Lacci, il romanzo di Domenico Starnone diventa un film diretto da Daniele Luchetti. Il lungometraggio uscirà nelle sale italiane il prossimo 30 settembre.
Lacci è stato presentato alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia, cui era presente anche Michela Mancusi, presidente di Zia Lidia Social Club, che ci ha svelato che il film ha diviso nettamente la critica e gli addetti al settore presenti alla manifestazione.
Ad alcuni non ha convinto la sceneggiatura mentre ad altri l’interpretazione dei personaggi e la scelta inverosimile di Vanda che da giovane viene interpretata da Alba Rohrwacher mentre da anziana da Laura Morante che di simile hanno ben poco esteticamente.
Per l’interpretazione di Aldo da giovane il ruolo è stato affidato a Luigi Lo Cascio mentre a Silvio Orlando è stata affidata la parte più adulta dell’uomo.
A prescindere dalle critiche Michela Mancusi, che ha letto anche il libro di Domenico Starnone, ha trovato il lavoro di Daniele Luchetti credibile e ben fatto.

Lacci di Domenico Starnone diventa un film
Lacci: la trama del film
Lacci parla della storia di Aldo e Vanda che dopo molti anni di vita coniugali crollano. A far scatenare tutto è Aldo che ha tradito Vanda, abbandonando i suoi figli a Napoli e trasferendosi a Roma con la nuova compagna.
Daniele Luchetti mostra quarant’anni di vita trascorsi dai protagonisti, cogliendo i momenti che hanno segnato non solo i due protagonisti principali ma anche l’iter e la crescita dei figli, vissuti a pane e rancore nei confronti del padre.
Lacci non è un film leggero e non dà spazio alla felicità, il filo conduttore è una vita disillusa fatta di cambiamenti, di noia, di stanchezza sentimentale e di fragilità.
Vanda cerca in qualche modo di tenere in piedi la sua famiglia ma, negli anni successivi, si rende conto che ciò che voleva non era Aldo ma semplicemente il voler avere la possibilità di andare lei via, scegliendo il suo futuro invece di subire pateticamente le scelte del marito.
I figli intanto hanno visto i genitori distruggersi a vicenda e solo crescendo potranno riscattarsi sentimentalmente da un’eredità emotiva difficile da gestire e che comunque in qualche modo li ha segnati.

L’attrice interpreta Vanda da giovane in Lacci
Lacci è un film che parla di una coppia e probabilmente di una generazione che non si è mai affrancata dal passato e dai sensi di colpa.
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Cocktail e Cultura al Castello D’Aquino: 5 drink per 5 film internazionali
In collaborazione con il Castello D’Aquino caffè letterario di Grottaminarda, dopo 5 drink per 5 film italiani, abbiamo deciso di associare altrettanti drink a cinque film internazionali.
La scelta questa volta ci ha condotti verso trame di film che, in qualche modo, sono attinenti al periodo che stiamo trascorrendo: lontani dal nostro concetto di vita normale, libera e lontani dalla cultura condivisa.
I lungometraggi che abbiamo scelto, per gli amanti del cinema, rappresentano sicuramente dei classici che non possono non essere conosciuti perché mostrano diversi modi raccontare, di girare e diverse suggestioni in cui è possibile osservare e conoscere il mondo, anche quello surreale.
Che sapore avrebbe un film internazionale se fosse un drink?
Ecco cosa abbiamo scelto insieme a Michelangelo Bruno, bartender del Castello D’Aquino.
Buona scoperta!
5 drink per 5 film internazionali
1. Per L’angelo sterminatore di Luis Buñuel un Daiquiri Heminghway
Cocktail e Cultura al Castello: cinque drink per cinque film internazionali
L’angelo sterminatore di Luis Buñuel (1962) è tratto da un soggetto teatrale di José Bergamin, intitolato Los naufragos. Il film scava nella psicologia umana, soprattutto in quella borghese. Il regista infatti attraverso questo lungometraggio vuole rendere non morale ciò che appare come morale.
Dopo una prima teatrale, una comitiva dell’alta borghesia viene invitata a casa di amici. All’improvviso tutti si accorgono che la servitù improvvisamente si è eclissata. Nessuno riesce ad uscire dall’abitazione, come se qualche forza oscura li stesse trattenendo tra quelle mura. Ciascuno dei presenti si ritrova a piangere sul proprio destino finché la situazione degenera in un sacrificio carnale.
Da un punto di vista psicologico L’angelo sterminatore mette a nudo la pochezza umana, esasperata dall’angoscia e dall’ansia di non poter e di non riuscire a fare ciò che si vuole.
Il film sotto questo aspetto rispecchia in pieno quello che stiamo vivendo, soprattutto dal punto di vista umano non legato al lavoro, a causa della pandemia.
Al film di Luis Buñuel abbiamo abbinato un Daiquiri Heminghway perché è una bevuta complessa che, in apparenza, sembra essere innocua e dai tratti organolettici caraibici ma in realtà è un drink strong non adatto a tutti.
Allo stesso modo L’angelo sterminatore sembra un film fruibile a tutti ma, in realtà, c’è bisogno di una determinata propensione e sensibilità, per poterne godere pienamente così come lo è il drink che abbiamo abbinato.
2. Per L’impero della mente di David Lynch un Canchanchara
Che drink sarebbe L’impero della mente se fosse un cocktail?
L’impero della mente (2006) di David Lynch è un film diverso da quelli cui siamo abituati normalmente perché non ha una trama lineare e comprensibile. Il lungometraggio non segue schemi perché il suo fine non è quello di comunicare o dire nulla ma solo trasmettere sensazioni.
Il film può essere visto come un viaggio intimo che si svolge in mondi paralleli, per chi li ha. Ne L’impero della mente realtà e finzione si mescolano e si fondono, divenendo un’unica cosa.
L’impero della mente, dopo la sua visione, lascia un senso di disorientamento e confusione, ciò che vuole David Lynch, perché ciò che si svolge sullo schermo della TV dei protagonisti diventa parte integrante della vita degli spettatori.
Abbiamo abbinato a questo film un Canchanchara perché è un drink che risale alla metà del ‘700 e rappresenta il primo punto di riferimento della categoria Sour.
Come L’impero della mente è un film che esprime al massimo la potenza onirica di questo genere, allo stesso modo questo drink rappresenta la pietra miliare, per quanto riguarda la storia della miscelazione.
Ciò che lega il film e il cocktail è l’essenzialità senza fronzoli anche se sono di difficile approccio entrambi: per il film c’è bisogno di una determinata predisposizione mentale mentre per il drink la difficoltà risiede nel gusto dell’Aguardiente, un distillato molto diverso dalla sua categoria di appartenenza.
3. Per Fahrenheit 451 di François Truffaut un Campari Shakerato
Un Campari Shakerato per il film di Truffaut
Fahrenheit 451 (1966) di François Truffaut è un film anticipatore dei nostri giorni. Ci ritroviamo in un mondo in cui leggere libri rappresenta un reato ma anche il solo fatto di leggere rappresenta un’azione vietata dallo Stato.
Le persone sono tutte ammaliate dalle immagini che non portano a nessun tipo di ragionamento ma al semplice subire, inglobando acriticamente ciò che viene mostrato. Lo scopo della demonizzazione dei libri è un chiaro tentativo dei poteri forti di indurre i cittadini a non pensare, a non sviluppare alcun pensiero critico, diventando delle amebe. Un po’ come quello che sta accadendo, da un paio di anni, con il mondo costruito dei social, in cui vengono mostrate immagini divertenti, per certi versi ironiche ma prive di morale o d’insegnamento.
L’editoria sta perdendo sempre più lettori perché sono in molti ad affidarsi alle immagini, preferendole, non contemplando più la lettura, grande nutrimento per la mente, considerata troppo impegnativa.
Abbiamo abbinato a Fahrenheit 451 un Campari Shakerato perché è annoverato tra i grandi classici della miscelazione: la bevuta amara per eccellenza.
L’amarezza del drink è intensa come la forza della trama del film. Come questo lungometraggio è importante per la filmografia internazionale, allo stesso modo risulta essere iconico questo cocktail, sottolineando l’importanza del Bitter Campari all’interno della storia della mixology.
4. Per Tempi moderni di Charlie Chaplin un Dirty Martini
Se il film di Charlie Chaplin fosse un drink sarebbe un Dirty Martini
Tempi moderni (1936) di Charlie Chaplin è il secondo lungometraggio del regista ma è il primo che affronta tematiche importanti ed esasperanti per l’epoca in cui è stato girato e per la nostra che stiamo vivendo.
Ciò su cui pone l’accento Charlie Chaplin sono i risvolti e le conseguenze della rivoluzione industriale scandita da ritmi sempre uguali, dal continuo produrre sempre lo stesso pezzo in modo automatico e senza avere il tempo necessario per riposare e distaccarsi dal lavoro.
Tempi moderni è la trasposizione cruda di ciò che stiamo vivendo: esseri umani che hanno diritti civili legati al lavoro ma che sono stati privati completamente della libertà sociale, privata e interpersonale. Le domande che potrebbero scaturire dopo la visione del film potrebbero essere svariate. una di queste potrebbe essere: “A cosa ci porta la globalizzazione? Che senso ha il solo diritto al lavoro se non possiamo essere altro se non la maschera sociale e lavorativa che stiamo indossando da più di un anno?
Abbiamo abbinato a Tempi moderni un Dirty Martini (Martini sporco) perché il classico Martini viene sporcato dalla salamoia delle olive. In questo modo si ottiene a livello organolettico un sapore sapido, salmastro ma molto gradevole. L’aggiunta della salamoia, per assurdo, rende la bevuta fruibile ad un maggior numero di persone, senza togliere la forza intrinseca del drink.
La scelta del Dirty Martino è stata fatta per evidenziare quanto Charlie Chaplin sia riuscito ad alleggerire una disastrosa condizione socio-politica, rendendola meno asfissiante con la sua comicità e la sua grande bravura interpretativa.
5. Per Il posto delle fragole di Ingmar Bergman un Last Word
Per Il posto delle fragole di Ingmar Bergman un Last Word
Il posto delle fragole (1957) di Ingmar Bergman è un road movie esistenziale in cui i sogni-incubi rappresentano una sorta di agnizione per ciò che il gap esistenziale del protagonista. Ciò che permea il film è il cambiamento dettato dalle stagioni della vita e quindi dallo scorrere del tempo che ci appartiene anche a livello biologico in cui un uomo riesce a intaccare la maschera della sua indifferenza poco prima di morire.
Il sogno premonitore dell’orologio fermo e della bara che esce dal carro funebre rappresentano due scene cult del film.
Il posto delle fragole riesce a descrivere il dramma dell’insofferenza emotiva di vivere, scontrandosi ad una certa età con ciò che siamo stati e con le scelte fatte, che non sono altro che una summa di ciò che, storto morto, abbiamo deciso di essere.
Abbiamo abbinato a questo film internazionale un Last Word perché d’impatto lascia senza parole per la sua struttura composta da: gin, Maraschino e Chartreuse verde e lime. È un Sour molto personale e particolare che è l’equivalente del modo di girare di Ingmar Bergman. Questo cocktail non si sceglie per tedio o indecisione così come non si decide con leggerezza di optare per la cinematografia del regista svedese.
Ecco la nostra scelta di 5 drink per cinque film internazionali.
Alla prossima!
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Inaugurata l’Accademia del caffè napoletano, per la promozione e valorizzazione del rito partenopeo
È stata inaugurata l’Accademia del Caffè Napoletano, dedicata alla valorizzazione e alla promozione del rito del caffè napoletano.
Una realtà fortemente voluta dall’associazione
Medeaterranea in collaborazione con Caffè Borbone, che ha preso forma negli spazi della Mostra d’Oltremare di Fuorigrotta (Padiglione Piscina, primo piano), dove a febbraio si terranno le prime lezioni. Tre, i livelli, aperti a chiunque volesse specializzarsi o entrare nel mondo del lavoro, ma anche a semplici appassionati. I primi due comprendono lezioni teorico-pratiche di base, il terzo più specifico e avanzato, trasformerà i discenti in veri e propri cultori del caffè napoletano. Una buona occasione per chi è già introdotto nel settore alberghiero e vuole approfondire la materia, ma anche per chi vuole avvicinarsi al mondo del caffè per la prima volta. In programma, corsi a numero chiuso, cui avranno accesso 20 partecipanti per volta.
Ricche, accattivanti ed utili, le aromatiche lezioni, durante le quali si avrà modo di scoprire, tra l’altro, origini, storia e provenienza del caffè, la differenza tra “arabica” e “robusta”, come servire nel modo migliore il caffè nei vari contesti, focus sul valore sociale che si snoda attorno al “rito del caffè” e moduli interessanti come quello dedicato alla semiotica del caffè. Ma, soprattutto, non mancheranno dritte su gusto, qualità, sicurezza e visite allo stabilimento di Caffè Borbone. Al terzo livello, si aggiungeranno, inoltre, nozioni legate al marketing, alle tecniche sensoriali, all’analisi dei consumi relativi al caffè ed altri approfondimenti.
Accademia del Caffè Napoletano
L’intento è quello di creare un polo esclusivo dedicato alla divulgazione dei molteplici aspetti inerenti alla cultura, produzione e consumo di caffè: un’Accademia, che non poteva che nascere a Napoli, città che ha fatto del rito del caffè un culto, tramandato da generazioni, conosciuto ormai in tutto il mondo.
Della gestione dell’Accademia, ospitata nei locali accreditati dalla Regione Campania della Sire Ricevimenti – divisione Academy, si occuperà l’associazione Medeaterranea specializzata in attività di divulgazione scientifica, ricerca, formazione e valorizzazione del settore agroalimentare e della cultura enogastronomica. Inoltre, ha contribuito all’approvazione della candidatura a Patrimonio Unesco del Dossier “La Cultura del Caffè Napoletano tra Rito e Socialità “ promosso dalla Regione Campania attraverso l’iscrizione al registro Ipic, con l’avvio all’iter di approvazione da parte del Mipaf.
Al fianco di “Medeaterranea” per il progetto “Accademia del Caffè napoletano” Caffè Borbone. L’azienda partenopea ha contribuito allo sviluppo dei contenuti, alla fornitura dell’attrezzatura professionale e degli accessori per la didattica Il brand provvederà, inoltre, alla fornitura delle materie prime oggetto di studio, come caffè crudo, in grani e monoporzionato, che serviranno a regalare ai discenti pause caffè di qualità, fortemente radicate al territorio e a rafforzare il valore che si snoda attorno al “rito del caffè”, elemento essenziale della cultura napoletana.
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Soul Six feat. Nino Buonocore. A 30 anni dalla pubblicazione rifanno “Scrivimi”
Nel trentennale della sua uscita, i Soul Six fanno propria “Scrivimi”, una delle poesie musicali più intense della storia della Canzone Italiana. E lo fanno con l’intensità, l’originalità e l’identità espressiva che ormai li contraddistingue come una delle realtà musicali più interessanti degli ultimi anni.
Dopo le straordinarie reinterpretazioni di Laura Pausini, Mango, Fabio Concato, Bruno Lauzi e Anna Oxa, e versioni in spagnolo e portoghese, arriva la nuova versione firmata dai Soul Six e che coinvolge lo stesso Nino Buonocore nella celebrazione del trentennale di questo classico della canzone italiana.Nino Buonocore
Dichiara Nino Buonocore:
Quando mi è stato proposto questo progetto ne ho subito apprezzato l’originalità” “Tra le tante versioni di “Scrivimi” credo sia la più particolare. Non è facile “trattare” una canzone di successo sebbene conti già decine di versioni. I Soul Six credo siano riusciti a renderla unica tra le tante, donandole tanta freschezza e gioia, pur conferendole tanta eleganza. Grazie Soul Six!
Scrivimi è arrangiato e prodotto da Gianluca Marrazzo per i Soul Six. Il brano è stato realizzato presso gli studi di Hub55. La regia e la realizzazione del videoclip è di Mario Rea. Il video è stato girato nel centro storico di Angri (Sa), con la partnership dei locali notturni di Via Di Mezzo.Soul Six
Con questo brano Soul Six si esprimono in una dimensione intima e sincera, un arrangiamento vocale che rivela sfumature inedite di un brano che ha fatto la storia. In un’atmosfera che d’improvviso si rivela surreale, con un flashback il video racchiude lo stupore di un incontro tra passato e presente, l’abbraccio in una relazione interpersonale vera. La lentezza dello “scrivere” i propri sentimenti, opposta alla distrazione digitale, conquista spazi e tempi comunicativi a dimensione finalmente umana.Soul Six: biografia
Attivi da 15 anni sulla scena soul e pop, i Soul Six si sono ormai affermati come una delle più significative e poliedriche band vocali campane, soprattutto per la loro capacità di rinnovarsi, di attraversare con disinvoltura una molteplicità di generi musicali. La formazione attuale dei Soul Six comprende Giusy Visconto, Carmine Granato, Angela Ruscio, Sarah Adamo e Gianluca Marrazzo.I Soul Six hanno al loro attivo 4 singoli ed un disco (Sacro Profano) una intensa attività live tra teatri, club e Festival: Fondazione Ravello Festival, Amalfi in Jazz, Okdoria Fest, Summertime Jazz Festival, Tirreno Festival, Calici di Stelle, Luci in Jazz, Ottaviano Food Festival, VivaCultura, Giffoni Jazz Festival. Hanno condiviso il palco con Tullio de Piscopo, Stefano di Battista, James Senese, Valerio Scanu, Fabio Concato, Enzo Gragnaniello. Con Senese sono protagonisti del docufilm “Animasona”, uno special sul live in cui lo storico frontman dei Napoli Centrale ha sperimentato per la prima volta una trasposizione dei suoi brani per gruppo vocale.
9 comments on Lacci di Daniele Luchetti a breve nelle sale italiane: il trailer con un piccolo spoiler di Michela Mancusi
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