La compagnia teatrale La Fermata ha portato in scena una rivisitazione del Don Chisciotte, noto romanzo di Miguel de Cervantes.
La particolarità della rappresentazione teatrale, oltre alla rielaborazione del testo, colpisce per i numerosi rimandi all’Irpinia. Lo spettatore si trova a rivivere o a scoprire (per chi ne ha sentito parlare dai nonni) un tempo fatto di antichi mestieri e tradizioni che oggi stanno scomparendo.

Compagnia teatrale La Fermata
La Fermata attraverso la rappresentazione del Don Chisciotte vuole trasmettere allo spettatore il valore intrinseco delle cose e l’importanza che ha la curiosità verso tutto ciò che ci gira intorno, comprese le tradizioni di un tempo.
Altro messaggio indirizzato a chi vive in Irpinia è quello di non abbandonare i propri sogni che, per l’asprezza del territorio, siamo abituati molto spesso a mettere da parte.
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Marcello Giannini torna con un lavoro solista
È stato pubblicato il terzo video estratto da “Teresa”, quarto album solista Marcello Giannini. Il chitarrista torna con un lavoro solista dove la ricerca musicale, specie chitarristica, è dettata dalla voglia di ritornare ad un suono più crudo e primitivo, più legato al rock, al blues e alle chitarre morriconiane.
Dichiara Marcello Giannini:
Ogni disco che pubblico a nome mio è come un diario di viaggio sulla mia personale ricerca musicale e sugli ascolti e incontri musicali che faccio durante gli anni. Quest’ultimo lavoro nasce dalla necessità di riscoprire il lato più semplice della composizione dopo le collaborazioni con Nu Genea (Nu Guinea) e il produttore Seb Martel in occasione del disco 31Salvitutti di FLO.
Questi incontri mi hanno ispirato e ho avuto il bisogno di creare una musica meno legata al mondo jazz-rock ed elettronico e di lavorare ad una musica fatta di armonie semplici e strutture più simili alla forma canzone.Teresa, pubblicato dalla label NoWords in formato digital e vinile 180gr., gode della collaborazione dei migliori musicisti del circuito jazz rock napoletano: Marco Castaldo, che ha registrato il 90% delle batterie, Andrea De Fazio e Stefano Costanzo alle restanti batterie, Michele Maione alle percussioni, Pietro Santangelo al sax, Derek di Perri all’armonica, Riccardo Villari al violino, Paolo Petrella al contrabbasso e Stefano “Mujura” Simonetta al basso elettrico.
La copertina dell’album è a cura di Andrea Bolognino artista che ha creato l’opera video che accompagna il brano “Elementi“.
Bolognino è un poliedrico artista napoletano che ha fatto della sperimentazione il suo credo. Da sempre a contatto con il polimorfo campo di indagine della creatività, ad attrarlo fatalmente verso l’arte è stato un incessante bisogno di sperimentazione e produzione nell’ambito del visivo. Molte le collaborazioni, residenze artistiche e impegno Accademico come nel mondo dell’illustrazione e fumetto. -
Morrison Hotel: storia di uno scatto cinquantennale
Gennaio 1970.
Per di qua, ragazzi. Ci siamo quasi…
La band seguiva quel tipo alto, biondo ed occhialuto, il tastierista, tra strade semisconosciute di Venice Beach, quello stesso luogo dove cinque anni prima, sulla spiaggia, era iniziato tutto.
Ray Manzarek lì vi aveva incontrato Jim Morrison, il suo compagno di studi all’UCLA e insieme avevano dato vita a qualcosa di strabiliante; una nuova parentesi musicale che avrebbe abbracciato la filosofia di Nietszche con le poesie di Rimbaud, un libro di Aldous Huxley, Le porte della percezione, con il richiamo obbligato a William Blake: i Doors, signore e signori.
Ora, quasi cinque anni dopo, ormai famosi, eccoli riuniti per un servizio fotografico organizzato all’ultimo minuto.
Perché tanta tempestività?
Da qualche giorno Jim Morrison aveva tagliato la foltissima barba che portava da più di un anno. Questo in seguito a degli scatti promozionali per una rivista patinata, che lo ritraevano di nuovo ben rasato mentre indossava abiti sgargianti e di dubbio gusto, insieme ad altri modelli di bellezza androgina tutti intorno e infine con lei, Pamela Courson, sua compagna e musa, oltre che proprietaria della boutique Themis. Un investimento davvero esagerato, affrontato grazie alle royalties degli album precedenti dei Doors.
John Densmore, Robby Krieger, Ray Manzarek e Jim Morrison
Per la sua ragazza Jim Morrison non aveva badato a spese nemmeno per quanto riguardava una casa, con tanto di Porsche parcheggiata nel vialetto, mentre lui viveva senza fissa dimora, saltellando tra un hotel e l’altro, tutti d’infimo ordine.
Aveva fatto crescere la barba innanzitutto per uccidere l’emblema di sex symbol che gli avevano cucito addosso, oltre che per somigliare sempre più al poeta a tempo pieno che desiderava diventare.
In più nell’ultimo anno, in seguito ad un esaurimento nervoso e al forte alcolismo, aveva messo su qualche chilo, situazione che sommata al rifiuto di radersi, infastidiva a dir poco gli altri ragazzi della band, che proprio per questo motivo da tempo si erano rifiutati tutti insieme per una session fotografica. Solo che Jim Morrison, dal suo canto, per Pamela Courson non solo avrebbe tagliato la barba, o sarebbe volato dall’altra parte dell’oceano, ma si sarebbe addirittura esposto di nuovo ai flash, come la rock star intrisa di sesso che era stata tre anni prima.
Accortisi della novità, dunque, gli altri membri dei Doors avevano presto pensato ad un servizio fotografico promozionale per l’album che sarebbe uscito un mese dopo, e bisognava far presto, dunque, prima che la barba ricomparisse di nuovo sul volto del loro cantante dannato.
“Ci siamo” dichiarò Ray Manzarek mentre sostava di fronte a ciò che sembrava l’ingresso di un hotel.
Jim Morrison, Robby Krieger e John Densmore, insieme al fotografo Henry Diltz, sostarono a lungo alle spalle dell’amico dal caschetto biondo, il quale indicava con un sorrisetto ironico e saccente il luogo dove si sarebbe descritta gran parte della storia di quell’anno, dove tutta la filosofia del poco tempo che sarebbe rimasto per le loro creazioni si sarebbe fossilizzata in uno scatto simbolico e decisivo. Una vetrina abbastanza grande sulla sinistra su cui campeggiava la scritta Morrison Hotel, e a destra un ingresso alquanto trionfale, nonostante lo squallore generico che quel luogo terribile ispirava; un albergo che costava due dollari e mezzo e notte, fatiscente e lugubre.
Morrison Hotel
La band però sembrava entusiasta dell’idea e Henry Diltz li immortalò dapprima sotto il piccolo porticato che antecedeva l’ingresso; poi i Doors varcarono la soglia che si aprì con un tintinnio familiare ed entrarono nella hall, subito sulla sinistra, posizionandosi al di sotto della scritta, ognuno prendendo il suo posto, un po’ a caso, mentre il fotografo restava in strada, cercando di ritrarli e valutando le luci della sera che presto sarebbe sopraggiunta, e con essa i riflessi nel vetro dei fanali delle automobili che circolavano. Ma niente da fare. Il titolare dell’albergo, un tipo losco e burbero, senza troppe scuse mandò i ragazzi a farsi un giro: niente foto nel suo hotel, neanche a pensarci, gente.
Tra una scusa e l’altra i nostri intanto perdevano tempo, ordinando magari un drink, sostando nei pressi del luogo agognato, davanti alla vetrina della hall, ma mai allontanandosi.
Il momento propizio avvenne quando il direttore si allontanò un attimo per un impegno improvviso. Ci volle uno sguardo d’intesa tra tutti quegli amici un po’ brilli, e successe tutto in un attimo: Henry Diltz balzò di nuovo in strada, mentre i Doors, con un Jim Morrison volutamente posizionato al centro con camicia bianca che rifletteva il pallore del viso, e uno sguardo vacuo, ripresero lesti i posti che erano stati loro assegnati qualche minuto prima di essere interrotti. Restava poco tempo a disposizione e bisognava far presto: la luce, già scarsa quel pallido giorno d’inverno di cinquant’anni fa, sarebbe del tutto scemata in una manciata di minuti. Inclinato appena sulla sua destra, Robby Krieger è in piedi alle spalle di Jim Morrison, quest’ultimo seduto su un tavolino, mentre Ray Manzarek e John Densmore accomodati in poltrona, ai lati del loro carismatico e quasi sempre alticcio cantante, il primo un po’ più composto e girato di lato mentre guarda l’obiettivo, il secondo in ginocchio sul sedile e gli avambracci posati sulla spalliera, il mento quasi a toccare le mani congiunte. Quando il direttore tornò quei capelloni erano già belli lontani, con un tesoro che avrebbe fatto storia nelle istantanee rock, al sicuro nella macchina fotografica.
L’album che uscì un mese dopo, il 9 febbraio 1970, avrebbero dovuto intitolarlo Hard Rock Cafè, ma fu quello scatto organizzato in pochi minuti, che cambiò i connotati al lavoro. Morrison Hotel vendette in poche settimane mezzo milione di dischi, e quel nome all’album che ricordava senza dubbio il cantante, fu come un omaggio a Jim Morrison, che abbandonata per un attimo la sua crisi esistenziale, si era rimesso di nuovo sul serio a lavoro per la stesura delle nuove canzoni e per affrontare le nuove date.
Esistono delle riprese di quel pallido pomeriggio a Venice Beach, girate dallo stesso Henry Diltz, poco prima di arrivare al Morrison Hotel.
Jim Morrison
Jim Morrison (che beve da un fiaschetto di non so cosa) e soci passeggiano sulla spiaggia, poi il cantante sale su un’altalena per un giro mozzafiato, infine risale la spiaggia e si ferma davanti ad un muretto su cui campeggia una scritta: ERBA.
Carmine Maffei
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Bosq al Dum Dum Republic: il dj e producer internazionale direttamente da Boston
Il suono irrompe al Dum Dum Republic. Dopo le tournèe in giro per il mondo, tra nord e sud America, Spagna, Europa, Berlino, Londra, fa tappa al Dum Dum Republic Bosq, artista poliedrico, Dj e producer afrolatin disco funk, polistrumentista, di base a Boston.
Sarà dominatore indiscusso dell’arena che sorge in riva al mare domenica 28 maggio a partire dalle ore 15, alternandosi in consolle con The Rebel, dj e producer romano. Un lungo live set in riva al mare che precede l’inizio dei grandi concerti e il ritorno dell’unico, vero, inimitabile Capitano dell’happy island del Cilento, Mr. Roy Paci, il prossimo 4 giugno.
Benjamin Woods, in arte Bosq, esplora instancabilmente le intersezioni della musica afro-latina con Disco, Funk, Reggae, House e Hip Hop, fondendo ispirazioni Afrobeat, Disco, Jazz, Salsa, stili caraibici, & Soul e altro ancora. La sua musica è ricca di strumentazione dal vivo registrata insieme a elementi elettronici sapientemente cuciti insieme per creare un suono moderno, ricco di un’anima vintage.
Musica che impegno sociale, in difesa delle minoranze, per abbattere discriminazioni e stereotipi: “Essere al servizio di progetti che lavorano per il sociale, per la cultura e per la correttezza economica è fondamentale per le mie convinzioni – afferma Bosq – Cerco di fare il mio meglio e sfruttare parte dell’esperienza che ho. Amore per tutti”.
La sua fama è stata consolidata come membro dei Whiskey Barons, un duo noto per l’abilità di trasformare brani e realizzare remix sorprendenti. Grazie a questa competenza, Bosq ha avuto l’opportunità di creare una serie di remix ufficiali per importanti artisti, tra cui Ray Barretto, Orchestre Poly Rhythmo de Cotonou, Toure Kunda, Poolside, Nickodemus, Rawayana e molti altri. I suoi viaggi musicali l’hanno portato in tournée in tutto il Nord e il Sud America, Europa e Asia, facendolo esibire in rinomati club e festival come Rakastella a Miami, OYA ad Oslo, Boomtown Fair nel Regno Unito e molti altri.
Le piste da ballo e la critica specialistica hanno accolto con favore la sua produzione musicale incredibilmente coerente. Fin dal lancio del suo album di debutto interamente originale, Bosq y Orquesta de Madera (2013, Ubiquity Records), il suo suono è cresciuto nel corso del tempo, senza mai perdere la passione e l’immaginazione con cui affronta ogni nuovo progetto. Il risultato sono stati altri 3 album completi: Celestial Strut (2015, Ubiquity Records), Love & Resistance (2018, Ubiquity Records), Bosq y La Candela All-Stars – San Jose 51 (2016, Candela / Fania Records) registrati interamente a Puerto Rico, e un EP per Soul Clap Records intitolato Tumblalá (2015).
I concerti hanno portato Bosq in Nord e Sud America, Europa e Asia, in club e festival come Rakastella (Miami), OYA (Oslo) e innumerevoli altri. Ha condiviso palchi con artisti del calibro di Joe Claussel, Bobbito, J Rocc e Tony Touch per citarne alcuni. La sua musica è apparsa in film e televisione come The Catch (ABC), You’re The Worst (FX), Broad City (Comedy Central) e altri.
Durante queste esperienze, Bosq ha condiviso il palco con prestigiosi artisti come Joe Claussel, Bobbito, J Rocc e Tony Touch, solo per citarne alcuni. Non solo la sua musica ha ottenuto riconoscimenti nel circuito dei club e dei festival, ma è stata anche scelta per far parte delle colonne sonore di film e serie televisive come “The Catch”, “You’re The Worst”, “Broad City” e altri ancora. La capacità creativa e il talento di Bosq continuano a brillare nel panorama musicale, affascinando un pubblico sempre più vasto e catturando l’attenzione di appassionati di ogni genere.
Insieme a lui, ritorna al Dum Dum Republic The Rebel DJ, dj e producer romano, viaggia sulle onde dell’Hip Hop, del Reggae, del Latin, del Funk e della World Music, facendo della contaminazione l’elemento principale dei suoi dj set. Poche parole per descriversi, perché, come dice The Rebel, “I’m just a soul whose intentions are good”, ovvero “sono solo un’anima con buone Intenzioni”. La contaminazione è l’elemento principale dei suoi set. Si è fatto conoscere con alcuni mash up e remix prodotti su vinile per alcune interessanti bootleg label in diverse parti d’Europa, poi con i suoi lavori originali che rilascia sempre più frequentemente sulla sua etichetta DJ’s CHOICE.
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della compagnia teatrale La Fermata
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