L’antropologo Spina bussa alla loro porta per un’intervista: così Caterina scopre che sua madre ha un passato rimosso e subito sente che vuole conoscere tutta la verità. Ripercorre dunque le ricerche di Spina su Coragrotta, borgo inquietante e isolato, e in un crescendo di sogni e visioni il rapporto tra una madre malata e una figlia costretta a prendersene cura trova nuovi significati e nuovi misteri.
Cos’hai nel sangue è un romanzo che insegue il dramma dei rapporti umani e lo unisce al richiamo oscuro verso un’origine, in un filo teso che porterà la figlia a incrociare la sua storia con quella di un intero paese, fra tradizioni nascoste, montagne infestate da spiriti bianchi, magia popolare e terribili maledizioni.
E alla fine Caterina scoprirà le ragioni del dolore.

Cos’hai nel sangue di Gaia Giovagnoli
Gaia Giovagnoli (Rimini, 1992) è laureata in Lettere moderne e in Antropologia culturale all’Università di Bologna. Ha pubblicato alcuni libri di poesia, tra cui Teratophobia (’Round Midnight, 2018). Cos’hai nel sangue è il suo primo romanzo.
Gaia Giovagnoli presenta Cos’hai nel sangue venerdì martedì 8 febbraio | ore 21 – in diretta con Omar Di Monopoli sul profilo Instagram di nottetempo.
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Aldo Marrone: Terra di vino, terra divina
La rassegna OttoperOtto. Otto fotografi otto racconti prosegue con una nuova mostra fotografica Mercoledì 12 luglio alle ore 18.00 inaugura presso la sezione Archeologica di Palazzo della Cultura “Terra di vino, terra divina’’, la mostra fotografica di Aldo Marrone dedicata a una delle eccellenze dell’Irpinia: il vino.
La Mostra è infatti il racconto del lavoro che c’è dietro la produzione del vino, un lavoro faticoso ma felice, “poiché quando si vendemmia si è felici”.
Le fotografie esposte mettono a confronto nuove e vecchie generazioni, queste ultime arricchite dall’esperienza antica e migliorata dalle conoscenze moderne che generano nuove energie. Sullo sfondo paesaggi ritagliati in forme geometriche, come vere e proprie opere di design, volutamente raffigurati a colori per raccontare e trasmettere “il bello”.
Come afferma infatti lo stesso Marrone:Oggi più che mai abbiamo bisogno di bellezza, di forma e di sostanza, diventa un’esigenza, una questione di riscatto nei confronti dei nostri antichi avi. Il rispetto per la natura è ‘bellezza’, esercitarsi al bello porta il bene e il bene alla giustizia.
La rassegna, giunta alla terza delle otto mostre in programma, è coordinata da Antonio Bergamino e promossa dalla Provincia di Avellino con il coordinamento tecnico-scientifico del Museo Irpino e della Biblioteca Capone.
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I monologhi della vagina di Eve Ensler
I monologhi della vagina (1996) è un’opera teatrale di Eve Ensler, l’autrice recitava i monologhi che riguardavano le donne e le loro esperienze riguardo la loro vagina, lo faceva con il pubblico. Il materiale contenuto nel testo è il risultato di 200 interviste fatte a donne sugli argomenti più disparati e su cui si aveva difficoltà nel raccontare e accettare: le loro idee sul sesso, relazioni intime e violenza contro le donne.
L’idea di mettere nero su bianco queste esperienze al femminile prende vita quando la drammaturga si rende conto di vivere in una società violenta e che la difficoltà dell’emancipazione femminile è strettamente connessa alla loro sessualità.
Eva Ensler è una donna e drammaturga statunitense che si è impegnata, e tutt’ora si impegna, nel cambiare il mondo, denunciando non solo gli stereotipi ma cercando una strada comunicativa che sia capace di familiarizzare con tematiche complesse e renderle normali.
Per fare questo tipo di percorso, oltre ad una spiccata sensibilità, c’è bisogno di coraggio perché prima di intraprendere una strada dettata da un’idea controcorrente e per certi versi scomoda, si sa da dove si parte e ma non si sa dove sia il punto di arrivo.
L’autrice non immaginava che il suo spettacolo teatrale potesse essere ripreso in tutto il mondo come, poi, è accaduto. Erano tante le donne che avevano bisogno di liberarsi, parlare e denunciare.
Eve Ensler
I monologhi della vagina: temi affrontati
Ecco alcune parole di Eve Ensler sulla messinscena de I monologhi della vagina:
La prima volta che ho messo in scena I monologhi della vagina ero certa che qualcuno mi avrebbe sparato. Perciò quando sono salita sul palco di un piccolo teatro di Manhattan mi sono sentita come se stessi attraversando una barriera invisibile, rompendo un tabù mo0lto profondo. Ma non mi hanno sparato. Alla fine di ogni spettacolo c’erano lunghe code di donne che volevano parlare con me. sulle prime ho pensato che volessero condividere le loro storie di desiderio e appagamento sessuale.
In realtà si mettevano in fila per dirmi come e quando fossero state stuprate o aggredite o picchiate o molestate. Ero sconvolta al vedere che, una volta rotto il tabù, si liberava un fiume in piena di memorie, rabbia e dolore.
I monologhi della vagina si compone di diversi brani, ciascuno di questi testi affronta diversi temi legati al mondo intimo femminile: sesso, stupro, mutilazione, mestruazioni, mutilazione, nascita, orgasmo e masturbazione. Ciò che a livello tematico preme comunicare al lettore è che la vagina non è semplicemente un organo del corpo ma la rappresentazione di ciascuna individualità.
Ciò di cui non si parla spesso o di cui si fa fatica a pronunciarne anche il solo nome, diventa un segreto e il segreto nasconde in sé sempre quel senso di vergogna e di paura. Questi sentimenti di disagio provocano imbarazzo e limitazione che dal pensiero si trasforma in azione e quindi in privazione.
Familiarizzare con questa sfera, soprattutto intima, aiuta ad avere maggiore consapevolezza di se stesse, di ciò che si è e di quello che si desidera. Partendo da questo presupposto, la sicurezza del proprio corpo e della propria sessualità aprono la mente ad una visione più ampia, appartenente a qualsiasi sfera sociale che riguarda ciascuna donna.
I monologhi della vagina
Quando si subisce uno stupro, ad esempio, si ha difficoltà nell’accettare ciò che è accaduto non solo per la violenza subìta ma per la vergogna che si prova nel dover comunicare un tipo di abuso intimo. Questo timore e questa vergogna sono frutto anche di una società che ha esaltato la sessualità maschile a discapito di quella femminile, vista sempre come un qualcosa di peccaminoso o di irrilevante.
Il contenuto de I monologhi della vagina oltre a sfatare tabù atavici, è fondamentale per comprendere il meccanismo perverso che genera chiusura e censura su taluni argomenti e problematiche che possiedono, se liberate, la forza della libertà e dell’indipendenza femminile.
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Avellino: il regista Mario Martone riceve il Premio Camillo Marino 2019
Ieri al Cinema Partenio il regista Mario Martone ha ricevuto Il Premio Camillo Marino 2019, un riconoscimento cinematografico alla carriera che viene assegnato ad autori internazionali.
Camillo Marino, critico cinematografico, sceneggiatore e giornalista italiano, è stato il fondatore della rivista Cinemasud che nel 1959 ha dato vita al Festival del Cinema Neorealista insieme a Pier Paolo Pasolini e Giacomo D’Onofrio e del Laceno d’Oro.
Pensieri Periferici Festival del pensiero itinerante, a vent’anni esatti dalla scomparsa di Camillo Marino, ha organizzato una serie d’incontri che permetteranno di conoscere sia il critico cinematografico che Mario Martone.
Il 22 marzo l’incontro del regista con il pubblico e la stampa, la consegna del premio e la proiezione di Capri Revolution (2018), al Cinema Partenio, hanno dato il via agli appuntamenti che proseguiranno fino al 25 marzo.
Mario Martone ha presentato e spiegato i punti chiave di Capri Revolution, il suo modo di fare cinema e alcuni aneddoti sulle riprese del film che è stato girato tra Capri e il Cilento.
Capri Revolution di Mario Martone
Capri Revolution: la trama
Capri Revolution è un lungometraggio che oscilla tra lo storico e il moderno per trama, scenografia e colonna sonora. Lo spettatore viene catapultato in un altro periodo storico che è scandito dalla musica elettronica di Apparat (Sascha Ring), che compare in alcune scene del film.
Siamo a Capri ed è il 1914. L’isola si divide tra gli abitanti del luogo e una comunità di giovani europei, che vivono all’insegna della spiritualità, del contatto con la natura, della libertà sessuale e dell’espressione artistica in ogni sua singola forma e manifestazione.
Lucia (Marianna Fontana), è una capraia dallo spirito libero e mal sopporta le imposizioni culturali del luogo e della sua famiglia. L’incontro con i ragazzi della comune le apre un mondo diverso, fatto di non costrizioni e, soprattutto, di libertà infatti la giovane donna non impiega molto tempo nel decidere di abbandonare la sua vita, unendosi a loro.
Questa scelta di vita rappresenta per Lucia la possibilità di poter vivere liberamente e senza imposizioni, scoprendo un’indipendenza diversa e più consapevole. In medio stat virtus e come ogni estremismo, sia esso conservatore o avanguardista, ci sono sempre degli elementi che non possono mai aderire completamente a tutti gli esseri umani nello stesso modo e quindi questa prerogativa condurrà la capraia verso altri luoghi. Per scoprire quali non vi resterà che guardare il film.
Mario Martone
Premio Camillo Marino 2019: prossimi appuntamenti
Sabato 23 marzo
Rasoi (1991) ore 17:00
Noi credevamo (2010) ore 21:00, introdurrà la proiezione Renato Carpentieri.
Domenica 24 marzo
Teatro di guerra (1998) 4 ore 18:00
L’amore molesto (1995) ore 20:30
Lunedì 25 marzo
Il giovane favoloso (2014) ore 15:30
La salita (1997), episodio de I Vesuviani ore 19:45
L’odore del sangue (2004) ore 20:30
Tutte le proiezioni si svolgeranno al Cinema Partenio sala 4 e sono tutte ad ingresso libero.
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