Le peggiori paure è un romanzo di Fay Weldon, edito da Fazi Editore, che uscirà nelle librerie il prossimo 30 gennaio.
Protagonista del romanzo è Alexandra Ludd, un’attrice affermata, che diventa inaspettamente vedova. Ned noto critico teatrale nonché marito della donna viene colto improvvisamente da un infarto mentre la donna si trova a Londra per lavoro.
La vita coniugale di Alexandra Ludd e Ned sembrava essere felice e priva di lati oscuri ma una serie di eventi e dettagli strani, dopo la morte del marito la portano a porsi delle domande che la mettono in discussione sul suo ruolo di donna, di madre e di artista.
La morte di Ned pone Alexandra in una fase di stallo, in cui i ricordi della vita coniugale si confondono con visioni di una vita altra, il dolore e la perdita sono condizioni difficili da accettare per la donna.
Era un cordone ombelicale a tenerli uniti – reciprocamente- che con il tempo avrebbe riportato indietro lui, oppure sarebbe stata lei a seguire lui? Presto avrebbe forse avuto un’altra visione: Ned sarebbe riapparso sulla spiaggia per aspettarla, l’ombra si sarebbe dissolta e lei l’avrebbe raggiunto sulla battigia alla luce del sole. Insieme sarebbero entrati in un’altra forma di vita. Così andavano le cose. Lei non riusciva ad accettare l’essenza definitiva della morte. Ci sei, e poi, di colpo, non ci sei più. Impossibile. Il confine fra le due condizioni era troppo marcato e definito per essere accettabile.

Le peggiori paure di Fay Weldon
Fay Weldon realizza un libro estremo in cui emergono complicità e competizioni femminili che si scontrano inevitabilmente con l’ambiguo universo maschile. Per scoprire il resto non vi resta che leggere il libro!
You Might also like
-
Licenziare degli Elettrojoyce: l’alienazione vista come una salvezza
Cosa ci insegna una canzone quando siamo certi di averla individuata come fonte d’ispirazione dei nostri pensieri più reconditi? Qual è la reazione che ci spinge a pensare che ciò per cui siamo nati e cresciuti non possa coesistere col pensiero comune, quello vincolato in maniera troppo forzata?
Vent’anni fa, nel 1999, una rock band romana, gli Elettrojoyce, pubblicano per la prima volta con la Epic (Sony Music) la loro definitiva versione dell’interazione di un pensiero, che forse trae in inganno, se comparato all’azione ludica che un brano punk può ispirare, proprio perché siamo certi che stiamo per rilassarci in un ascolto e non stiamo allargando gli orizzonti alla crescita sociale.
Niente di più sbagliato.
Capire quanto sia importante la comprensione sta esattamente nell’azione che una linea melodica (non necessariamente sempre accoppiata con un testo) può, nel momento dell’ascolto, farci aprire a nuove condotte di pensiero, che forse non risultano sempre tangibili con le materie umanistiche studiate a scuole, né con l’induzione che ha un nucleo familiare su un soggetto più propenso ad una fuga più morale che prossima.
Il branoLicenziare degli Elettrojoyce esce per la prima volta, come singolo, nel 1998, suggella il loro rapporto con un’etichetta major e anticipa il secondo album della band romana, Elettrojoyce (2°), del 1999.
Il gruppo, capitanato da Filippo Gatti (oggi ancora musicista e autore all’attivo), voce e basso, ha un ruolo fondamentale nell’elevazione di una musica colta che si cela negli ascolti forse più scontati. La musica d’autore già in quel periodo va scemando, e il commercio che deriva da un introito guidato da un discutibile pensiero unilaterale guida una comunità di ragazzi a concentrarsi sulla scia del momento, a farsi coinvolgere da nulla di troppo coinvolgente, da un accumulo di oggetti di uso comune con scadenza prossima.
Nel 1999 il vecchio secolo e il vecchio millennio stanno per terminare, e la paura che tutto troppo presto non possa più funzionare incombe sulla capacità (o forse sull’incapacità) di poter coesistere con una pagina nuova, con una parentesi che inizia tale, poi diventa periodo. Nessuno, forse, sa che stiamo per affacciarci alla resa definitiva delle nostre pretese esistenziali, e tutti, nel frattempo, erroneamente, cadiamo nella matematica certezza che giungerà qualcosa di nuovo, di inaspettato, così come sia ovvio che dopo uno 0 ci sia il numero 1.
I calcoli non erano troppo sbagliati, in effetti, se riuscissimo solo un momento a guardarci indietro e a capire quante sostanziali differenze possano esistere rispetto ad un ventennio fa, quando ( ad esempio) ciò che state leggendo in questo istante non sarebbe stato alla portata di un click in qualsiasi posto vi sareste trovati con una connessione internet wi fi sufficiente, e con uno smartphone. Gli ascolti musicali, i più influenti, di quel periodo combaciano alla perfezione con la decadenza complessiva che avrebbe condizionato le persone che, oggi, si considerano adulte e guidano i servizi, i pensieri e i partiti politici, e indirizzano i propri figli all’ibernazione morale, culturale, stimolante, reazionaria che una cultura personale può regalare, in un mondo dove “regalo” significa sempre un interscambio economico, o una prestazione da restituire con interessi.
Elettrojoyce Licenziare
Nel 1999 gli Elettrojoyce capiscono che qualcosa nell’equilibrio di un’autenticità sta per spezzarsi, e scrivono un testo che sa dell’incredibile, una poesia semplice che invita ad una scelta forse più complicata, più estrema ma giustificabile:
prendimi la mano
usciamo dal vagone in corsa
vite cancellate da un’oscillazione in borsa
ho sentito i nostri battiti del cuore accelerare
meglio che restare intrappolati nella foto ad invecchiare
Colui che parla, in questo testo, è un soggetto che s’impegna a far rimarginare ferite inferte dal tempo che non s’arresta, che corre imperterrito, e che detta le leggi che secondo i suoi esecutori, gli individui cloni che lo circondano, sono alla base di una convivenza forzata, dove la capacità che può pervenire da un tentennamento dei mercati può trascinarci in un vortice di pessimismo collettivo.
Eppure basta soffermarsi, darsi del tempo, lasciare che i nostri ritmi non marcino necessariamente all’unisono con tutto il resto, perché è proprio quando il nostro cuore che accelera i battiti, scaturiti da un’emozione, che si ha più capacità di sentire il suo tumulto emergere dal caos circostante. Una sorta di foto che ci ritrae identifica nei solchi della nostra pelle la cadenza del tempo così come ci viene dettato, e in tali linee si demarcano, alla stessa maniera, obbligatori cambi di direzione, così come quest’ultima sta ad indicare a seconda delle esigenze, il vecchiume che contrae le grinze sul nostro Dorian Gray peccaminoso e corrotto, intrappolato nel suo ritratto, mentre il suo avatar corre sotto dettatura.
Cambia forma il male
cambia nome
cambia di colore
pensa sempre al resto
mentre chiudi gli occhi
e salti, amore e ogni giorno si allontana
mentre noi dimentichiamo
non avere mai paura
mentre andiamo
Il nostro protagonista ha trovato un’affinità elettiva con colei che lo seguirà in questa alienazione curativa, quindi le dà coraggio, la incita a intraprendere il grande salto, ad affrontare la grande sfida che condurrà entrambi all’olimpo dell’individualità, dell’originalità. Le malvagità cambiano identità a seconda dei suoi coordinatori; i loro portavoce a doppio petto incitano all’obbligo e alla disciplina, mentre essi stessi, dal loro canto, infrangono di nascosto le regole, come in 1984 di George Orwell. Per questo il nostro uomo vuole inimicarsi i vari ministeri; vuole superare concetti che questi ultimi dettano, le regole che vengono fatte rispettare dalla “psicopolizia”. La paura alimenterebbe soltanto il pretesto di una persecuzione, e scacciarla via è solo il primo passo verso un concreto successo dell’ammutinamento, e della successiva alienazione.
In quello stesso anno i Bluvertigo pubblicano l’album Zero, e la qualità che vi si enuncia è la stessa. Anzi, nel caso del gruppo di Morgan e soci la produzione volge già alla garanzia di una prestanza che mette sicurezza e ci prepara al nuovo millennio, e l’elettronica, che corre sul binario parallelo di un’esecuzione ancora suonata con strumenti, sembra voglia convivere con qualcosa di superato, un po’ come restare sospesi a mezz’aria tra un ciglio e l’altro di un dirupo.
Gli Elettrojoyce, dal loro canto, ed in questa canzone, restano affezionati al filone rock che più sconvolse i canoni di fine millennio. Ricordiamoci che la scena musicale italiana di quel genere aveva vissuto momenti felici in quel decennio stesso, e basterebbe citare i Timoria, i Marlene Kunz, Movida, etc.
Oggi non esistono più, e di certo anche noi domani dovremo cedere il posto, ma appunto per questo, la nostra eredità sarà più preziosa se legata ad una lezione ai nostri posteri, ad una preparazione che possa consistere nel rispetto della propria linea d’ombra e coesistere con quelle altrui, seppur non combaciando alla perfezione, ma trovando i punti di sutura necessari a crearne una immensa che possa oscurare ostacoli collocati da chi è sullo scranno del potere da duemila anni.
Carmine Maffei
-
Caroline Geys in mostra all’AXRT Contemporary Gallery: l’intervista
Geometry Traces è il nome della mostra che vede come protagonisti due artisti americani: Caroline Geys e Brian Murphy, due artisti differenti tra loro ma accomonunati da una visione geometrica nelle loro creazioni.
Caroline Geys traccia attraverso le linee geometriche la sua vita, i luoghi in cui ha vissuto e quelli dove è nata. Lo spettatore viene colpito dall’impatto cromatico vivace delle sue opere perché dona alle creazioni una vitalità che si contrappone alle linee rigorose del mondo geometrico.
L’approccio dell’artista è rigoroso, se pensiamo all’utilizzo della geometria, ma l’artista si serve di ciò per decodificare il mondo reale, creando un ponte di comunicazione tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo (mondo reale e mondo astratto).
Lo sguardo artistico di Caroline Geys è di meraviglia nei confronti della perfezione rappresentato dallo spazio e dalle sue geometrie perfette ma allo stesso tempo diventa fonte di curiosità e di esplorazione nel momento in cui fonde geometria e cromatismo.
L’artista in mostra all’Axrt Contemporary Gallery
Caroline Geys: biografia
Caroline Geys nasce a Wilrijk in Belgio nel 1980 ma cresce a Orlando in Florida, si trasferisce successivamente a Miami dove ha vissuto per nove anni e nel 2011 si sposta a Los Angeles. Lei è un’artista e designer multi-media autodidatta.
Si laurea in Marketing e Real Estate presso la Florida Atlantic University e dopo un percorso lavorativo di dodici anni affine ai suoi studi decide nel 2017 di aprire una sua società: Caroline Geys Design Studio.
La mostra rimarrà esposta all’AXRT Contemporary Gallery di Avellino fino al 16 giugno.
-
Loredana Bertè a Catania
Loredana Bertè torna live con uno show, in cui si mette in gioco con le sue canzoni. Brani così attuali e potenti che riescono a viaggiare tra le generazioni e a raccontare tutti noi. Lunedì 24 luglio alle ore 21.30, il Manifesto tour estivo 2023 arriverà alla Villa Bellini per il Catania Summer fest. L’unica data siciliana dell’imperatrice del rock è promossa da Arena Eventi Communication.
Dopo il rinvio della tournée primaverile a causa di alcuni problemi di salute, l’antidiva per eccellenza della musica italiana ha annunciato il ritorno sul palco. Riconfermato il tanto atteso appuntamento nel capoluogo etneo con una delle artiste più iconiche, innovative, rivoluzionarie e amate di sempre.
«Sono molto emozionata, ricominciare a cantare mi riempie veramente di gioia» ha confessato Loredana, entusiasta di poter finalmente riabbracciare i suoi fans.
Partecipare al Manifesto tour estivo 2023 significa salire su una giostra che si muove tra passato e presente, pop e rock, blues e reggae. Nella scaletta si passa da momenti di pura commozione e intensità ad attimi di delirio collettivo con le hit più recenti. Il mare d’inverno, Sei bellissima, Figlia di… testimoniano una carriera intrisa di successi e di quel libero pensiero, per cui ha sempre pagato di persona. Lupa fuori dal branco, ha fatto della propria solitudine l’arma vincente mostrandoci un cuore “per metà di pietra e per metà di neve”.
Dal palco non mancano neanche i messaggi sociali legati alle donne, tema sempre presente nel racconto della cantautrice di Bagnara Calabra. Come in genere la difesa dei diritti dei più deboli e di tutti coloro che non possono difendersi. Guerriera nata, on stage è un detonatore di emozioni, che trasmette vivide durante i suoi live. Esperienze entusiasmanti impossibili da descrivere a parole. Bisogna viverle.
L’unico appuntamento siciliano con la Loredana Bertè nazionale è lunedì 24 luglio ore 21.30 alla Villa Bellini, nell’ambito della rassegna musicale Catania Summer fest.
15 comments on Le peggiori paure: una feroce riflessione sul matrimonio
Comments are closed.