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Decameron: tra pandemie, Pasolini e Napoli
Eppure qualcosa ne verrà fuori.
Sapremo presto se questa costrizione domestica ci abbia fatto migliorare, in termini umanistici o peggio, ci abbia fatto accelerare la folle corsa verso l’agognato e utopico traguardo che ci siamo prefissati a discapito del prossimo. La vista all’orizzonte di un tracollo economico, di un abbattimento morale per tutte quelle donne e quegli uomini morti in solitudine, di una paura collettiva non potranno certo farci rialzare con un certo orgoglio, certamente, tenendo conto che ognuno dovrà vedersela con le proprie perdite, in primis valutando anche la scomparsa dei propri cari, o comunque di tutti coloro che hanno pagato con la vita.
Successe qualcosa di analogo nel Decameron, la raccolta di cento novelle scritta da Giovanni Boccaccio tra il 1349, l’anno successivo alla peste nera che si abbatté sull’Europa, e il 1353.
Fu proprio la peste nera, che allora si dichiarò come una pandemia, che provocò quasi venti milioni di vittime, dai nobili alla povera gente, quest’ultima di certo non pronta a eventuali motivi di difesa, né a possibilità di fuga, data la situazione di estrema miseria.
Giovanni Boccaccio, nell’introduzione del Decameron, descrisse gli effetti della pandemia, orrido cominciamento, e ne offre una spiegazione in termini di stravolgimento dei costumi, senza tralasciare la scarsa influenza delle leggi, l’esaltazione del sesso come materia di fuga e frutto di ogni freno inibitore, sconvolgendo il comportamento del genere umano, che inizia ad avere un contatto più diretto con la morte. La fine dell’esistenza non è che una parte dell’esistenza stessa, e le sepolture iniziano a susseguirsi a ritmi incredibili, fino a che pèrdono dell’anche possibile sacralità del rito stesso, e i defunti vengono ancorché umiliati con le sepolture di massa, con le fosse comuni.
Giovanni Boccaccio scrive:
…ma per ciò che, qual fosse la cagione per che le cose che appresso si leggeranno avvenissero, non si poteva senza questa ramemorazion dimostrare, quasi da necessità costretto a scrivere mi conduco.
Nel Decameron esiste però anche una giustificazione ad una reazione più intellettualmente sensata.
La peste viene raggirata da un gruppo di dieci giovani, sette donne e tre uomini, tutti di elevato spessore sociale, che pensano ad una soluzione: affrontare una quarantena insieme e ritirarsi in campagna, offrendosi ognuno come narratore, e nel cui contesto vengono raccontate le cento novelle che fanno parte dell’opera.
Racconti che spesso contengono visioni di una materia sessuale vista come un ritorno alla natura umana, più che ad una provocazione, e anche se c’è comunque da dire che il sesso non è l’unico argomento trattato nelle novelle, il Decameron fu soggetto a critiche e a censure.
L’incredibile freschezza morale che contiene quest’opera del ‘300 è, innanzitutto, l’affermazione della libertà sessuale delle donne, che viene descritta al pari di quella degli uomini, e dove alle donne viene concessa la completa libertà delle parole, quindi il loro valore espresso a pieno anche in maniera verbale, dato che, come lo stesso Giovanni Boccaccio ritiene, alle donne il molto parlar si disdice.
Giovanni Boccaccio includerà nell’opera vari riferimenti alla sua città più amata per eccellenza, Napoli, che gli ricorderà sempre i trascorsi in cui incrementò la passione per la letteratura, a dispetto della professione del padre, mercante fiorentino, che voleva un ovvio erede per i suoi commerci.
Il Decameron è forse l’opera letteraria con più trasposizioni cinematografiche in assoluto, e basta citarne qualcuna, per averne un’idea chiara: dal più recente Maraviglioso Boccaccio (2015) dei fratelli Taviani, partendo dal Boccaccio (1940) di Marcello Albani, passando per Notti del Decamerone (1953) di Hugo Fregonese, e tutto ciò solo per nomenclarne alcuni, la cui origine su pellicola prende spunto forse dal primo film tematico in assoluto, ossia un muto, Il Decamerone (1921).
Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini e Napoli
Non si esclude, certo, che l’adattamento più celebre in assoluto fu Il Decameron (1971), trasportato al cinema da Pier Paolo Pasolini, e che ebbe, forse a maggior ragione, più effetto perché fu interamente girato con dialoghi in dialetto napoletano, e questo dice molto, ma di sicuro ancora non tutto.
Napoli, città amata sia dal regista, poeta e scrittore friulano che da Giovanni Boccaccio, fu la protagonista dell’intera pellicola, e esattamente nel 1970, cinquant’anni fa, iniziarono lì le riprese per il film che avrebbe visto la luce soltanto l’anno dopo, e che sarebbe stato soggetto a continue modifiche e tagli, che avrebbero ridotto la durata, in principio pensata intorno alle tre ore.
La gestazione e la presentazione al pubblico de Il Decameron ebbero una storia lunga.
Dapprincipio, almeno all’estero, il film ottenne un successo strepitoso, ottenendo l’Orso d’Argento al Festival del Cinema di Berlino, mentre in Italia fu soggetto a sequestro per oscenità, accusa che però decadde dopo poco tempo, con molta probabilità proprio grazie al prestigioso premio ottenuto.
Con Il Decameron si aprirà la cosiddetta trilogia della vita di Pier Paolo Pasolini, che continuerà con I Racconti di Canterbury (1972), e Il Fiore delle Mille e una Notte (1974), finendo poi con l’apoteosi di un cinema che farà della mercificazione del sesso la filosofia di una vita consumistica malata e corrotta, ossia Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975).
Il Decameron, invece, illustra una sessualità innocente, del tutto naturale e spontanea, così come viene illustrata nell’opera di Giovanni Boccaccio, e sarà soltanto l’inizio di un percorso che mirerà ad uno scopo: colpevolizzare la società moderna nella scelta di utilizzare la materia sessuale come ritratto proprio di ossessione e contrapposizione ad un’età sì arcaica, ma a suo tempo ricca di valori persi con l’incedere del forte ritratto dell’influenza dei media, come la televisione, che hanno generato una sorta di genocidio culturale, quest’ultimo tema frequente nella filosofia di Pier Paolo Pasolini.
Tornando alla realizzazione, perché la scelta di questa trasposizione cadde proprio su una location particolare come la città di Napoli? E perché la lingua parlata dai suoi protagonisti è quasi sempre il dialetto napoletano?
Come accennavo poc’anzi, la città a cui Giovanni Boccaccio rimase affezionato per sempre fu proprio Napoli, che grazie ai suoi primi amori (Fiammetta, che trovò posto tra i protagonisti del Decameron), ai suoi sbocchi culturali, riuscì a donare allo scrittore fiorentino la giusta aspirazione per le sue passioni, che lo allontanarono dalle ambizioni paterne, dedite al commercio, impegno che per eredità sarebbe stato inoltrato a lui.
Non si discosta la scelta di Pier Paolo Pasolini, seppur per altri ovvi motivi: all’inizio combattuto per le varie ambientazioni che avrebbe considerato per dirigere le varie parti che avrebbero illustrato le novelle boccacciane, si decise infine su Napoli, e su essa soltanto. Per comprendere meglio le motivazioni, eccovi una sua spiegazione:
I napoletani sono l’ultimo momento autenticamente popolare che posso trovare in questo periodo in Italia. Perché ho scelto Napoli? Per una serie di selezioni e di esclusioni. Nel momento in cui ho pensato di fare un film profondamente popolare, nel senso proprio tipico, classico di questa parola, ho dovuto escludere pian piano tutti gli altri possibili ambienti. Mi è rimasto Napoli, fatalmente, perché Napoli, proprio fatalmente, storicamente, oggi, è la città d’Italia, luogo d’Italia, dove il popolo è rimasto più autenticamente sé stesso, simile a quello che era nell’Ottocento, nel Settecento, nel Medioevo.
Murales di Pier Paolo Pasolini
Lo stesso Pier Paolo Pasolini rivestirà il ruolo di un attore, l’allievo di Giotto, che si reca in Santa Chiara per realizzare un affresco, e la scelta non sembra casuale, a questo punto, perché il regista pare voglia, in qualche modo, accentuare il ruolo pittorico che ha voluto apportare ad un film essenzialmente colorato dalle varie scene ed ambientazioni popolari del Medioevo a Napoli.
Carmine Maffei
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Nick Casciaro conquista il pubblico rumeno con la sua voce
Grande successo per Nick Casciaro, che ha conquistato il pubblico rumeno con la sua voce, partendo dalle audizioni dove ha cantato la canzone Leave a Light On ed è andato direttamente al Bootcamp con quattro ‘Si’, trasmettendo successivamente tutta la sua energia con l’interpretazione di Don’t You Worry Child di Swedish House Mafia ft. John Martin. Segue la fase dei Duels, dove la voce di Nick è stata messa in risalto dal brano Unchained Melody, eseguito in maniera impeccabile.
Il cantante ha creato un’atmosfera emotiva e sincera che ha affascinato il pubblico ed in semifinale ha stupito con Hallelujah, convincendo la coach Loredana a puntare su di lui per la finalissima di X Factor 2021.
Durante la finale Nick ha interpretato tre brani, uno con un ospite speciale, uno con la sua mentore (Loredana) e uno da solista.
Il giovane artista trentino per la prima fase ha portato sul palco Andrei Calancea e Dinu Iancu Sălăjanu, i tre hanno eseguito Ciobănaș cu 300 de oi, poi Dinu Iancu-Sălăjanu ha invitato lo stesso Nick a cantare una canzone in italiano, il classico tradizionale Funiculì, funiculà.
Successivamente, insieme a Loredana, hanno fornito un momento di show grazie a un brano tratto dalla colonna sonora di Dirty Dancing.
Infine grande emozione per Who Wants To Live Forever, brano che ha colpito tutti, compresa la sua coach.
Nick Casciano
Nick Casciaro:
Abbiamo vinto amici! Non ci credo ancora! È stato un viaggio incredibile! Ho sofferto, ho gioito, ho versato le lacrime, ripensato ai momenti più bui della mia vita per riscoprire la luce più calda e più intensa. Questo è stato XFactor per me. Una rinascita. Voglio ringraziare dal profondo del cuore tutti voi che fate parte di questa astronave pazzesca chiamata XFactor. Grazie Loredana Groza, per aver creduto in me e per avermi sempre sostenuto! Grazie Fabrizio Frigeni per la tua capacità di risollevare il morale, grazie Gabriela Serban per aver visto la luce in me e avermi coinvolto in questa avventura straordinaria, grazie Filadelfo Castro per avermi fatto arrivare preparato e sereno sul palco producendo e mixando, aggiustando tonalità.
Grazie a tutti voi che mi riempite di gioia con i vostri messaggi pieni d’amore. Infine ringrazio la mia famiglia per esserci sempre stata, per l’amore incondizionato e il sostegno più puro. Questa vittoria è arrivata grazie a tutti voi. Questo è solo l’inizio, da qui inizia un nuovo viaggio.
Un altro grande successo anche per la sua manager Gabriela Serban e per l’etichetta Diva’s Music Production, label creata con il maestro Danilo Riccardi, autore di Renato Zero e direttore d’orchestra a Sanremo 2020. Un risultato importante anche per il manager italiano Fabrizio Frigeni e il suo produttore Filadelfo Castro (direttore d’orchestra a Sanremo 2020 per Rita Pavone). L’artista è stato seguito da tutto il team, dal suo arrivo fino alla vittoria, con molta determinazione e professionalità. Prossimo obbiettivo la firma del contratto discografico con una major label rumena.
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Pasqua al Villaggio delle Uova di San Martino Siccomario
Conto alla rovescia per la Pasqua 2022 al Villaggio delle Uova: tre giorni di giochi, laboratori creativi, natura, divertimento.
Protagonista delle attività in programma nel week-end di Pasqua e Pasquetta la Caccia alle Uova: dal 16 al 18 Aprile, bambine e bambini si scateneranno in una curiosa caccia al tesoro alla ricerca delle uova colorate che gli organizzatori avranno nascosto nell’ampio parco che caratterizza la struttura. Aiutati da alcuni indizi, i piccoli potranno trovare sorprese, giochi, caramelle, cioccolatini.
Pasqua al Villaggio delle Uova
La tradizione della caccia all’uovo si perde nella notte dei tempi.
Infatti già nel 700 d.C. alcune popolazioni anglosassoni avevano iniziato a chiamare Easter il periodo primaverile che promuoveva nuova vita e fertilità con la protezione della dea Eostre, dea della rinascita. Stati Uniti e paesi nordici, nel periodo che precede la Pasqua, usavano celebrare la dea raffigurandola come un coniglio: Eostre-Easter dona uova alle persone per simboleggiare la nascita di una nuova primavera.
PuraVida Farm ha voluto portare questa originale tradizione anche da noi, nel suo parco situato alle porte di Pavia: il Villaggio delle Uova ogni settimana si anima di iniziative a tema, giochi, laboratori didattici e creativi: bambini e bambine potranno inoltre destreggiarsi su trattorini elettrici ed a pedali, sulle macchine elettriche a gettoni, i pedalò, giocare nella casetta del mais e sui gonfiabili. Gli artisti in erba potranno mettere alla prova la propria creatività e decorare gli incarti delle uova di Pasqua in un singolare laboratorio creativo proposto ogni fine settimana.
Nella tre giorni di Pasqua non mancheranno, inoltre, il Museo Ovopinto di Civitella del Lago (Terni) le cui creazioni, in trasferta per l’occasione, verranno esposte in una singolare mostra; il Museo dell’Oltrepò, diretto da Simona Guioli, presente con una selezione delle collezioni di botanica, zoologia, paleontologia, archeologia, mineralogia. E ancora, la Croce Rossa Italiana che sarà presente con la sua ambulanza: gli operatori saranno impegnati non solo nelle attività di soccorso al pubblico ma anche in giochi, animazione e prove a tema assistenza, guidando piccoli e grandi alla scoperta di cosa fa e come opera la CRI.
Nel parco anche un mercatino dove acquistare prodotti tipici locali brandizzati Puravida Farm, tra cui le Uova di Pasqua. Parte dell’incasso derivato dalla vendita delle uova sarà devoluto alla Croce Rossa Italiana, sede di Pavia.
Una Pasqua all’insegna della vita all’aria aperta, dinamica e piena di cose da fare: per placare i morsi della fame, messa a dura prova da tanta attività, all’interno del parco si potrà scegliere tra street food presso i vari corner presenti o i piatti tipici del territorio e le pizze del ristorante La Lanca interno alla struttura.
L’ingresso al Villaggio delle Uova (12 euro) è gratuito per i bambini da 0 a 3 anni.
Data la specificità del Villaggio, in caso di forte maltempo, la manifestazione verrà annullata e i biglietti rimborsati.
Lo staff del Puravida Farm ha pensato anche alle scuole offrendo la possibilità di una visita ludico-didattica dedicata, durante la settimana per i bambini dai 3 ai 14 anni.
Sono previsti due pacchetti: il primo, dalla durata di mezza giornata, comprende la visita alla fattoria dei nostri animali, un laboratorio ricreativo, l’accesso alle aree giochi e la visita alla mostra; il secondo, invece dalla durata di una giornata, comprende la visita alla fattoria dei nostri animali, due laboratori, l’accesso alle aree giochi e la visita alla mostra.
7 comments on Sold out i concerti di Peppe Servillo & Solis String Quartet e Flo
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