Venerdì 14 gennaio, alle 21, Peppe Servillo & Solis String quartet rendono omaggio al cantapianista più famoso di sempre con “Carosonamente”.
A distanza di cinque anni dall’uscita di Presentimento, l’album con il quale, insieme al precedente Spassiunatamente, hanno affrontato con dovuto rispetto capolavori della canzone classica napoletana, propongono al Trianon Viviani il concerto dell’ultimo lavoro discografico, questa volta dedicato a un solo autore: Renato Carosone.

Peppe Servillo e Solis String quartet
Si chiede Peppe Servillo:
Si può prendere a prestito l’aria lieve e scanzonata di un autore profondo e romantico come Renato Carosone? È utile forse e necessario ora più che mai, non per incoscienza ma per amore di quella vita colorata, ironica, spassiunata che nel dopoguerra lui seppe cantare e interpretare. Oltre i titoli famosi proporremo brani meno noti che ci raccontano un Carosone “altro”, sempre vitale anche nella narrazione d’amore. Come al solito, nella versione sobria ed elegante dei Solis, speriamo di far apprezzare in controluce la voce di un singolare autore italiano.
Il Solis string quartet è composto dai violinisti Vincenzo Di Donna e Luigi De Maio, il violista Gerardo Morrone e il violoncellista e chitarrista Antonio Di Francia.
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Brevi interviste con uomini schifosi interpretato da Lino Musella e Paolo Mazzarelli
Brevi interviste con uomini schifosi (1999), una raccolta di 23 racconti, di David Foster Wallace diventa una rappresentazione teatrale diretta da Daniel Veronese e interpretata da Lino Musella e Paolo Mazzarelli.
Una scelta coraggiosa quella di Veronese, per chi conosce bene lo scrittore e i contenuti dei suoi romanzi, in particolare dell’opera letteraria in questione. Brevi interviste con uomini schifosi, se volessimo riassumerlo con poche parole, è un bestiario completo che racchiude e definisce l’umanità e la società intera.
Lino Musella e Paolo Mazzarelli
Dei 23 racconti che compongono il testo letterario sono stati scelti 8 dialoghi, che meglio definiscono il mood dell’opera e che ben riflettono, con le dovute sfumature che caratterizzano ciascun io, ciò che caratterizza l’uomo nella sua essenza e totalità individuale e collettiva.
Siamo tutti in qualche modo difettati: c’è chi esaspera un tratto distintivo caratteriale, chi diventa vittima, chi carnefice ma ciò che predomina è il ruolo, consapevole o scelto a ragion veduta, che ciascun individuo decide e vuole interpretare, per arrivare ad un fine sia esso materiale o metafisico.
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Brevi interviste con uomini schifosi tocca diverse problematiche non solo individuali e disturbate ma soprattutto sociali. Un esempio nonché tratto distintivo è la scelta non casuale di Daniel Veronese di portare sul palco due uomini che senza travestimenti, imbelletti o riconoscibili da tratti distintivi sessuali si scambiano i ruoli interpretando l’uomo e la donna durante lo spettacolo. Una scelta, questa, che ben si presta alla modernità dei nostri tempi.
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Brevi interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace
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Per Qualche Giorno è il nuovo singolo di Gionata
Gionata è un musicista toscano. Nato e cresciuto a Lucca, ha vissuto a Milano e attualmente abita a Bologna.
Disincantato, introspettivo, malinconico e incoerente, canta l’amore e i rapporti umani in modo autobiografico. Ha la stessa Telecaster da più di dieci anni e un pianoforte a casa dei genitori in Toscana.
Il 18 ottobre 2019 è uscito il suo album d’esordio “L’America”, pubblicato da Phonarchia Dischi/TheOrchard, anticipato dai singoli Frigorifero, Oceano e Male che vada, prodotto da Jesse Germanò.
Gionata
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Per Qualche Giorno: testo
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Antonio Giugliano “l’enologo millennial” punta sui volcanic wine
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Le eruzioni avvenute nel corso dei secoli hanno, infatti, dato vita a un substrato generoso di minerali prezioso per l’agricoltura. Non a caso, lungo le pendici del vulcano campano, si trovano eccellenze uniche, come il pomodoro del piennolo, l’albicocca e, soprattutto, vigneti di vitigni ancestrali, che caratterizzano un territorio tanto impervio quanto materno.
Antonio Giugliano
L’unica pecca? La mancanza di sostanza organica. Carenza, cui il giovane enologo partenopeo, Antonio Giugliano, deus ex machina insieme a Marika Vallefuoco di Cantina Maranto, hanno cercato di porre rimedio ricorrendo per la loro cantina a una strategia naturale: l’utilizzo di lombrichi che ad ogni latitudine creano un prezioso humus, ricco di sostanze organiche e acidi umici, in grado di favorire l’incremento strutturale del suolo e l’assimilazione di macroelementi essenziali, come l’azoto.
Per riuscire nell’intento, Antonio Giugliano ha da poco avviato l’allevamento domestico di una lombricaia. D’altronde l’humus, concime organico particolarmente usato in agricoltura biologica, è ricco di enzimi ed auxine: sostanze provenienti dall’intestino dei lombrichi, che stimolano la crescita naturale delle piante. Una bella intuizione, quella dei due giovani imprenditori: utilizzare tecnologie moderne, seppur disposti ad osservare retaggi antichi, nel rispetto della tradizione, della natura e della sostenibilità.Giovani fortemente legati al territorio, sempre più “imprenditori e multitasking”, che hanno scelto la campagna proponendo una nuova visione della figura dell’agricoltore.
Terreni sabbiosi, con ceneri molto fini e particolarmente permeabili, rappresentano le condizioni ideali per ottenere uve di qualità e le peculiarità del suolo influenzano inevitabilmente il carattere del vino, dando vita ai cosiddetti: volcanic wine, ricchi di fosforo, magnesio e potassio, elementi che donano ai vini complessità, sapidità, mineralità ed acidità. Inoltre, le escursioni termiche di questi terreni ne favoriscono anche le componenti aromatiche. Dunque, i volcanic wine risultano freschi e di ottima beva, dal gusto ricco ed equilibrato. In più, le caratteristiche sabbiose del suolo, dovute a ceneri e lapilli, facilitano la penetrazione delle radici delle piante in profondità, rendendo impossibile la sopravvivenza di parassiti dannosi, come la fillossera.
Millennial wine Cantina Maranto
Un substrato ideale per accogliere vita ma che, come dicevamo, ha un limite. I terreni del Vesuvio, infatti, all’insegna soprattutto di cenere e lapilli, hanno una natura sabbiosa, che regala al vino caratteristiche organolettiche e sensazioni uniche, come profumo e mineralità, ma sono poveri di sostanza organica ed estremamente permeabili all’acqua.
Caratteristica, quest’ultima, che determina l’assenza di un macroelemento essenziale come l’azoto, di facile lisciviazione, specialmente nei suoli sabbiosi.Un “ostacolo”, che Antonio Giugliano ha bypassato, grazie alla lombricaia: si deve anche a questa innovativa intuizione la nascita del primo vino di Cantina Maranto: il Piedirosso “Millennial”, il rosso dedicato alla cosiddetta “generazione Y”.
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