Il professore cambia scuola è una commedia di Olivier Ayache-Vidal, in pieno stile francese: è una pellicola che fa sorridere e non ridere sguaiatamente. Il lungometraggio mostra come un professore di lettere, abituato ad insegnare in uno dei più prestigiosi licei di Parigi, si ritrova in una scuola di periferia dove è costretto a rapportarsi ad un altro tipo di alunni che, molto probabilmente, hanno bisogno di assimilare meno regole grammaticali e più nozioni di vita, umanità ed esempi da seguire.
Da una prima visione del trailer notiamo il tono leggero e la sottile ironia che conducono lo spettatore, attraverso il sorriso, a porsi delle domande sulla realtà sociale di alcune periferie. Il professore cambia scuola mostra le diversità sociali di ambienti scolastici ubicati in diverse zone, la differenza sociale vigente e la capacità di adattabilità che deve possedere un professore perché il suo ruolo è quello d’insegnare ma, soprattutto, di donare strumenti conoscitivi reali e non solo nozionistici per poter affrontare il mondo.
Il rapporto tra professore e alunno deve crescere attraverso lo scambio, il confronto e la comprensione reciproca delle parti. Il regista s’interroga sulle contraddizioni che caratterizzano le scuole di oggi e sulla superficialità e la leggerezza con cui alcuni professori etichettano come svantaggiati alcuni alunni piuttosto che ammettere un proprio limite o una mancata professionalità che li caratterizza.

La locandina de Il professore cambia scuola
Il professore cambia scuolaè uscito nelle sale cinematografiche il 7 febbraio.
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Perdifolk: un concerto diffuso a Perdifumo
Sabato 28 agosto a Perdifumo si svolge la prima edizione dell’unico “concerto diffuso” cilentano. “Perdifolk” si svolge in un unica giornata nel caratteristico centro storico del centenario comune del Cilento nel quale si esibiranno dal vivo, in una modalità unica e irripetibile, esponenti del neo-folk partenopeo: Roberto Colella del gruppo La Maschera, Tommaso Primo e i promettenti Ninni e Vittorio Romito.
Le piazze e gli angoli più suggestivi del centro storico di uno dei borghi più caratteristici del Cilento diventano insolito parterre di un teatro naturale a cielo aperto dove tre location affascinanti, con diverse caratteristiche uniche nel loro genere, ospitano un cast artistico imperdibile per gli amanti della world e folk music campana.
L’idea di base è proporre musica “in contemporanea e diffusa”, senza sosta e in maniera intercambiabile gli artisti si alterneranno sui palchi “naturali” fino ad una sorpresa finale e il party conclusivo.
Due concerti partiranno alle ore 22.00 contemporaneamente, prevedendo la stessa line up artistica, ma con una sequenza di esibizione differente, in due scorci affascinanti dell’entroterra cilentano.
Il Piazzale della Posta di Perdifumo, con la sua cornice dell’inconfondibile Campanile, e Piazza Guglielmini, la favolistica location impreziosita dalla storica fontana pubblica adiacente all’omonimo Palazzo, ospiteranno Roberto Colella, Tommaso Primo, Vittorio Romito e Luca Caligiuri (in arte Ninni), davanti ad un pubblico selezionato, accomodato seduto e distanziato come da normative odierne, esibendosi in un concerto dalle sonorità intime, in un insolito intervallarsi di magia musicale in alternanza tra un palcoscenico e l’altro, dando lustro ad una delle mete più ambite del turismo territoriale di prossimità.
Terza ambientazione, che incornicia il saluto finale della prima edizione di Perdifolk, sarà Piazza del Municipio, e solo i presenti potranno scoprire la sorpresa prevista per il pubblico del festival.
In Piazza Europa si concluderà definitivamente la kermesse, con jam session e open mic per artisti e fan, in un clima amichevole e informale.Perdifolk
Scaletta delle esibizioni
Piazzale della Posta
ore 22:00
in ordine di apparizione
Vittorio Romito
ROBERTO COLELLA
Ninni
TOMMASO PRIMO
Piazza Guglielmini
ore 22:00
(in ordine di apparizione)
Ninni
TOMMASO PRIMO
Vittorio Romito
ROBERTO COLELLA
Piazza del Municipio
ore 00:30
Saluto finale con tutti gli artisti
e Afterhow in Piazza Europa -
Irpinia: One Summer weekend è l’appuntamento per tutti gli amanti di vespe e maggiolini
One Summer weekend è un evento che fonde due appuntamenti annuali: Irpinia in Vespa International e My family 2019 raduno dei Maggiolini. L’evento nasce dalla collaborazione di varie associazioni del territorio tra cui Mater.ia e Vespa Club Leoni Rossi, l’intento è quello di far conoscere il territorio irpino e le sue eccellenze, attraverso un tour per gli appassionati di vespe e maggiolini e motori d’epoca.
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Sanremo 2021: le pagelle irriverenti della prima serata
La prima serata del Festival di Sanremo 2021 anomalo, atipico, del Festival di Ibrahimovic, delle gag che non fanno ridere, della sala vuota, dell’orchestra con la mascherina, è andata. Tredici cantanti in gara, tredici canzoni, tante attese e poche novità, in pieno stile Sanremo. Alla fine della serata questa la classifica determinata dalla Giuria demoscopica, e i nostri relativi giudizi sulle canzoni.
1. Annalisa – Dieci
Dieci è il titolo della canzone e non il voto, sia chiaro. Probabilmente sarà lei a vincere il festival dell’era Covid. Baci francesi, delivery, scenate d’amore e lunghi addii a concretare “dieci ultime volte”. L’immancabile pioggia condisce un pezzo che non può non piacere agli appassionati di melense storie d’amori finiti. Ma canta bene. E questo è già tanta roba.
2. Noemi – Glicine
Un brano e una interpretazione che la pongono in diretta competizione con Annalisa, tra i potenziali vincitori del Festival. È ancora giovane (non ha ancora quarant’anni), ma sembra molto vecchia, Noemi, ed è per questo che per Sanremo va benissimo. Anche per lei la differenza la fa una voce notevole. Per il resto, nulla di nuovo sotto il sole.
3. Fasma – Parlami
Canzone che senza l’arrangiamento tipicamente sanremese, con tirate d’archi e epica del festival, funzionerebbe molto meglio. Una delle cose interessanti ascoltate nella prima serata, anche se l’argomento del mondo bastardo che non si può cambiare ha un pò stancato, come l’auto-tune che rovina la freschezza della voce di Fasma.
4. Michielin/Fedez – Chiamami per nome
“Solo quando avrò perso le parole”, questa frase guida del brano, e già qui i dubbi nascono da soli: che cosa significa? Ma essendo Sanremo un atto di fede(z) prendiamo questa affermazione come un dogma e tiriamo dritti. Ma “nel cuore le spille” per fare rima con “mille” non si può perdonare. Per il resto, ciò che si sapeva già. Michielin sa cantare, Fedez no. E quindi in radio andranno fortissimo.
5. Francesco Renga – Quando trovo te
E la continuazione della frase potrebbe essere “mi sembra di trovare un amico del liceo che non vedevo da trent’anni”. Pensare che sia lo stesso dei Timoria deprime. Prova ad allinearsi alle nuove leve con una metrica più audace rispetto alle solite ballads che ha proposto in passato, ma questo fa di lui un diversamente giovane che piace alle nonne.
6. Arisa – Potevi fare di più
È l’autocritica contenuta nel titolo della sua canzone. La solita solfa, il solito brodino riscaldato. Orchestrazione da title track di un film Disney, e registri di cantato talmente bassi ad inizio del brano che fanno venire voglia di cambiare subito canzone. Sì, decisamente poteva fare di più.
Ecco le nostre impressioni della prima serata del Festival
7. Maneskin – Zitti e buoni
Dicono quelli che, udite udite, vanno a passeggio con la “siga”, che fanno la rivoluzione usando la parola “coglioni” ma poi chiedono scusa (ancora?) alla mamma e si sentono “diversi da loro”. Hanno vent’anni e sono già intrappolati nei loro personaggi di maledetti, sporchi e cattivi, ma belli, bellissimi. Meglio sulla copertina delle riviste che su quelle dei dischi, comunque. Avranno successo anche stavolta, ma è già il momento di virare.
8. Max Gazzè – Il farmacista
Ovvero l’alchimia di Gazzè in un tuffo nel passato che, anche se sa di già sentito, rappresenta il marchio di fabbrica di un artista che veleggia verso ogni record di partecipazione al festival. Già la citazione a Frankenstein Jr. (si può fare!) vale da sola la pena di fargli un lunghissimo applauso, ma il pezzo va comunque nella direzione di numerosi passaggi in radio e di qualche premio della critica.
9. Colapesce/Dimartino – Musica Leggerissima
È quella invocata dai due cantautori che hanno portato per mano gli ascoltatori verso un tuffo negli anni Ottanta, un pò Battisti anche Raffaella Carrà. E non è una critica negativa, questa. Il brano è gradevole e ha almeno il merito di staccarsi dal panorama da elettroencefalogramma (quasi) piatto delle proposte della prima serata.
10. Coma Cose – Fiamme negli occhi
Ma anche nelle orecchie. Si presentano a Sanremo con la grande occasione di uscire dalla nicchia che li ha sempre apprezzati e giustamente sostenuti. La loro canzone, con un testo che non lascia il segno e una costruzione furba, potrebbe diventare un tormentone. E allora, se il loro obiettivo è lasciare il sentiero battuto sinora per intraprendere la strada mostrata con questo brano, potranno dire di essere dei Jalisse che ce l’hanno fatta.
11. Madame – Voce
Titolo evocativo. Viene voglia di gridarlo, come quando ad una conferenza l’oratore non si sente. La canzone funziona, lei ha un futuro assicurato, ed un recente passato che già ne certifica la bravura. Solo che in questo brano la voce, appunto, rincorre la musica e a tratti si fatica a capire le parole. E per chi fa il suo genere è un peccato mortale. Imperdonabile
12. Ghemon – Momento perfetto
E perfetto o quasi è come al solito anche lui. Per distacco la proposta più interessante della prima serata, a condizione che ci si liberi dal paragone con “Rose viola“. Lì parlavamo di un piccolo capolavoro, qui di un brano originale e in cui il suo stile risulta riconoscibile e intatto, senza furbizie e ammiccamenti. Non è un caso che sia stato tra i meno votati della prima serata.
13. Aiello – Ora
La canzone prima in classifica, se la graduatoria venisse rovesciata. Si è ascoltato di molto peggio, ma ci può stare, il passato in tal senso ci insegna. Canzone senza infamia e senza lode, in linea con il Festival di Sanremo. Premio e menzione speciale per la frase “sesso e ibuprofene” che annienta in un attimo il paracetamolo di Calcutta e la sua Tachipirina 500.
Questo è il risultato delle nostre pagelle irriverenti per la prima serata di Sanremo 2021.
Enrico Riccio
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