Nell’epoca odierna in cui i «divi» sembrano in via di estinzione e la fortuna delle star di Hollywood è spesso fugace, le stelle del passato risplendono più che mai. Marilyn, Ava Gardner, Ingrid Bergman, ma anche Bruce Lee, Marlon Brando, Peter Sellers: miti di ieri, che brillano ancora ai nostri giorni.
Stilando i ritratti di decine di attori, Goffredo Fofi, lungo le pagine del libro, racconta con ironia e arguzia i miti e i sogni, i disagi e le insicurezze della nostra società attraverso centinaia di film.
Una galleria di gustosi aneddoti e mirabili descrizioni in cui protagonisti del cinema del passato come Massimo Troisi, Anna Magnani, John Garfield, James Dean e Montgomery Clift, escono dalla polvere del grande schermo e tornano in vita.
Li ho visti tutti questi film?
Sì, li ho visti tutti.

Più stelle che in cielo di Goffredo Fofi
Goffredo Fofi: biografia
Nato a Gubbio nel 1937, si è occupato, tra Sud e Nord del Paese, di questioni pedagogiche e sociali.
Ha inoltre collaborato con molte riviste («Quaderni piacentini», «Ombre rosse», «Linea d’ombra», «Lo straniero», «Gli asini» e altre) animando la vita culturale italiana.
Malgrado la vastità delle sue pubblicazioni, la sua opera più apprezzata resta l’inchiesta su L’immigrazione meridionale a Torino (1963).
Tra i suoi libri di cinema, ricordiamo le monografie dedicate a Totò (in collaborazione con Franca Faldini, con la quale ha anche realizzato i tre grandi volumi di interviste su L’avventurosa storia del cinema italiano), a Marlon Brando, ad Alberto Sordi.
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Angélique Cavallari al Cineteatro Farina di Foggia
Il 28 ottobre Angélique Cavallari sarà al Cineteatro Farina di Foggia (un cinema d’essai) per la proiezione de “La nuit”, pluripremiato mediometraggio di Stefano Odoardi (che ha partecipato a vari festival internazionali come International Toronto Woman Festival, Cult Movies International Film Festival ecc) di cui è protagonista insieme ad Alessandro Intini.
Angélique interpreta l’artista Lelé, che all’inizio del racconto vediamo alle prese con un concerto e alla fine declamare delle poesie: sia le musiche che le composizioni poetiche portano la firma dell’attrice e fanno parte di “Collection A” (collezione poetica realizzata in collaborazione con Alexis Bret).
In occasione della proiezione Angélique farà anche un reading con le sue poesie, sia edite che inedite.
L’evento è organizzato dal Rotari Club di Foggia e dal collettivo Mediante.
Nel frattempo l’artista sta preparando un nuovo volume di poesie e ha iniziato a comporre altre soundtracks ultracontemporanee poetico – onirico – elettroniche con un nuovo collaboratore negli studi parigini.
Sta anche realizzando dei podcast, in cui legge delle poesie da lei scritte o scelte. Il focus scelto sono le poetesse che, nel mondo, si sono impegnate per la pace e che hanno trovato nella poesia il modo di dar voce e sublimare fatti e sentimenti a volte inenarrabili.
Continua naturalmente anche la sua attività come attrice: lo scorso novembre ha infatti ultimato le riprese di “Dark Matter” di Stefano Odoardi, un thriller (coproduzione italo-olandese) che la vede nei panni di Elena, una donna misteriosa che riserverà non poche sorprese allo spettatore. Un ruolo non facile, sul quale ha lavorato molto spingendosi ancora una volta oltre i suoi limiti.
Il film uscirà nelle sale italiane nei prossimi mesi.
Angélique Cavallari: chi è?
Recentemente Angélique Cavallari è stata l’invitata d’onore del prestigioso Film Festival di Alexandria d’Egitto per i paesi del Mediterraneo, dove in passato fu membro di giuria nonchè Presidente di giuria. Per l’occasione lei ha scritto una Ode, un omaggio poetico alla città di Alexandria, ma anche all’arte, al cinema, alla bellezza e alla resistenza.
Il poema è stato letto dalla stessa Angélique al Teatro Opera della prestigiosa Biblioteca Alessandrina durante la cerimonia di chiusura e ha ottenuto così tanto successo da essere stato stampato e appeso nell’importante sede dei critici letterari e degli scrittori d’Egitto, al Cairo. -
Luis Di Gennaro, il pianista irpino amante dell’improvvisazione
Luis Di Gennaro è un pianista avellinese ma di famiglia argentina. Inizia il suo iter musicale nel 1995 per poi proseguire i suoi studi al Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli. Negli ultimi anni si è dedicato all’improvvisazione musicale, fondendo l’amore per lo scenario jazz insieme alla canzone d’autore.
In occasione della bipersonale di Alessandro Cardinale e Cristina Gori, inaugarata la scorsa settimana all’AXRT Contemporary Gallery di Avellino, in cui il pianista avellinese è stato invitato ad esibirsi, abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con lui e di conoscerlo meglio.
La musica di Luis Di Gennaro fonde diversi generi musicali ed elude il classico rigore accademico, quello stesso che lo ha formato nei primi anni di carriera.
Luis Di Gennaro
Luis Di Gennaro si definisce un pianista di strada amante dell’improvvisazione. Per lui la musica, intesa come forma di comunicazione, ha bisogno di confronto continuo e di allontanarsi dai classici schemi e da quella pulizia del suono, che rappresenta poco il mondo e la sua imperfezione.
Il pianista avellinese ha partecipato alla rassegna pianistica Piano City Milano, a Naturalmente pianoforte in Toscana ed è stato coautore della colonna sonora del cortometraggio irpino Exit.
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Io sono Mia è il biopic su Mia Martini di Riccardo Donna
Riccardo Donna porta sul grande schermo Mia Martini – Io sono Mia, il biopic su una delle voci più espressive del panorama musicale femminile italiano. Mimì ha una voce graffiante ma non aggressiva che lascia intravedere un animo cupo, sofferente e inquieto.
Mia Martini, sin da piccola, è affascinata e rapita dallo scenario musicale italiano. Cantare diventa la sua grande passione ma rappresenta, soprattutto, un mezzo per poter comunicare in modo più semplice i suoi turbamenti interiori.
Il lungometraggio di Riccardo Donna esula dal classico biopic, ciò si evince già da una prima visione del trailer.
Il regista gioca con i flashback, per poter mostrare allo spettatore non solo la Mia Martini cantante ma anche la Mimì (nome con cui veniva chiamata in famiglia) bambina e donna che ha generato il personaggio pubblico, che la maggior parte di noi conosce.
Mia Martini – Io sono Mia racchiude, in 130 minuti di girato, circa vent’anni di vita della cantante, cercando di attraversare e mostrare gli episodi più significativi della sua intera vita.
Primo piano di Mia Martini
Chi è Mia Martini?
Mia Martini pseudomino di Domenica Rita Adriana Bertè, nasce a Bagnara Calabria il 20 settembra del 1947, è la secondogenita di quattro figlie: Leda, Domenica e Loredana Bertè, nota cantautrice italiana.
Il padre, Giuseppe Radames Berté, un insegnante di latino e greco, per motivi di lavoro, si trasferisce insieme alla famiglia nelle Marche. Mia Martini e Loredana Bertè hanno un rapporto conflittuale con la figura di quest’uomo che, ben presto, le porta a cercare la strada della libertà lontano da un nucleo familiare troppo rigido per le loro anime assetate di vita e di libertà.
Mimì canta di questo rapporto complicato in Padre Davvero, brano racchiuso nel suo primo disco: Oltre La Collina (1971). Per poter comprendere meglio l’animo e il modo di vedere questo rapporto padre/figlia, riportiamo alcuni spezzoni del testo di Padre Davvero.
…
Mi avevi dato per cominciare
tanti consigli per il mio bene;
quella è la porta, è ora di andare
con la tua santa benedizione.
Padre, davvero sarebbe bello
vedere il tuo pianto di coccodrillo!
…
Poi sono venuta e non mi volevi
ero una bocca in più da sfamare;
non sono cresciuta come speravi
e come avevo il dovere di fare!
Padre, davvero che cosa mi hai dato?
Ma continuare è fiato sprecato
che sono tua figlia, lo sanno tutti
domani i giornali con la mia foto
ti prenderanno in giro da matti
…
Padre Davvero è un testo pregno dell’esperienza privata di Mimì, le parole non sono feroci ma laceranti e taglienti, proprio come lo è la sua voce. Da questo rapporto conflittuale e mai risolto, scaturisce una visione dell’uomo e del rapporto amoroso, che esula dai cliché del tempo in cui vive. Protagonisti delle sue canzoni ci sono uomini, storie d’amore e una vita interiore fatta di disillusioni continue e amare.
Nel 1982 Enzo Tortora, noto presentatore di fine anni ’50, intervista Mia Martini, chiedendole del ruolo che hanno le donne di Bagnara Calabria. La risposta della cantante al giornalista è ironica e sovversiva:
Le donne lavorano moltissimo, portano delle cose in testa. Una volta ho visto addirittura delle donne portare sulla testa dei binari di treno. I mariti invece bevono, stanno al bar e chiacchierano.
Il conduttore incalza, chiedendole di parlare della donna all’interno delle sue canzoni: la figura femminile nei testi della cantante non appare come sospirosa o vinta da ciò che le gira intorno. Il gentil sesso, anzi, appare come colei che gioca una partita a carte con l’uomo ad armi pari.
A questa domanda Mimì risponde così:
Non sempre è importante essere vincitrici. In amore è bello vincere, è bello perdere ed è importante sentirsi alla pari.
Questi che abbiamo descritto e citato sono alcuni dei molteplici elementi che caratterizzano la personalità fragile e complessa di Mia Martini.
Locandina del biopic
Mia Martini – Io sono Mia: trama
Il biopic di Riccardo Donna si apre con l’ingresso di Mia Martini (Serena Rossi) che ritorna, a calcare il palcoscenico di Sanremo nel 1989 con il brano Almeno tu nell’universo.
La cantante si lascia intervistare da Sandra (Lucia Mascino), una giornalista che in realtà vorrebbe incontrare Ray Charles. Da qui lo spettatore inizia a ripercorrere tutto il vissuto della cantautrice attraverso i suoi stessi occhi. La cantante racconterà del rapporto con il padre, della vita bohémienne vissuta in giro per il mondo fino ad arrivare ad una storia d’amore che la segnerà nel profondo. Per scoprire altri dettagli, non vi resta che guardare il film.
Il lungometraggio verrà proiettato nelle sale cinematografiche dal 14 al 16 gennaio.
Buona visione!
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