soks & SVM.
Prima del concerto il writer Luca “Zeus40” Caputo realizzerà un murale ispirato dalla frase “Where words fail, music speaks” dello scrittore Hans Christian Andersen. L’artista, curatore anche delle grafiche dell’album di Dj Uncino, fa parte dell’associazione Bereshit, con la quale realizza molti interventi di restyling urbano ed organizza corsi e workshop di writing all’interno di scuole ed enti pubblici, anche all’estero, per la diffusione della aerosol culture.Morgan & Megahertz in Bioelectric tour
A seguire Morgan, che torna in concerto a Napoli dopo tre anni dall’ultima esibizione, affiancato dal musicista e producer Megahertz presenta un concerto intitolato “Bioelettrico”. Il live porterà l’ascoltatore in una dimensione dove uomo e strumento sono collegati in sincrono, cervello, cuore e arti sono un tutt’uno con le macchine che danno vita ai diversi suoni.
Un live durante il quale i due musicisti si cimentano nello sviluppare il tema attraverso i diversi strumenti sistemati con uno schema ben preciso sul palco, in un turbinio di emozioni, con una scaletta di brani ogni volta volutamente diversa, costruita e disegnata come un’opera d’arte sul nascere a secondo delle vibrazioni del momento e dell’evolversi delle situazioni.
Un percorso che naturalmente abbraccia i brani più conosciuti di Morgan e dei Bluvertigo, gli omaggi ai mostri sacri della musica internazionale che hanno accompagnati i due durante la loro crescita artistica, tra i tanti David Bowie, Depeche Mode, Duran Duran, Kraftwerk ed il cantautorato italiano di grande livello, solo per citare alcuni nomi, Bindi, Tenco, Modugno, De Andrè.
Il week end musicale continuerà sabato 3 settembre con un altro doppio set di musica elettronica condita dalle poesie di Totò. Infatti sarà il duo composto da Gianni Valentino e Lello Tramma, che ha come moniker Totò Poety Culture, ad inaugurare la serata che si svolgerà presso l’Area pedonale dei Campi Flegrei (dalle ore 21, ingresso libero).
Totò Poetry Culture è una avventura che celebra, dal 70° anniversario di Malafemmena, la produzione poetica di Antonio de Curtis. In occasione della cruciale ricorrenza è nato l’omonimo duo che include il poeta/performer/autore Gianni Valentino e il musicista/producer/cantautore Lello Tramma (già fondatore e leader della band Palkoscenico). Le poesie di Totò sono ora rielaborate in una formula contemporanea, alternando suoni di oud, saz, pianoforte, chitarre, Moog, tuba, theremin, Jen, batteria, basso, tromba, ciaramella, violoncello con manipolazioni elettroniche e app digitali e esaltando le reciproche passioni per Massive Attack, Kraftwerk, Depeche Mode, Rӧyksopp, Thievery Corporation, Vangelis, I.S.A.N., Pink Floyd e Beatles.
In chiusura di serata il Dj Marco Corvino aka Dj Corvino Traxx con il suo ricco sound di elettronica e dance. Corvino è uno dei dj storici della scena partenopea conosciuta in tutto il mondo. Ha cominciato a lavorare come dj a livello professionale sin da giovane e ha collaborato e diviso la consolle con nomi altisonanti come Angels Of Love, Marco Carola, Dj Simi, Master Keys, Lino “D” Meglio, Frank Iengo, Daddy’s Groove e lavorato anche nel mondo del cinema partecipando alla realizzazione di molte colonne sonore tra le quali “La leggenda del principe di San Severo”, un cartone animato di Rai Trade, colonne sonore e ha pubblicato svariati album ed Eps che hanno suscitato interessa su scala internazionale.
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Francesco Amato ci racconta la vera storia di Elisa Girotto
18 regali è l’ultimo film di Francesco Amato, che porta sul grande schermo la triste storia di Francesca Girotto, una giovane madre trevigiana che, durante la gravidanza, scopre di avere un tumore al seno in stadio avanzato, che le strapperà la vita, impedendole di veder crescere sua figlia.
Francesca decide di colmare la sua assenza, preparando, prima della sua morte, 18 regali per sua figlia affinché l’accompagnino durante la sua crescita. La scelta di Francesca nasce dal desiderio d’amore che vorrebbe dare una madre ad una figlia, dal desiderio di essere presente nei momenti cruciali della sua vita e dalla voglia di farsi conoscere come donna e come persona familiare, nonostante tutto e nonostante l’impossibilità della presenza fisica e quotidiana.
Vittoria Puccini e Benedetta Porcaroli
18 regali: la trama
Elisa (Vittoria Puccini) ha quarant’anni, lavora in un’agenzia interinale ed ha un compagno: Alessio (Edoardo Leo), un trainer calcistico da cui aspetta un figlio. La loro vita familiare procede tranquillamente fino a quando la donna scopre di avere un tumore avanzato, che le impedirà di vivere e di godersi sua figlia. Elisa, infatti, muore lo stesso giorno in cui mette alla luce Anna (Benedetta Porcaroli), la bambina che porta in grembo.
Anna cresce e, ad ogni suo compleanno, scarta il regalo della mamma ma non si spiega il motivo per cui non è la mamma stessa a darglieli e perché non l’ha mai vista. Alessio è costretto a spiegare l’assenza della madre, accompagnandola al cimitero.
Andando avanti negli anni, Anna trova fastidioso aprire i regali della madre e nel giorno del suo 18esimo compleanno decide di non aprire l’ultimo regalo di Elisa e di non partecipare alla festa che Alessio e i suoi nonni hanno organizzato per lei, fuggendo di casa.
La ragazza decide di scappare di casa ma, durante la fuga, viene investita ed entra in coma.
Locandina dell’ultimo film di Francesco Amato
Attraverso l’espediente del coma Francesco Amato trova un filo conduttore straziante che mette in contatto Elisa e Anna. La ragazza, infatti, conosce la madre e rivive con lei quel tempo in cui Elisa scopre di avere un tumore e decide di prepararle i 18 regali.
18 regali è un film che, oltre a farci riflettere sull’importanza della vita, pone lo spettatore davanti l’importanza della comprensione all’interno di un nucleo familiare perché Anna, durante il viaggio temporale che le permette d’ incontrare la madre, conosce anche il padre e ne scopre lati che fino a quel momento non aveva compreso.
Il lungometraggio di Francesco Amato parla di quei legami visibili e invisibili, che si riassumono con il termine di legami familiari, e ci porta a riflettere sull’importanza che ha il donare senza remore e senza confini temporali.
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Il riso nel pianto
Dentro ognuno di noi c’è un altro sapere. Dentro ognuno di noi c’è un oltre, un luogo sconosciuto, inattaccabile ed inviolabile. Un luogo dove si fonda il nostro essere, il nostro corpo, la nostra mente. Ci sono altri modi di stare con noi stessi. Nel dolore bisogna avere la capacità di chiudere gli occhi perché il buio ha la capacità di sapere più cose di noi. Nel buio bisogna far riaffiorare episodi piacevoli accaduti, impresa ardua ma possibile.
Il riso nel pianto. Ridere anche nel dolore. Anche nel pianto più doloroso c’è sempre qualcosa che ride e che sorride. È la nostra mente unilaterale che vede o il dolore o il riso ma, nel centro della nostra anima, siamo sempre bipolari: siamo la gioia e siamo il dolore.
Affinché questo sapere emerga dobbiamo andare altrove. Siamo sempre pieni di pesi mentali, siamo sempre a discutere se andiamo bene o meno, siamo sempre a chiederci qual è la vita migliore. Sovviene alla mente Henry Miller, a cui quando era in un’età avanzata della sua vita chiesero dove si dovesse arrivare nella vita, lui rispose semplicemente che nella vita non si deve arrivare ad una destinazione, ma si arriva ad un altro modo di vedere le cose e con un altro sguardo. Invecchiando più il tempo passa e più acquisiamo conoscenza.
Citando le sue parole:
Confusione è parola inventata per indicare un ordine che non si capisce.
Fermarsi a guardare
Impariamo a stare con noi stessi, con il dolore e con la gioia. I bambini che sono i maestri dell’anima, all’improvviso piangono disperati e dopo un secondo ridono: c’è in noi un sapere che non sappiamo di avere, c’è in noi un altro modo di stare nel mondo che non conosciamo.
Prendendo in prestito, ancora una volta, le parole di Henry Miller:
In un giorno come oggi capisco quel che vi ho già ripetuto cento volte: che non c’è niente di sbagliato al mondo. Quel che è sbagliato è il nostro modo di guardarlo.
Dunque guardare diversamente.
I dolori, spesso, durano tanto perché ci ostiniamo su un lato del nostro essere che, vede nel lamento, l’unico modo di stare in campo.
Anche quando subiamo una grande perdita, c’è un ricordo pieno di positività. Tutte le volte che noi soffriamo e che il dolore perdura, stiamo soffrendo in modo convenzionale. Quello non è il nostro vero dolore, è piuttosto il dolore che abbiamo acquisito da limitazioni del pensiero degli altri, dal pensiero collettivo.
Un esempio? Di fronte ad una grave perdita come la morte di un coniuge c’è bisogno di piangere, altrimenti verrai considerata una persona fredda. La realtà è che non è detto che in un momento di forte dolore tutti siano portati al pianto. Questo è un pensiero convenzionale: vorremmo che tutti gli altri sentissero nello stesso modo in cui lo facciamo noi ma, se fossimo tutti uguali, non esisterebbe quella unicità che ci caratterizza e che ci contraddistingue.
maschere
Quando qualcosa ci turba o ci disturba, ricordiamo che esiste sempre un lato di noi che è immerso in un’energia creativa e che ci porta a vivere, nonostante i brutti periodi o i dolori in cui ci imbattiamo.
Alcune volte dovremmo essere capaci di dire a noi stessi: “questo dolore tocca a me ed è il mio”, nel momento stesso in cui prendiamo consapevolezza di ciò, il dolore si allarga e non sarà più focalizzato sull’oggetto perduto, la situazione perduta ma diventerà la sostanza dell’anima perché la cosa peggiore che possiamo fare è essere fuori tempo nella vita.
Il dolore che si prova in un determinato momento è il dolore che riguarda se stessi in quel preciso arco di tempo. Solo quando si percepisce il sentimento di malessere con questa consapevolezza, la mente riesce a liberarsi da una visione delle cose perdute e riesce a scoprire la gioia.
Forse non c’è niente di più grande della gioia nel dolore. Allora, forse, il dolore acquisisce un senso. Unire gli opposti (gioia e dolore) è il modo migliore per andare avanti, per migliorarsi.
Che vita sarebbe se non fossimo capaci di portare con noi i nostri dolori e vivere una vita più ampia? Insomma scopriamo un nuovo modo di guardare il mondo.
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