Successo annunciato e conseguito per le due mostre organizzate dalla società Navigare ed esposte a Napoli a Palazzo Fondi e al PAN.
Il riscontro positivo ricevuto per le esposizioni “van Gogh multimedia e la Stanza segreta”, in via Medina, ed anche per “Andy is back”, via dei Mille, ha indotto l’organizzazione a scegliere Napoli quale sede della rassegna di sua produzione dedicata a David Bowie.
Intanto, tornando alle mostre in corso, la scelta di prolungare sino a fine luglio la multimediale su Van Gogh, prevista in chiusura a fine giugno, è risultata una scelta vincente.
L’acquisto della fotoincisione Homme à la Pipe: Portrait du docteur Gachet(1890), da parte di un collezionista tedesco in vacanza a Napoli, ha scatenato l’interesse della stampa d’Oltralpe che ha realizzato numerosi servizi giornalistici inducendo gli stranieri presenti in città ad andare a vedere, per l’ultima volta, l’opera ancora esposta al pubblico.
Anche la mostra dedicata a Andy Warhol, in corso al Palazzo delle Arti Napoli sino a domenica 31 luglio, ha registrato un interesse notevole.
Ma questa volta, oltre ai turisti, ad accorrere sono stati anche molti napoletani che hanno potuto rivedere, insieme a cimeli e opere, le foto dello stravagante artista durante le sue lunghe permanenze in città negli anni Ottanta.
Ora la società Navigare srl è pronta a portare a Napoli l’esposizione dedicata al Duca Bianco, che dovrebbe arrivare già a settembre.
Dichiara il produttore della società, Salvatore Lacagnina:
Napoli aveva già risposto bene alla nostra prima mostra dedicata a Frida Kahlo proprio a Palazzo Fondi .
La centralità della location è risultata vincente tanto da esporre anche la mostra su van Gogh, un peccato che ora la struttura chiuda per altre destinazioni d’utilizzo. Al PAN Andy is back ha scontato qualche defaillance con l’arrivo del gran caldo, ma i numeri sono stati comunque vincenti.
A settembre, dal 24, sarà proprio il PAN, per accordo con il sindaco Manfredi, lungimirante e attento valutatore dei progetti che gli abbiamo illustrato, ad ospitare la mostra dedicata a David Robert Jones che fu, non solo stupefacente cantautore con i suoi 140 milioni di album venduti, ma anche attore di ottimo livello. Tutti a Napoli ricordano ancora il suo concerto del 1997 nell’area dell’ex Italsider.
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Trianon Viviani: la ricca offerta di spettacolo di dicembre
Al Trianon Viviani, musica, teatro musicale, serate/evento e una speciale rappresentazione eduardiana di teatro di figura caratterizzano la programmazione di dicembre.
Nel ricco cartellone del mese, curato da Marisa Laurito, spazio a concerti di noti cantautori partenopei e giovani cantanti già affermati sul panorama nazionale, con rivisitazioni di brani famosi in chiave napoletana e alcuni rilevanti omaggi: il tributo a Enrico Caruso e Sergio Bruni, due grandi figure artistiche del Novecento apprezzate internazionalmente, rispettivamente nel centenario della scomparsa del primo e dei cento anni dalla nascita del secondo, nonché i novant’anni della commedia Natale in casa Cupiello.
Tommaso Primo
Favola nera in concertoLa programmazione si dipana da venerdì 3 dicembre, alle 21, con il recital, già sold out da giorni, di Tommaso Primo che presenta, con Favola nera in concerto, il suo ultimo album. «È un concept album – spiega il cantautore partenopeo – che vuole fotografare la parte oscura dell’essere umano nello sfondo del ventre partenopeo».
Dieci racconti forti dove la provocazione è l’ingrediente principale, storie di strada e di sessualità, ma anche di fiori che sbocciano nel cemento, di angeli che diventano demoni e viceversa. Ospiti della serata Roberto Colella della Maschera con Antonio Gomez Caddeo e Vincenzo Capasso, Dario Sansone dei Foja, il Cile e Pasquale Palma.
Sabato 4, alle 21, ritorna nel teatro della Canzone napoletana Peppe Barra. L’artista propone brani che partono dalla contaminazione di brani della tradizione, con autori come Giambattista Basile, E. A. Mario, Leonardo Vinci e Ferdinando Russo, a composizioni di musicisti contemporanei, come Pino Daniele, Bob Marley ed Enzo Gragnaniello. I testi costruiscono, con la musica, architetture sonore, riuscendo a far convivere suoni antichi e moderni, tammurriate, echi di canzone francese e arie del Settecento.
Domenica 5, alle 19, è la volta delle EbbaneSis con Transleit, un concerto nel quale le due musiciste, Viviana Cangiano e Serena Pisa, interpretano i brani del recente e omonimo album. Il duo, il cui sodalizio è ormai affermato sulle scene e da una grande amicizia, si contraddistingue per l’originalità degli arrangiamenti per voci e chitarra, caratterizzati da singolari contaminazioni linguistiche, e per la fusione delle voci. Tra i brani proposti, nella loro chiave originale, classici come Reginella, ‘O sarracino, Rundinella, ‘O zappatore, ‘A rumba d’ ‘e scugnizze e ‘O sole mio, alternati a brani internazionali tradotti in napoletano come Bohemian rhapsody dei Queen.Giovedì 9, alle 21, Serata d’Onore Enrico Caruso, manifestazione/evento, in occasione del centenario della scomparsa, registrata per Rai1. La Serata intende essere una sorta di “compendio” della figura del celebre tenore, del quale racconta le vere storie e fa giustizia di alcune leggende che sono fiorite sul conto di una figura così carismatica e popolare. Ne sono autori Massimo Andrei, Mauro Gioia, Marisa Laurito e Giorgio Verdelli, con la consulenza di Giuliana Muscio. La stessa Laurito conduce il racconto dal palco del teatro, dove è allestita una scenografia di Bruno Garofalo ispirata alla hall di un grande albergo dei primi anni del ‘900, con un grande piano a coda, poltrone e stampe d’epoca. Da New York Mauro Gioia ci condurrà nei “luoghi” americani del grande tenore.
Il racconto si dipana tra riprese e documenti d’epoca, fotografie, filmati di grandi tenori alle prese col repertorio di Caruso e una serie di esibizioni, tra cui quelli di Lina Sastri, Nicholas Ceragioli, il talento quindicenne speranza della lirica.
Tra le testimonianze, Jonas Kaufmann e Cecilia Gasdia, Andrea Bocelli, Vittorio Grigolo e Daniel Oren, Ron, che racconta Lucio Dalla e la genesi della sua celeberrima Caruso; il Volo; il critico musicale Francesco Canessa, già sovrintendente del San Carlo; il regista Riccardo Canessa; e Giuliana Muscio. Regia teatrale di Bruno Garofalo. Regia televisiva di Barbara Napolitano.
Da venerdì 10 a domenica 12 (venerdì e sabato alle 21; domenica alle 18) Marco Simeoli è il protagonista di Musica Simeoli… manca solo Mozart, atto unico tratto da una storia vera scritto e diretto da Antonio Grosso. Il protagonista racconta Napoli e la sua musica attraverso spartiti, nonché aneddoti dello storico negozio musicale di famiglia, nel quale sono passati tanti musicisti internazionali, tranne il compositore di Salisburgo.
Giovedì 16, alle 21, Serata d’Onore Sergio Bruni, in occasione del centenario della nascita dell’artista definito «’a Voce ‘e Napule» da Eduardo De Filippo. La manifestazione, registrata per Rai1, è scritta da Marisa Laurito, Salvatore Palomba e Giorgio Verdelli. La stessa Laurito, allieva di Bruni, conduce il racconto tra documenti d’epoca, fotografie, filmati e una serie di esibizioni del repertorio del cantautore: Tony Esposito con la compagnia Stabile della Canzone napoletana, Pino Perris, Raiz, Andrea Sannino, Irene Lupe Scarpato, Tosca e Fausta Vetere della Nccp. Tra le testimonianze, Enzo Avitabile, che racconta l’incontro col Maestro ed esegue un’esclusiva versione di Carmela, Roberto
De Simone e quella familiare della figlia Adriana Bruni.Sabato 18 e domenica 19 (sabato alle 20:30 e alle 22; domenica alle 18 e alle 19:30), Colapesce, oltre la leggenda, una commedia musicale di Pietro Pignatelli con le musiche dei Baraonna.
Il racconto della leggenda è accompagnato dalla mostra dell’artista livornese Stefano Pilato, che realizzerà live in teatro un’opera, dedicata a Colapesce e al mare, utilizzando i rifiuti raccolti sul litorale napoletano e puteolano, e l’associazione Plastic free sensibilizzerà il pubblico sul diritto all’accesso all’acqua e all’ambiente come beni comuni e diritti universali e inderogabili.
Giovedì 23, alle 21, il Trianon Viviani ospita un allestimento singolare di teatro di figura di Natale in casa Cupiello, una delle più conosciute commedie di Eduardo, a novant’anni dalla sua scrittura. Con il sottotitolo “Spettacolo per attore cum figuris”, questa produzione di Interno 5 e Teatri associati di Napoli, che si avvale del sostegno della fondazione De Filippo, vede protagonista Luca Saccoia e i le figure animate che lui stesso manovra nell’ambientazione di un grande presepio.
A tutto teatro è il titolo della nuova stagione teatrale del Trianon Vivianiq
Trianon Viviani: programmazione natalizia
Ritorna in scena nei giorni di festa la produzione del Trianon Viviani dedicata alla Canzone napoletana.
Sabato 25, alle 21, domenica 26, alle 18, e giovedì 30, alle 21, va in scena Adagio Napoletano.Cantata d’ammore di Bruno Garofalo che cura la regia e le scene.
Il musical di melodie partenopee vede la partecipazione dei musicisti, cantanti e ballerini della compagnia Stabile della Canzone napoletana. con protagonisti Lello Giulivo, Susy Sebastiano, Francesco Malapena e la partecipazione straordinaria di Gigio Morra.
Tra i vicoli della città rivivono le storie delle canzoni classiche napoletane, tra scene di strada, di mare e paesaggi di Napoli e della Costiera.
Trianon Viviani
Promozioni
Il teatro della Canzone napoletana propone la sottoscrizione di una card, con la quale lo spettatore potrà assistere a sei spettacoli, al prezzo speciale di 90 € in poltrona e di 60 € in palco, scegliendoli liberamente dal cartellone.
Per il pubblico giovanile, ovvero “under 30”, il teatro rende disponibile, per ogni spettacolo, cento ingressi a 10 €.
I miniabbonamenti e i biglietti sono acquistabili presso il botteghino del teatro, le prevendite autorizzate e online sul circuito AzzurroService.net. Il botteghino è aperto dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 13:30 e dalle 16 alle 19; la domenica e i giorni festivi dalle 10 alle 13:30.
Per accedere al teatro è obbligatorio il possesso del green pass e l’uso della mascherina. -
“5×7 – Il paese in una scatola”,
il docufilm che racconta Lacedonia attraverso gli scatti di Frank CancianMi ricordo che arrivando dalla strada del mercato mi fermarono degli uomini e mi chiesero: “Che stai facendo qui?”
E ci parlai. Dissi che ero uno studente, volevo conoscere la cultura e fare fotografie.
E dissero: “Ah ok”.
Parte così “5×7 – Il paese in una scatola“, il documentario che il regista Michele Citoni dedica alla storia di Frank Cancian e alle sue 1801 foto di Lacedonia, di recente esposte al Museo delle Civiltà di Roma.
La storia del professore di antropologia ormai in pensione riprende lì dove si era interrotta sessant’anni prima e le sue foto, conservate al Museo Antropologico Visivo Irpino di Lacedonia, trovano nuova vita nella pellicola del regista romano in cui si raccontano episodi di ordinaria quotidianità e viene rappresentato un mondo, quello del dopoguerra, e una tradizione, quella contadina, che ancorchè superati resistono nell’immaginario comune.
Nel documentario si racconta la storia che lega l’americano Frank Cancian al borgo dell’Alta Irpinia. Una storia che parte da lontano.
Frank Cancian
Frank Cancian
Fotografo per passione, antropologo per professione, il giovane Frank Cancian arriva in Italia nel 1957 dopo aver vinto una borsa di studio all’università e quasi per caso scopre l’Irpinia e si ferma a Lacedonia. Cancian trova nel borgo rurale dell’Alta Irpinia il posto ideale per le sue ricerche e vi resta per sette mesi durante i quali immortala gli usi e i costumi della società contadina del tempo.
E il filo dei ricordi si riannoda alle persone e ai luoghi, trascinando con sé alcune riflessioni essenziali sul modo in cui la fotografia possa farsi sguardo etnografico sulle piccole comunità. I suoi scatti su Lacedonia, molti dei quali conservati nel Museo Antropologico Visivo Irpino, rappresentano un patrimonio etnografico inestimabile sulle comunità del Sud. E grazie al docufilm “5×7 – Il paese in una scatola” stanno pian piano uscendo dai confini locali per aprirsi a una più ampia diffusione negli ambienti del cinema italiano.
Festival e Premi
Il film, che si avvale del montaggio di Roberto Mencherini e delle musiche dell’irpino Pasquale Innarella e dei napoletani KuNa, è stato appena premiato alla 7a Edizone del Vittoria Peace Film Fest per aver «raccontato con stile sobrio un mondo che non esiste più, facendo ritrovare il senso dell’identità a una comunità attraverso gli straordinari scatti in bianco e nero di Frank Cancian».
Al premio ottenuto in questi giorni si aggiungono altri numerosi riconoscimenti e menzioni speciali:
– Laceno d’Oro / Festival internazionale del cinema (rassegna Spazio Campania), Avellino, 2018
– Rome Independent Film Awards (concorso Documentari), Roma, 2019
– Under the Stars International Film Festival (concorso Documentari), Bari, 2019
– EtnofilmFest (concorso), Monselice (Pd), 2019 – MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA
– MonFilmFest / Vetrina di un film di mezza estate (concorso), Casale Monferrato (Al), 2019 – PREMIO DELLA DIREZIONE DEL FESTIVAL
– Film Festival della Lessinia (rassegna Montagne Italiane), Bosco Chiesanuova (Vr), 2019
– Sguardi sui territori / Visual Anthropology and Ecomuseums (rassegna), Gemona del Friuli (Ud), 2019
– Napoli Film Festival (concorso SchemoNapoli Doc), Napoli, 2019
– Move Cine Arte Festival (concorso), San Paolo del Brasile-Venezia-Parigi, 2019
– Mònde / Festa del Cinema sui Cammini (concorso Lungometraggi di documentario), Monte Sant’Angelo (Fg), 2019
– Cortodino Film Festival Dino De Laurentiis (concorso), Torre Annunziata (Na), 2019
– Vittoria Peace Film Fest (concorso Documentari), Vittoria (Rg), 2019
– International Film Fest Roma Film Corto / Independent Cinema (rassegna Percorsi Visivi), Roma, 2019Il documentario, inoltre, è in concorso alla 9a Edizione Intima Lente/Intimate Lens Festival of Visual Ethnography, appuntamento cinematografico dedicato all’antropologia visuale, dove “5×7 – il paese in una scatola” è stato selezionato, tra più di 3.000 opere pervenute, per la finale che si terrà a Caserta nelle prossime settimane.
Buona visone del trailer!
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5 drink per 5 classici della letteratura italiana
Insieme a Michelangelo Bruno, bartender de Il Castello D’Aquino caffè letterario di Grottaminarda, abbiamo abbinato 5 drink a 5 classici della letteratura italiana.
Alcuni dei libri scelti non sono dei veri e propri classici perché non sono molto datati alcuni e non sono romanzi altri. Ciò che ci ha condotti a questa scelta è il contenuto di alcuni testi che nonostante non vengano reputati classici della letteratura abbiamo deciso di menzionare per diverse ragioni. La prima è perché vale la pena leggerli per il loro messaggio che, a nostro avviso, resterà intramontabile.
Michelangelo Bruno ci spiega brevemente alcune tappe storiche che hanno dato vita alla miscelazione
In questa selezione di 5 drink per 5 classici della letteratura italiana abbiamo scardinato, per alcuni libri menzionati, ciò che generalmente si intende per classico della letteratura. Nella lista, infatti, compaiono romanzi che sono annoverati tra i classici della letteratura italiana e altri che per i canoni temporali non lo sono mentre altri ancora non potrebbero rientrare perché non sono romanzi ma di letterario hanno il messaggio intrinseco, l’argomento e il sentire umano.
Ecco cosa è venuto fuori!
5 drink per 5 classici della letteratura italiana: gli abbinamenti
Abbiamo abbinato insieme a Michelangelo Bruno 5 drink a 5 cocktail della letteratura italiana
1. Per lettere contro la guerra di Tiziano Terzani un Ti’ Punch
Un Ti’ Punch per lettere contro la guerra di Tiziano Terzani
Lettere contro la guerra (2002) di Tiziano Terzani non è un romanzo ma una raccolta di lettere scritte in occasione dell’attentato dell’11 settembre 2001. In quest’occasione sono stati molti gli intellettuali, tra cui Oriana Fallaci, che hanno fomentato l’odio verso l’Oriente, verso l’Afghanistan e verso i mussulmani.
Vi riportiamo uno stralcio della lettera che la giornalista scrisse, all’epoca dell’accaduto, quando viveva a Manhattan e che fu pubblicata sul Corriere.
Mi chiedi di rompere almeno stavolta il silenzio che ho scelto, che da anni mi impongo per non mischiarmi alle cicale. E lo faccio. Perché ho saputo che anche in Italia alcuni gioiscono come l’altra sera alla Tv gioivano i palestinesi di Gaza. “Vittoria! Vittoria!”. Uomini, donne, bambini. Ammesso che chi fa una cosa simile possa essere definito unomo, donna, bambino. Ho saputo che alcune alcune cicale di lusso, politici o cosiddetti politici, intellettuali o cosiddetti intellettuali, nonché altri individui che non meritano qualifica di cittadini, si comportano sostanzialmente nello stesso modo. Dicono:”Bene. Agli Americani gli sta bene”. E sono razionale.
Una rabbia che elimina ogni distacco, ogni indulgenza. Che mi ordina di rispondergli e anzitutto di sputargli addosso. Io gli sputo addosso.
Arrabbiata come me, la poetessa afro-americana Maya Angelou ieri ha ruggito:”Be angry. I’s good to be angry, it’s healthy. Siate arrabbiati. Fa bene essere arrabbiati. È sano”. E se a me fa bene io non lo so. Però so che non farà bene a loro, intendo dire a chi ammira gli Usama Bin Laden, a chi gli esprime comprensione o simpatia o solidarietà. Hai acceso un detonatore che da troppo tempo ha voglia di scoppiare, con la tua richiesta. Vedrai. Mi chiedi anche di raccontare come l’ho vissuta io, quest’Apocalisse.
Tiziano Terzani pubblica una raccolta di lettere scritte dopo l’attacco alle Torri Gemelle
A questa lettera Tiziano Terzani risponde a Oriana Fallaci, all’interno di Lettere contro la guerra, dedicandole la lettera da Firenze, di cui vi riportiamo un breve stralgio:
Ti scrivo – e pubblicamente per questo- per non far sentire troppo soli quei lettori che forse, come me, sono rimasti sbigottiti dalle tue invettive, quasi come dal crollo delle due Torri. Là morivano migliaia di persone, e con loro il nostro senso di sicurezza; nelle tue parole sembra morire il meglio della testa umana, la ragione; il meglio del cuore, la compassione.
Il tu sfogo mi ha colpito, ferito e mi ha fatto pensare a Karl Kraus. ” Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia”, scrisse, disperato del fatto che, dinanzi all’indicibile orrore della prima guerra mondiale, alla gente non si fosse paralizzata la lingua. Al contrario, gli si era sciolta, creando tutto attorno un assurdo e confondente chiacchierio. Tacere per Kraus significava riprendere fiato, cercare le parole giuste, riflettere prima di esprimersi.
…
Pensare quel che pensi e scriverlo è un tuo diritto. Il problema è però che, grazie alla tua notorietà, la tua brillante lezione di intolleranza arriva ora anche nelle scuole, influenza tanti giovani, e questo mi inquieta.
…
E tu, Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza?La salvezza non è nella tua rabbia accalorata, né nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela più accettabile, “Libertà duratura”. O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo è mondo non c’è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sarà nemmen questa.
Tiziano Terzani attraverso la pubblicazione di Lettere contro la guerra offre un’analisi lucida in cui dimostra che l’odio genera solo altro odio che, alla fine dei conti, non conduce a nulla di costruttivo perché la comprensione intrinseca di una strage come quella dell’attacco alle Torri Gemelle dovrebbe suscitare tutt’altro: dovrebbe scuotere le coscienze e far capire che usare la stessa moneta non paga mai.
Abbiamo deciso di associare a questo libro il Ti’Punch perché è un drink sincero, non ha copertura aromatica e si compone di uno sciroppo di zucchero integrale di canna, alcuni pezzi tagliati grossolanamente di lime e di distillati di canna da zucchero che hanno una gradazione alcolica compresa tra i 50° e i 60°. Dunque questo è un drink che non ammalia ma si palesa per ciò che è e che mostra tutta la storia che esiste nel mondo della miscelazione perché si annovera tra i Punch, considerato tra i padri della miscelazione.
Il Ti’Punch si compone di scrioppo integrale di canna che rappresenta l’alter ego della sua componente grezza: un distillato non di melassa ma dicanna da zucchero, Rum Agrocole, per intenderci.
Al pari di Lettere contro la guerra, il Ti’ Punch è una bevuta sincera così come lo è il contenuto del libro e della penna del giornalista in generale.
2. Per il nome della rosa di Umberto Eco un Mojito
Quale drink rappresenta il nome della rosa? Per noi un Mojito
Il nome della rosa (1980) di Umberto Eco è un romanzo storico con una forte impronta che ci riporta al genere dei gialli. Il romanzo trova l’espediente di un manoscritto ritrovato, per raccontare la storia di Guglielmo da Baskerville e Adso da Melk, due francescani, che si ritrovano a dover risolvere misteriosi delitti all’interno di una cinta abbaziale.
Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell’attesa di perdermi nell’abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui giventù mi accadde di assistere, ripetendo quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l’Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione.
Il nome della rosa, in breve, è un libro impegnativo perché pregno di riferimenti storici, teologici e filosofici. I protagonisti presenti nel romanzo vengono descritti e approfonditi in modo minuzioso.
A questo classico della letteratura italiana abbiamo attribuito il Punch che rappresenta la fase antecedente a ciò che conosciamo del mondo della miscelazione. Questa scelta, infatti, non rappresenta quella vera e propria di un drink ma uno stile di bevuta. Il Punch si compone di una parte acida, una parte dole, una parte forte, una parte di diluizione e di una nota speziata. Il Mojito, ad esempio, è la eco più evidente del Punch.
Abbiamo deciso di accostare un caposaldo letterario e storico con un elemento altrettanto importante della storia della mixology perché l’idea è quella di omaggiare degli elementi fondamentali, ciscuno, per il proprio ambito di appartenenza.
A voi la scelta!
3. Per Diario di Letizia Battaglia un Americano
Abbiamo abbinato un Americano al libro della nota fotografa
Diario (2014) di Letizia Battaglia non è un vero e proprio classico della letteratura italiana perché è un diario illustrato che riguarda la mafia degli anni ’80. Le fotografie che documentano le guerre della mafia sono esposte nei musei di tutta Europa. Quello che da sempre anima la fotografa, oggi ottantenne, è un senso di giustizia e di verità.
Le fotografie sono accompagnate da testi scritti che raccontano la storia lavorativa di una fotoreporter e la storia intima di una donna, che attraverso la sua sensibilità e il suo occhio ci trasmettono molto di più di uno sguardo oggettivo sul mondo e sul suo lato nero che lo compone.
L’intento di Letizia Battaglia è quello di consegnare alla società il suo monito e il suo augurio: quello di un mondo meno ingiusto e meno cupo di quello che abbiamo.
A Diario abbiamo associato un Americano perché è un drink completamente italiano benché il nome possa far pensare ad un’altra matrice. È una bevuta semplice ma ha fatto scuola così come i personaggi che si sono contrapposti al mondo mafioso, denunciandolo attraverso il proprio lavoro.
4. Per Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello un French 75
Per il romanzo di Luigi Pirandello un French 75
Uno, nessuno e centomila (1926) è una delle opere maggiori di Luigi Pirandello, la cui stesura ha tenuto impegnato lo scrittore per 15 anni prima della sua pubblicazione. Il romanzo lo possiamo annoverare nella branca dei romanzi umoristici anche se i temi fondamentali sono tutt’altro. Protagonisti delle pagine, infatti, sono: la follia e le maschere, simbolismi cari allo scrittore.
Uno, nessuno e centomila è un romanzo che è e resterà sempre contemporaneo perché affronta e scandaglia la fragilità e le diverse facce dell’essere umano e della singola persona.
Avrei potuto, è vero, consolarmi con la riflessione che, alla fin fine, era ovvio e comune il mio caso, il quale provava ancora una volta un fatto risaputissimo, cioè che notiamo facilmente i difetti altrui e non ci accorgiamo dei nostri. Ma il primo germe del male aveva cominciato a metter radice nel mio spirito e non potei consolarmi con questa riflessione.
Ma si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere.
Uno, nessuno e centomila ci scava dentro, palesando le diverse modulazioni comportamentali e caratteriali che assumiamo in base alle persone con cui ci rapportiamo.Ad esempio, l’immagine che diamo ad una persona in particolare sarà diversa da quella che un altro avrà di noi perché ciò che circonda la nostra esistenza è una summa di varie sfaccettature e tratti caratteriali che noi abbiamo mostrato a quella persona e non ad un’altra.
Molto falsata è soprattutto quella che noi ci siamo costruiti e che abbiamo di noi. Ciascuno di noi, dunque, può considerarsi Uno, nessuno e centomila perché possiamo essere tutto ciò che vogliamo e che probabilmente non siamo.
A questo romanzo abbiamo attribuito un French 75 perché è un cocktail che è difficilmente catalogabile in una categoria di drink perché non è canonicamente un Sour ma è arricchito dallo Champagne. Ciò lo fa esulare dalla sua categoria.
In breve, il French 75 può essere tutto di qualsiasi cosa, malleabile e adattabile a qualsiasi esigenza ma con quel quid in più rispetto ad altre bevute.
5. Per lettere a un bambino mai nato di Oriana Fallaci un Vieux Carré
Un drink forte per un libro attrettanto crudo e sinceramente vero
Siamo giunti al quinto abbinamento di 5 drink per 5 classici della letteratura italiana.
Lettere a un bambino mai nato (1975) è un romanzo che esula dalle altre opere letterarie di Oriana Fallaci perché è un libro che affronta la difficoltà di non essere madre, essendone consapevoli e scegliendo tale percorso. Tra le pagine e la penna della storica giornalista si evince, nonostante la forza e la fermezza delle sue scelte, la fragilità umana che trapela dalla paura del rimpianto: la scelta di non diventare madre a prescindere dalle aspettative della società.
Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi. È stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata. Mi si è fermato il cuore. E quando ha ripreso a battere con tonfi sordi, cannonate di sbalordimento, mi sono accorta di precipitare in un pozzo dove tutto era incerto e terrorizzante. Ora eccomiqui, chiusa a chiave dentro una paura che mi bagna il volto, i capelli, i pensieri. E in essa mi perdo.
Cerca di capire: non è paura degli altri. Io non mi curo degli altri. Non è paura di Dio. Io non credo in Dio. Non è paura del dolore. Io non temo il dolore. È paura di te, del caso che ti ha strappato al nulla, per agganciarti al mio ventre. Non sono mai stata pronta ad accoglierti, anche se ti ho molto aspettato.
Mi son sempre posta l’atroce domanda: e se nascere non ti piacesse? E se un giorno tu me lo rimproverassi gridando “Chi ti ha chiesto di mettermi al mondo, perché mi ci hai messo, perché?”
La vita è una tale fatica, bambino. È una guerra che si ripete ogni giorno, e i suoi momenti di gioia sono parentesi brevi che si pagano un prezzo crudele.
Nonostante Oriana Fallaci sia una donna piena di tempra e di raziocinio, in quest’opera per quanto possibile perché scritta di suo pugno, si evince un essere umano e un’anima pari a tutte le altre. In questo romanzo la giornalista è in primis una donna che si interroga e spiega un avvenimento importante della sua vita: l’aborto spontaneo che ebbe.
Abbiamo associato a Lettere a un bambino mai nato un Vieux Carré perché è un drink molto forte che si compone prevalentemente di Cognac, e Whiskey e Vermut rosso. Si può definire una bevuta stutturata, secca e strong dal punto di vista alcolico che consente, per chi se la sente, un massimo di due bevute.
Al pari di Lettere a un bambino mai nato che è un libro intio, lucido, razioale ma che lascia una sensazione cupa e che riesce a trasmttere la ferma e netta decisione di una donna che ha deciso di non seguire i classici dettami di una società cui molte donne si piegan, a dispetto di un istinto materno che non è universalmente valido per tutte.
Se siete interessati ad altri abbinamenti che abbiamo pensato insieme al Castello D’Aquino caffè letterario di Grottaminarda, ecco 5 drink per 5 cocktail della letteratura internazionale.
Buona lettura e scoperta!
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