È dedicato a Napoli e alla sua canzone il recital, in prima assoluta, che Francesca Marini terrà domani, venerdì 29 aprile, alle 21, al Trianon Viviani.
Dopo lo spettacolo recente, dedicato a Edith Piaf, l’artista ripercorre ora, con “Mia cara città”, canzoni, aneddoti e poesie della grande tradizione partenopea, per una piccola antologia appassionata del Novecento.

Francesca Marini
Nel programma di questo spettacolo in due tempi, prodotto dal Teatro Totò, Marini canterà i brani famosi dai maggiori poeti e compositori del Secolo breve, come Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, E. A. Mario, Ernesto Tagliaferri e Salvatore Gambardella, per spingersi poi fino ai nostri tempi con brani di autori che, sulla scia dei loro predecessori, hanno descritto con sensibilità moderna la nostra bella e cara città.
Francesca Marini è accompagnata da Franco Farina (pianoforte e tastiera) e Claudio Romano (chitarre e mandolino).
I testi sono di Roberto Criscuolo e Gaetano Liguori, che firma anche il disegno luci e la regia.
Scene di Totò lab, costumi della sartoria Pennacchio e audio del service Esposito.
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Trianon Viviani: 110 anni e non li dimostra
Centodieci anni e non li dimostra: il Trianon Viviani – per i napoletani «‘o Trianòn» – compie gli anni all’insegna di un’intensa attività di spettacolo e di animazione culturale e sociale. Nonostante la crisi sanitaria ed economica.
Con la direzione artistica dal 2020 di Marisa Laurito, il Trianon Viviani è diventato il teatro della Canzone napoletana, uno spazio attivo di animazione culturale e sociale, attento al patrimonio tradizionale quanto ai nuovi linguaggi, un polo produttivo unico che intende anche collocarsi positivamente nel più ampio mercato del turismo e del tempo libero.
Con un nome, Trianon, che evocava i fasti della corte del re Sole a Versailles, il teatro fu inaugurato l’8 novembre 1911, da Vincenzo Scarpetta con la commedia Miseria e Nobiltà, che lo vedeva, in tale occasione, al debutto nel ruolo paterno di don Felice Sciosciammocca.
Oggi il Trianon offre una ricca offerta, dopo un difficile passato prossimo, che aveva anche visto il teatro più volte all’asta, grazie a un risanamento amministrativo, che ha visto, proprio in questi giorni, l’approvazione del bilancio di esercizio consuntivo del 2020, con un saldo positivo per il secondo anno consecutivo.
A tutto teatro è il titolo della nuova stagione teatrale del Trianon Viviani
Il cartellone della stagione in corso non vede solo l’allestimento di concerti e spettacoli di teatro musicale, con la rilevante presenza della compagnia Stabile della Canzone napoletana nel musical Adagio Napoletano diretto da Bruno Garofalo: dopo l’anteprima, con la produzione di due atti unici per il progetto Viviani per strada diretto da Nello Mascia, nella programmazione di Marisa Laurito ci sono anche spazî dedicati ad approfondimenti sul repertorio melodico partenopeo, con le “Conferenze cantate”, il ciclo di seminarî-concerto con Mariano Bellopede, Francesca Colapietro, Mauro Gioia e Pasquale Scialò, e con l’appuntamento mattutino di Scetate sul sito istituzionale e su Rai Radio Live, il buongiorno musicale con l’Archivio storico della Canzone napoletana della Rai, presentato da Gino Aveta.
Ancòra si segnala la programmazione di Tnt – Terræ motus Neapolitan talent, finestra aperta sull’emersione dei nuovi talenti esplosivi e il progetto il Teatro delle Persone curato da Davide Iodice, che vede, tra gli altri, la partecipazione di Marina Rippa, con laboratorî di arte e inclusione sociale.
Un’attenzione particolare è volta anche a nuove forme di fruizione, rese possibili dall’adozione di nuove tecnologie informatiche e audiovisive: dopo il successo della Stanza delle Meraviglie, spazio di realtà immersiva, prossimamente sarà inaugurata la Stanza della Memoria, un luogo pubblico di accesso al patrimonio della Canzone napoletana e delle culture musicali della regione, realizzato nell’àmbito dell’Ecosistema digitale Cultura Campania – progetto ArCCa, promosso dalla Regione Campania e attuato da Scabec.
Ettore De Mura, con la sua Enciclopedia della canzone napoletana, ci introduce nella storia del teatro:
Sin dal gennaio successivo all’inaugurazione [il Trianon] diede vita a spettacoli di varietà, nei quali programmi, figuravano spesso oltre a cantanti di primo piano, addirittura tre, ed anche quattro, vedette per volta. In una sola sera, il pubblico si godeva, oltre ai numeri, che s’affollavano abitualmente nel manifesto, Pasquariello, Donnarumma, Gill, Fulvia Musette e, a distanza di qualche settimana, Maldacea, Tecla Scarano, Diego Giannini, Gina De Chamery. Prima con l’impresa di Amodio Salsi, che era anche il proprietario del teatro, e poi con quella di Giuseppe De Simone e Gennaro De Falco, il Trianon registrò un’attività ricca di avvenimenti artistici e di soddisfazioni finanziarie. […] Non pochi attori, e non pochi cantanti, si forgiarono sul suo palcoscenico, raggiungendo persistente notorietà. E non pochi attori e cantanti conclusero qui la loro meravigliosa carriera artistica, come i già citati Armando Gill ed Elvira Donnarumma.
Nella sua ricca storia di oltre un secolo, il Trianon ha dato vita a programmazioni molto variegate – mettendo in scena opere, operette, drammi, commedie e varietà –, ospitando tutti i principali artisti della scena teatrale e musicale partenopea del Novecento, da Totò a Mario Merola, che debutta proprio al Trianon vincendo un concorso di voci nuove nel 1959. La presenza delle maggiori famiglie teatrali, dai De Filippo ai Viviani, dai Fumo ai Maggio, fa di questo teatro un riferimento dell’arte attoriale di tradizione.
Negli anni ‘30, con la compagnia residente di Salvatore Cafiero ed Eugenio Fumo, il teatro ha anche una sua caratterizzazione particolare come palcoscenico d’elezione per la “canzone sceneggiata”, o più semplicemente “sceneggiata”, il genere di teatro musicale che ha successivamente una ripresa revivalistica negli anni ‘70.
In epoca fascista il teatro cambia nome in “Trionfale”, in ossequio all’autarchia linguistica imposta dal regime. Nel 1940 Gustavo Cuccurullo lo acquista per trasformarlo poi, nel 1947, nella sala cinematografica “Splendore”, cogliendo il crescente interesse popolare per la settima arte, il cui successo viene, giusto due anni dopo, conclamato dal film Catene di Raffaello Matarazzo, trasposizione sulla pellicola della sceneggiata Lacreme napulitane.
Divenuta negli anni ’90 un cinema a luci rosse, la sala è riportata all’antica funzione teatrale da un altro Gustavo Cuccurullo, pronipote del precedente. La ristrutturazione è firmata dall’architetto Massimo Esposito, che recupera anche alla fruizione collettiva la testimonianza magnogreca ospitata all’interno, ribattezzata emblematicamente la “torre della Sirena” per ricordare il mito fondativo di Parthenope e del fascino del suo canto.
Il nuovo Trianon è inaugurato il 7 dicembre 2002 con Eden teatro di Raffaele Viviani, nella «riscrittura melodrammatica» e regia di Roberto De Simone.
Con la consulenza artistica di Peppe Vessicchio, nel 2003 il teatro produce, tra l’altro, un nuovo allestimento de La Cantata dei Pastori diretta e interpretata da Peppe Barra, con lo scenografo Lele Luzzati che firma uno dei suoi ultimi lavori. La produzione si aggiudica il premio Eti – gli Olimpici del teatro come “migliore commedia musicale” (2004).
Nell’aprile del 2006, il Trianon diventa a intera partecipazione pubblica ed è dedicato al commediografo e attore Raffaele Viviani. Alla direzione artistica è chiamato Nino D’Angelo, poi Giorgio Verdelli e, successivamente, di nuovo D’Angelo.
Dopo un travagliato periodo di difficoltà economico-finanziarie che ha visto il fermo produttivo per due anni e mezzo e il teatro sull’orlo del fallimento e della vendita all’asta, il Trianon Viviani ritorna a operare, retto dalla fondazione omonima posta sotto la direzione e il coordinamento della Regione Campania, che detiene una partecipazione dell’80,40%; l’altro socio fondatore è la Città metropolitana di Napoli, con una quota del 19,60%. Presidente della fondazione è Giovanni Pinto.
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Frida Kahlo e Diego Rivera: la storia d’amore tormentata
Una duratura, passionale e tormentata storia d’amore fu quella tra Frida Kahlo e Diego Rivera.
Quando i due si incontrarono per la prima volta, nel 1922, Frida era appena quindicenne mentre Diego aveva già 36 anni. Colpito dallo sguardo della giovane, Diego così scriveva:
…aveva una dignità e una sicurezza di sé del tutto inusuali e negli occhi le brillava uno strano fuoco.
Sette anni più tardi, nel 1929, “l’elefante e la colomba” diventano marito e moglie, dopo il secondo divorzio di Diego.
Diverse separazioni costellarono la loro storia, insieme alle gelosie e ai tradimenti, tra i quali, il più eclatante, quello che Diego consumò con Cristina, sorella di Frida, nel 1939. Altre donne entrarono nella vita di Diego Rivera durante il matrimonio con Frida, fino al divorzio, dopo il tradimento con l’attrice Paulette Godard. Eppure, dopo un anno di separazione, Frida e Diego tornarono insieme, risposandosi. Il matrimonio rinnovato aprì però una nuova fase della loro relazione, che si trasformò in una relazione aperta.
Frida in mostra a Napoli
Le lettere e le pagine di diario originali esposte in mostra sono un prezioso contributo al racconto della loro storia d’amore. In una delle lettere indirizzate a Diego (1935), Frida così scriveva:
Perché dovrei essere così sciocca e permalosa da non capire che tutte queste lettere, avventure con donne, insegnanti di “inglese”, modelle gitane, assistenti di “buona volontà”, le allieve interessate all’“arte della pittura” e le inviate plenipotenziarie da luoghi lontani, sono soltanto avventure? In fondo tu ed io ci amiamo profondamente e per questo siamo in grado di sopportare innumerevoli avventure, porte sbattute, imprecazioni, insulti, reclami internazionali – eppure ci ameremo sempre.
Diego confessò che il suo amore per Frida era stata la cosa migliore che gli fosse mai capitata.
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XXII edizione del Premio Lettera d’Amore: i candidati
La Giuria della XXII edizione del Premio Lettera d’Amore – composta da Laura D’Angelo, Giulia D’Onofrio, Monica Ferri, Alessandra Nepa, Tania Troiani – ha formulato, dopo aver esaminato i testi partecipanti, una prima rosa di selezionati all’interno della quale verranno nominati i vincitori e assegnati i premi previsti.
22esima Edizione del Concorso Internazionale Lettera d’Amore
XXII edizione del Premio Lettera d’Amore: i nomi dei candidati
Questi i nominativi che concorreranno all’assegnazione dei premi:
Acciaccarelli Diego, Aliprandi Mario, Battistutta Federico, Bufarale Vincenzo, Capone Liliana, Caravelli Chiara, Carello Francesca, Carnevale Stefania, Cerasa Bruna, Chiusolo Simona, Corsini Marina, Cortesi Daniele, Del Principio Concezio, Di Blasio Riccio Teresa, Di Cintio Assunta, Di Falco Maria Ausilia, Di Lorenzo Desirée, Di Sano Renata, Escalona Carlos Giovanny Molina, Finocchiaro Giuseppina, Fiorini Franco, Foggetti Maria, Foglietta Mauro, Gasbarri Luisa, Giancarli Anna Maria, Giuliani Annalisa, Gorret Monica, Grossi Remy Annio, Iozzino Luca, Marchegiano Roberta, Milo Angela, Monari Tiziana, Nardi Virginia, Pace Vincenzina, Pellegrini Agnese, Pugno Adriano, Santilli Annalucia, Santucci Franco, Scaramella Anna, Testa Rosa Miranda, Uccellini Eleonora, Valente Angela, Vellini Roberta, Zavatta Sonia.
La cerimonia di premiazione si svolgerà lunedì 8 agosto 2022 a partire dalle ore 20.30 presso il Parco dei Giovani San Karol del Palazzo del Marchese Valignani, nell’ambito del Festival della Lettera d’Amore, il cui cartellone di eventi spazia quest’anno dal 6 al 10 agosto con iniziative legate al mondo della scuola e delle arti. Negli stessi giorni sarà possibile visitare il Museo della Lettera d’Amore e il Museo dell’abito tradizionale nello stesso Palazzo Valignani.
L’elenco dei nominativi verrà pubblicato entro il 9 luglio 2022 sul sito.
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