Tettagna è il titolo del romanzo d’esordio di Patrizia De Luca, edito da edizioni e/o, che uscirà il prossimo ottobre nelle librerie.
Il romanzo è una favola nera che capovolge le regole della nostra realtà perché all’interno delle pagine di Tettagna è la vita dei maschi ad essere minacciata dalla forza del corpo delle donne.

Tettagna di Patrizia De Luca
Tettagna: la trama
Tettiano è un paese che si trova nei pressi di Napoli, sotto la collina di Tettagna. Le donne che sono nate in questo piccolo paese di collina nascondono un segreto: il loro seno ha il potere di stregare qualsiasi uomo ma anche di ucciderlo.
Una volta che un uomo riesce a vedere il seno di una tettianese resta legato a quella donna per sempre e se un giorno, malauguratamente quella donna smette di amarlo, questi muore all’istante.
Quindi le donne di Tettagna ricorrono al potere di erbe e spezie della collina per riuscire a preservare il loro matrimonio, tramandando il loro segreto alle figlie perché le tettianesi possono avere un solo bambino e di sesso femminile.
Il romanzo di Patrizia De Luca è una sorta di favola nera che capovolge le dinamiche del mondo reale e sovverte la differenza di genere poiché ad essere fragili non sono le donne bensì gli uomini.
Protagoniste delle pagine di Tettagna sono tre donne, appartenenti a differenti generazioni, ciascuna di loro cerca di confrontarsi con le altre, cercando di sopravvivere ai sensi di colpa. Dalle tre protagoniste emerge il senso profondo che hanno l’amicizia e la solidarietà femminile, aspetti importanti e che molte donne dovrebbero coltivare maggiormente nei confronti delle proprie simili.
All’interno delle pagine del romanzo emergono anche problematiche sul rapporto madre e figlia dove spesso vige la paura delle seconde di assomigliare alle prime o del desiderio materno di realizzare attraverso le figlie la vita che non sono state in grado di vivere.
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Cocktail e Cultura al Castello D’Aquino: 5 drink per 5 film italiani
Rieccoci con un nuovo appuntamento di Cocktail e Cultura al Castello D’Aquino.
L’appuntamento di oggi è legato al cinema italiano e alla storia della miscelazione. Insieme a Michelangelo Bruno, bartender del Castello D’Aquino di Grottaminarda, abbiamo associato il sapore e il carattere di alcuni drink all’essenza di alcuni film italiani che hanno fatto la storia del nostro cinema.
5 drink per 5 classici del cinema italiano
Cocktail e Cultura al Castello: 5 drink abbinati a 5 film italiani
1. Un Aviation per Giulietta e Romeo di Franco Zeffirelli
Un grande classico del cinema italiano associato ad un grande classico della miscelazione
Giulietta e Romeo (1968) di Franco Zeffirelli si attiene fedelmente alla tragedia shakespeariana.
Il film mostra la storia d’amore intensa e combattuta tra Giulietta e Romeo che, non vedendo un futuro per il coronamento del loro amore puro e passionale a causa dei dissidi familiari delle rispettive famiglie, decidono di togliersi la vita e trasformare un amore che poteva essere idilliaco nel peggiore degli amore possibili e immaginabili.
Sono loro gli artefici del proprio fallimento sentimentale, causato dalla paura di battersi per ciò che provano l’uno per l’altra.
Il film traspone in immagini un classico che, probabilmente, offre l’istantanea di un amore tossico perché poco lucido e senza una giusta compensazione tra elemento razionale e irrazionale che fa sognare i posteri ma, se messo in pratica, non è costruttivo.
Il drink che abbiamo accostato a questa storia d’amore è un Aviation perché è una bevuta che richiama i grandi classici della miscelazione così come lo è Shakespeare ma Zeffirelli riesce a donargli quella spinta italiana attraverso la trasposizione cinematografica che è aiutata anche dall’ambientazione originaria della tragedia.
L’Aviation ha una spinta maggiore organolettica che richiama il sentore floreale della violetta. É una bevuta appassionante come lo è la storia d’amore tra Giulietta e Romeo ma, allo stesso tempo, non va sottovalutata per la sua intensità alcolica e per i risvolti negativi che potrebbe avere dopo molteplici bevute.
2. Un Vesper Martini per Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone
Un drink storico per un classico di Sergio Leone
Il buono, il brutto e il cattivo (1966) di Sergio Leone è annoverato tra i capolavori del genere western ma noi gli abbiamo dato anche un’altra interpretazione: quella che spesso l’ovvietà e l’irreale possono essere parti concrete del nostro vissuto. Ciò che avrebbe minime prospettive per potersi realizzare, quando meno ce lo aspettiamo, potrebbe diventare forma concreta con molta naturalezza, a prescindere dalla probabilità statistica.
A Il buono, il brutto e il cattivo abbiamo associato un Vesper Martini perché questo drink richiama la grande miscelazione classica e ci riporta ad un grande personaggio cinematografico come James Bond che beveva sempre questo cocktail:
Shakerato e non miscelato.
Il Vesper Martini è una bevuta molto pulita che però richiede una certa preparazione e predisposizione a bere in un determinato modo.
3. Un Trinidad Sour per The Dreamers di Bernardo Bertolucci
Che cocktail potrebbe rappresentare il film di Bertolucci?
The Dreamers (2003) di Bernardo Bertolucci è un film in cui il regista rivisita il ’68.
I tre protagonisti: due ragazzi e una ragazza esplorano le loro emozioni e pulsioni erotiche in modo libero. La pellicola mostra il mondo borghese di questi anni, in cui appaiono marginalmente anche le rivolte politiche e sessuali del ’68.
Nonostante i protagonisti si professano impegnati politicamente, come vuole il classico stereotipo del tempo, mentre fuori scoppia la rivolta i tre non hanno voglia di scendere in piazza e partecipare come dovrebbero fare. I ragazzi preferiscono trastullarsi in giochi sessuali esplorativi che ritengono più interessanti ed educativi, per scoprire l’essenza del piacere.
L’immagine di The Dreamers non è altro che una grande verità sull’umanità: se c’è da scegliere tra qualcosa che crea piacere individuale e tra ciò che collettivamente e idealmente è giusta, si sceglie e antepone sempre la prima alla seconda tra le due opzioni.
Abbiamo abbinato a The Dreamears il Trinidad Sour perché rappresenta un drink che rivoluziona l’utilizzo dell’angostura, che è la parte alcolica protagonista di questa bevuta.
Al pari del film questo cocktail sconvolge il palato con la sua dolcezza ma mette in discussione gli standard della miscelazione.
4. Un Margarita per La banda degli onesti di Camillo Mastrocinque
Il cocktail che meglio rappresenta La banda degli onesti è il Margarita
La banda degli onesti (1956) di Camillo Mastrocinque è uno dei film più rappresentativi di Totò. La scelta di questo lungometraggio nasce dalla voglia di inserire Totò nella storia della cinematografia internazionale e italiana.
In questo film l’attore affronta tematiche importanti e reali degli anni ’50: la differenza tra classi sociali e la voglia di riscatto sociale anche attraverso comportamenti non proprio leciti.
La banda degli onesti però sempre in modo leggero sottolinea l’importanza di una morale che appartiene agli esseri umani che, spesso, si palesa attraverso la paura di essere scoperti e il senso di pesantezza morale che nasce dalla consapevolezza di sapere che si sta facendo qualcosa di sbagliato.
A La banda degli onesti abbiamo abbinato un Margarita perché è un grande classico della miscelazione in cui il Tequila e il lime vengono stemperati con un alcolico dolce dal sentore di arancia: il Triple Sec.
Il Margarita è una bevuta multisfaccettata, allegra e briosa allo stesso modo del mood della pellicola.
5. Un Mezcal Bloody Mary per Medea di Pier Paolo Pasolini
Il drink che meglio potrebbe rappresentare Medea di Pasolini è un Mezcal Bloody Mary
Medea (1969) di Pier Paolo Pasolini si attiene fedelmente all’interpretazione del classico greco di Euripide che mostra una donna furiosa e combattiva a differenza del classico latino di Seneca.
La pellicola mostra la storia di Medea, una donna colta e grande conoscitrice delle erbe medicamentose e non, che lascia il suo paese per amore e viene considerata una barbara, per la diversità dei suoi usi e costumi.
Medea quando scopre di essere stata ripudiata da Giasone, suo marito, si risente così tanto che decide, accecata da una gelosia senza pari, di inviare un regalo alla futura sposa, un abito da matrimonio avvelenato.
Per eliminare qualsiasi sospetto sulle sue intenzioni, decide di far consegnare il regalo per la futura sposa direttamente dalle mani dei suoi figli, che moriranno avvelenati insieme alla donna.
L’opera letteraria e cinematografica punta su una diversa concezione della donna e della madre che mette al primo posto la propria vendetta, anche a dispetto della vita di innocenti generati da lei stessa.
Alla Medea abbiamo abbinato un Mezcal Bloody Mary perché è una bevuta, non per tutti, che richiama il sapore del sangue per via dell’acidità del pomodoro che viene arricchita e smorzata dal tabasco e dalla salsa Worcester. Questo drink, per chi lo conosce e lo beve, viene considerata una bevuta dell’hangover perché il sapore dell’alcol è poco percettibile se non per la leggera affumicatura del Mezcal.
Il Mezcal Bloody Mary è un cocktail che sembra innocuo al primo e al secondo bicchiere, ma non è una bevuta da sottovalutare perché la presenza alcolica camuffata dal succo di pomodoro può trarre in inganno, così come le intenzioni di Medea hanno provocato la morte della giovane sposa che voleva usurparle il ruolo di moglie.
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Maneskin, il gruppo rivelazione dell’anno che ha conquistato il mondo: il libro
La sfolgorante storia di Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan, da giovani e talentuosi musicisti come tanti a gruppo rock italiano più conosciuto e amato al mondo, tornati sotto i riflettori di XFactor come ospiti d’onore a soli quattro anni dal loro esordio, sullo stesso palco, nel 2017.
Protagonisti indiscussi della scena musicale di ultima generazione, capaci di offrire al pubblico esibizioni spettacolari, in questo libro il racconto della loro eccezionale carriera e dei loro incredibili successi, con le voci di chi li ha conosciuti sui banchi di scuola o nei concerti improvvisati il sabato pomeriggio a via del Corso, a Roma, quando ancora non erano le superstar che oggi conosciamo.
Maneskin di Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi: biografia
Patrizia De Rossi è nata a Roma, dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Per Diarkos ha pubblicato Luciano Ligabue. Re Start (2020), in occasione dei trent’anni di carriera dell’artista emiliano, Patti Smith, Le leggende della Lazio e Bruce Springsteen (2021). In precedenza ha scritto Certe notti sogno Elvis (1995), Quante cose che non sai di me. Le sette anime di Ligabue (2011), Gianna Nannini. Fiore di Ninfea (2012) e Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (2014). Dal 2006 è direttore responsabile di «Hitmania Magazine», periodico di musica, spettacolo e culture giovanili.
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Conversazioni in Irpinia: quel che resta della permanenza
Quel che resta della permanenza è il titolo della rassegna di incontro ideata e diretta da Emilia Bersabea Cirillo e Franco Festa che si svolgerà presso la Biblioteca Provinciale S. e G. Capone.
Permanenza vuol dire, tra le tante accezioni, “stare in luogo in modo radicato” ed è con questa definizione che si muove la seconda rassegna di ‘’Conversazioni in Irpinia’’, quest’anno dedicata proprio a chi ha deciso di restare (e resistere) in Irpinia.
Chi sono, cosa fanno e soprattutto perché hanno deciso di stare in questa provincia del Sud interno?Proseguono gli incontri, iniziati a marzo e che si concluderanno a novembre, occasione per fare una riflessione con quanti risiedono e operano in Irpinia.
Martedì 6 giugno alle ore 17.30 presso la Biblioteca Provinciale ‘’S.e G. Capone’’, avrà luogo ‘’Conversazioni su quel che resta della permanenza con Enzo Tenore e Michele Citoni’’ .
Vincenzo Tenore, classe 1974, architetto, è stato consulente per il design e gli allestimenti del Museo della Plastica, Fondazione PLART e direttore del Concorso Internazionale di Design, nell’ambito del Festival Internazionale di Design di Napoli. Ideatore di strategie per la riattivazione dei patrimoni dismessi delle aree interne presso Amministrazioni locali. Ha organizzato e diretto attività di urban center e laboratori partecipati.
Ha allestito mostre presso il Padiglione delle Arti e il Museo Madre di Napoli, la Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, Castel dell’Ovo, il Museo delle Arti Visive Irpine e presso gallerie private. Nel 2017 è invitato a conferire al TEDx NAPOLI come Best Practice per lo Sponzfest di Vinicio Capossela di cui è organizzatore e creative director per allestimenti, aree food ed eventi.
È autore di pubblicazioni su riviste e testi di settore sul tema della riattivazione delle aree interne e dell’architettura degli interni.Focalizza la sua ricerca sulla progettazione sostenibile lavorando con una metodologia di approccio ai contesti, recuperando i patrimoni dismessi, siano essi iconografici che di conoscenze, facendo sinergia con i tessuti produttivi locali, mettendo a sistema le competenze dei territori.
Le scale di intervento sono molteplici, dal design di prodotto, alla consulenza aziendale, alla riqualificazione urbana ed ambientale, alla organizzazione e gestione di eventi di promozione e valorizzazione dei territori, agli allestimenti museografici, alle installazioni artistiche, alla edificazione ex novo e al restauro, lasciando sempre interagire il locale con il globale, la tradizione con il contemporaneo. Dal 2012 è animatore di un tavolo multidisciplinare denominato RIHABITAT con cui studia strategie di recupero dei centri minori abbandonati delle aree interne.
Michele Citoni, da giornalista, autore, conduttore radiofonico ha lavorato per Roma Italia Radio, Teleroma 56, Rai Radio 2, è stato Caporedattore di Radio Città Futura/Popolare Network, collaboratore del mensile La Nuova Ecologia e di altre testate.
È autore, regista, produttore, operatore, montatore di prodotti audiovisivi nei settori del documentario di creazione, video giornalismo, installazioni artistiche, con i quali ha partecipato a festival e rassegne in 35 paesi del mondo.Svolge numerose attività di animazione sociale, didattiche, artistiche fondate sulla lettura del territorio e focalizzate sull’attivazione di dinamiche, di trasformazione nelle relazioni tra individui, comunità, ambiente. È attivamente impegnato in associazioni culturali e progetti museali che svolgono, nei territori dell’Italia interna del sud, attività di promozione della cultura antropologica, di sviluppo locale, di animazione sociale e culturale anche attraverso le arti contemporanee. È autore, tra gli altri, dei seguenti film documentari realizzati in Irpinia e Lucania: Terre in moto (2006), Mezzafemmina a Rocchetta Sant’Antonio (2014), Avellino-Rocchetta, sospensione di viaggio (2015), Traduzioni. Verso un’accademia del design rurale in Alta Irpinia (2016), 5×7 – il paese in una scatola (2018), Dire Fare Basilicare. Giochi di parole per territori (r)esistenti (2019), La stoffa di Mary (2020).
‘’Conversazioni in Irpinia ‘’ dibatte sull’idea di restare, vivere, “radicarsi” nel proprio luogo di origine, pur coscienti delle difficoltà, ma convinti della necessità morale e della propria scelta.
L’ingresso a tutti gli appuntamenti è libero fino a esaurimento posti.
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