Una donna, tra le pareti del suo studio di psicologia, in attesa dell’arrivo di un cliente, riflette sulla propria vita e i recenti cambiamenti che l’hanno sconvolta: il lavoro, la fine del matrimonio, la maternità mai desiderata.
Lungo un racconto dal ritmo incalzante, quasi più vicino a un inesorabile flusso di coscienza che a un semplice monologo teatrale, la protagonista rielabora la propria esistenza, cercando di riannodare i fili che la legano alla realtà, in un crescendo in cui momenti fortemente drammatici si alternano a frammenti di esilarante comicità.
Monica Nappo: biografia
Monica Nappo fin da giovanissima inizia a scrivere testi di stand up comedy, vincendo a vent’anni La Zanzara D’Oro, concorso nazionale per comici.
Comincia a lavorare in teatro con Mario Martone e, per oltre un decennio, nella compagnia di Toni Servillo, collaborando anche con registi quali Sepe, Cirillo, Lievi, Arias, Cecchi e Alessandro Gassman.
A queste produzioni affianca il lavoro sia di attrice che di regista di drammaturgia contemporanea britannica (portando per la prima volta nei teatri italiani testi di Tony Kushner, Sarah Kane, Dennis Kelly), oltre che di traduttrice (Every brilliant thing di Duncan Macmillan e Kelly’s play vol. 1).
Al cinema è co-protagonista del film Estate Romana di Matteo Garrone, e vanta collaborazioni con importanti registi italiani (Paolo Sorrentino, Silvio Soldini, Ferzan Ozpetek, Leonardo Pieraccioni e Ivan Cotroneo) e internazionali (Ridley Scott, Peter Greenaway e Woody Allen).
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99 Posse, Caparezza, Motta e Vasco Brondi: 4 singoli che esplorano il passato
I 99 Posse, con il singolo “Comanda la Gang” portano tutti sull’Arca dell’Italia attuale, tra recovery, bonus e personaggi politici che si alternano senza offrire una reale prospettiva.
La canzone di protesta dei 99 Posse resta viva, e vegeta (le virgola non è casuale e il primo è un aggettivo, il secondo è un verbo). Viva perché la Posse resta l’unica in grado di dire qualcosa risultando credibile. Perché, a trent’anni esatti dalla fondazione della band, le lotte proletarie, le occupazioni, le diserzioni da palchi importanti quando su quegli stessi palchi c’erano gruppi o artisti lontani dal loro modo di intendere non solo la musica, ma i valori in generale, non sono fuffa, e per loro puntare l’indice non è un vezzo dettato dalla moda, ma una impellenza che non è sparita con il passare degli anni. Vegeta (la musica) perché purtroppo si porta addosso tutto il peso degli anni, e una certa mancanza di freschezza, che si era sentita, ad esempio, in occasione dell’uscita di “Tarantelle pe’ Campà”, esattamente dieci anni fa.
Un merito e non un difetto, perché la Posse non strizza l’occhio a nessuno e tira dritto per la sua strada. Il brano che preannuncia l’uscita del nuovo album dei 99 Posse sembra quindi orientato non a fare proselitismo, quanto piuttosto a gratificare i figli di quell’epoca in cui proliferavano le realtà dei centri sociali occupati ed autogestiti, e non ai figli dei figli, abituati agli ascolti suggeriti da Spotify e ad accodarsi al carrozzone delle radio (voto 7/10).
Caparezza: Exuvia
Queste ultime sembrano più propense a trasmettere il nuovo singolo di Caparezza, “Exuvia”, che ha il marchio di fabbrica del rapper pugliese, che ne ha ancora da dire ed insegnare. Un brano maturo, la ricerca del perdono e dell’assoluzione, della fuga adulta dalla realtà derivata da un passato che non si cambia ed un futuro incerto e a tratti inquietante, perché le radici non si dimenticano, ma spesso non servono a tenere ancorati alla realtà.
La nuova canzone di Caparezza funziona, ha un testo oscuro, come l’atmosfera generale, e che come al solito invita a nozze gli amanti dei giochi di parole e di chi con le parole ci sa giocare. A cominciare dalla scelta del titolo: l’exuvia è l’esoscheletro di alcuni insetti che abbandonano la corazza dopo la metamorfosi.
E Caparezza va fuori da sé, consapevole del suo cambiamento e deciso a portarlo a termine. In conclusione del brano un fruscio congeda dall’ascolto. Probabilmente una citazione autobiografica, all’acufene di cui Michele Salvemini soffre, un punto, una sottolineatura, uno status, una presa di coscienza.
Ma potrebbe anche non essere così (voto 7,5/10).
Motta: E poi finisco per amarti
Di fronte alla esplorazione del passato si pone anche Motta con “E poi finisco per amarti”, nella quale il passato è imprescindibile per tratteggiare un futuro nel quale il cantautore si vede in difficoltà per ridisegnare caratteri, modalità di amare e strategie esistenziali, che inevitabilmente portano al conflitto tra amore e odio, che equivalgono alla vittoria o alla sconfitta.
Dopo la fine dei vent’anni Motta è entrato ufficialmente nella fase della maturità, sottolineata anche da una modalità di cantare completamente differente rispetto al passato. Abbandonati i toni bassi e gravi, tutto il brano è interpretato su registri alti, che danno una sensazione di novità che lascia comunque inalterata la conoscibilità dello stile che lo ha portato meritatamente al successo.
Il testo è semplice e la storia raccontata ha il lieto fine che dà il titolo alla canzone, ma il percorso introspettivo che c’è dietro vale la pena di essere ascoltato e compreso (voto 8/10).
Vasco Brondi: Chitarra nera
E poi c’è Vasco Brondi, che lontano dalla centrale elettrica e dalle sue luci propone un singolo, “Chitarra nera”, quasi recitato, nel quale traspare la trasformazione: il barista che non serve più alcolici e non ne beve neanche più, ma che è l’unico rimasto a suonare, cinquantenni che hanno a che fare con ragazze che anelano la maternità (senza rendersi conto che hanno di fronte uomini inadeguati), la chitarra nera, simbolo, evidentemente, del tempo andato, venduta su ebay, uomini che scoprono passioni che non erano nelle loro corde, ma che si adeguano a ciò che è più opportuno e conforme alla loro età (dormire presto e presto svegliarsi), e che sono attratti dalle ventenni, anche questo un cliché nel quale non si sceglie di cadere, ma nel quale si resta intrappolati quasi inconsapevolmente.
La scelta tra lo stare in una casa circondariale o in una di reclusione, il che vuole dire cadere dalla padella alla brace.
L’interpretazione di Vasco Brondi è intensa, e chi ha voglia di dare ascolto alla sua presa di coscienza troverà anche le tracce di una metafora per rappresentare uno stato della musica e del mercato che la regola che chi ha più di quarant’anni fa fatica a comprendere a fondo (suoni e fai pubblicità, rimprovera).
Il presente è un posto apparentemente migliore, un paese che è diventato fascista, ma anche questa passerà, confida Brondi. Ma poi dà appuntamento ad una prossima vita, ricordando un amore trasbordante al punto da scoppiare. Ma poi c’è stato il botto. E Brondi ce lo fa sentire dritto nello stomaco (voto 9/10).
Enrico Riccio
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Frida Kahlo: Sotheby’s vende, Napoli la celebra
Attenzione puntata su Frida Kahlo. La memoria della pittrice messicana vive un momento particolarmente intenso in tutto il mondo e anche Napoli fa la sua parte.
A New York, martedì 16 novembre, Sotheby’s batterà all’asta l’autoritratto Diego y Yo, ad un valore record stimato tra i 30 e i 50 milioni di dollari.
Diego Y Yo di Frida Kahlo
Nelle sale cinematografiche, invece, il 23, 24 e 25 novembre il docufilm evento Frida Kahlo di Ali Ray celebrerà la pittrice con un progetto presentato come il “film definitivo” con uno sguardo sulla vita privata e artistica, ambientato nella celebre dimora messicana di Frida, Casa Azul.
Mentre Napoli coltiva l’omaggio all’amata Frida, con eventi di approfondimento e visite guidate organizzati da Navigare Srl nell’ambito della mostra Il Caos Dentro, in corso a Palazzo Fondi sino al 9 gennaio e visitata già da oltre 20mila persone in meno di 2 mesi.
Dichiara Salvatore Lacagnina, promoter della società Navigare Srl:
Non meraviglia la valutazione da record di Sotheby’s né la realizzazione di un docufilm come quello della serie Art Icons Frida Kahlo è una donna e una artista estremamente complessa, che ha lasciato un segno indelebile nella cultura, nell’arte e nel sentimento delle persone. Anche la nostra esposizione, che conduce il visitatore nell’Universo-Frida, sta contribuendo con successo alla conoscenza di una delle icone del ventesimo secolo più amate al mondo e ne siamo orgogliosi.
La mostra Frida Kahlo – Il Caos Dentro realizzata a Napoli rappresenta una importante occasione per entrare a pieno nella vita e nell’arte di Frida, grazie all’allestimento che unisce opere originali e riproduzioni, come i suggestivi ambienti di Casa Azul proposti in scala reale e arredati nei dettagli, ma anche tecnologie multimediali come quelle adattate ai celebri autoritratti esposti con la sofisticata tecnica di retroilluminazione modlight.
Camera da letto di Frida Kahlo
Frida Kahlo – Il Caos Dentro, Palazzo Fondi – Via Medina 24, Napoli, è aperta dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 20.30 e il sabato e la domenica dalle 9.30 alle 21.00. Biglietti in loco e online.
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Concerti del Tempietto ed Edizioni La Lepre: un autore e un libro al mese
La Lepre edizioni e i Concerti del Tempietto organizzano il primo di una serie di incontri letterari che avranno luogo presso la Sala Baldini al Teatro di Marcello, con la presentazione del romanzo di Franco Brogi Taviani, scrittore e regista, da poco edito dalla casa editrice indipendente romana: Le ricorrenze.
Primo appuntamento della rassegna letteraria organizzata dalla casa editrice la Lepre edizione e i Concerti del Tempietto
Le ricorrenze: la trama
La vita di una persona raccontata in venti giorni: Natali, Compleanni, Capodanni, Ferragosti. Saranno sufficienti a riassumerne il percorso? Fin dall’infanzia il protagonista, Guglielmo Aspesi, è ossessionato dalla favola La chiave d’oro dei Grimm: vorrebbe trovare lo scrigno magico che racchiude il senso della sua vita, che nella favola è irraggiungibile. Ma forse il tesoro consiste proprio nella sua ricerca. L’immagine che Guglielmo ha di sé si scompone, dando vita a molteplici
personalità diverse, nonostante il filo identitario che le unisce.Lui fantastica, combatte e uccide, ama, si illude, fa carriera, si sposa, divorzia, ha una figlia che adora e un figlio che lo contrasta; ha successo, fallisce e sogna, sogna fino alla fine. Questo è l’elemento che forse maggiormente accomuna i tanti Guglielmo rispecchiati nei venti frammenti della sua vita. La storia e la politica, molto presenti in gioventù, vanno scolorendo nella maturità e nella vecchiaia, fino a diventare un indistinto rumore di fondo, ma affrescano suggestivamente il romanzo. Il sorriso, la commozione, la riflessione, modellano le venti ricorrenze scelte per raccontare il senso di una vita simile alle nostre, traversata da amori e disamori, scelte e disillusioni, tensioni e dubbi, tenerezze e asprezze,
vicissitudini che spesso ci paiono senza senso. Un racconto avvincente, drammatico e poetico, che si svolge tra gli anni Venti del Novecento e l’inizio del nuovo secolo.L’appuntamento è previsto mercoledì 16 febbraio alle ore 18:30 presso la Sala Baldini al Teatro Marcello, Piazza Campitelli 9, a Roma.
Interverranno: Angelo Filippo Jannoni Sebastianini, Alessandro Orlandi, Franco Brogi Taviani
Franco Brogi Taviani: biografia
Franco Brogi Taviani, scrittore, regista. Ha pubblicato per Marsilio Il Tesoro, per Gremese Porte Segrete. Al suo attivo più di cinquanta titoli fra documentari, film per il cinema e per la TV. Tra i numerosi premi vinti per il cinema, scrittura, documentari: Premio Solinas, Nastro d’Argento, Osella d’Oro, Leone D’Argento a Cannes per la pubblicità. Insegna Filmmaking e recitazione in Italia, ha tenuto corsi di Filmmaking anche in numerose Università del Brasile e nelle Barbados.
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