Nel 2022 Nottetempo cambia faccia!
Ha deciso di rivoluzionare la veste grafica dei suoi libri affidando il progetto a Giovanni e Cecilia di Paper Paper, che ne raccontano così la realizzazione:
Quando abbiamo iniziato a lavorare alla nuova grafica delle collane nottetempo abbiamo cercato da subito di trovare un elemento identificativo che diventasse la firma e che enfatizzasse le caratteristiche di ciascuna di esse. Allo stesso tempo, volevamo che tutte le collane avessero un tratto comune che le rendesse immediatamente riconoscibili come appartenenti a nottetempo. Da questa esigenza è sorta la decisione di disporre la tipografia di copertina in verticale, ruotandola di 90 gradi in senso antiorario.
Grazie alla disposizione verticale, la titolazione dei saggi (composta con la versione stencil del carattere Nocturno della fonderia Typotheque, che accomuna tutte le collane ridisegnate) è in grado di sfruttare al meglio la superficie della copertina, enfatizzando l’impatto dell’iconico impianto grafico originale ideato da Dario Zannier.
Nella collana Figure la tipografia della cover dialoga con il testo in quarta e sulle bandelle, invitando il lettore a dispiegare la copertina come fosse un manifesto.
Nella collana Terra, ogni titolo è rappresentato da un’illustrazione che affianca la tipografia in prima e diventa unica protagonista della quarta a tutti gli effetti una copertina alternativa.

Nottetempo cambia faccia
Nei romanzi la tipografia si riduce, ancorata all’angolo superiore sinistro della cover. Sotto di essa si stende una sfumatura di colore, cifra distintiva della collana, che dal dorso si dissolve nell’immagine di copertina.

Extrema ratio nottetempo
Non solo una rivoluzione grafica, con l’anno nuovo arriva anche una nuova serie di saggi dedicata alla critica e alla teoria letteraria: extrema ratio.
Questo nuovo filone si propone di pubblicare alcuni fra i più importanti testi di teoria e critica letteraria usciti nel Novecento, accanto a saggi inediti scritti da grandi figure della critica contemporanea e a opere importanti di giovani studiosi e studiose.
Il comitato direttivo di Extrema Ratio è composto da: Federico Bertoni (Università di Bologna), Francesco de Cristofaro (Università di Napoli Federico II), Daniele Giglioli (Università di Trento), Guido Mazzoni (Università di Siena), Donata Meneghelli (Università di Bologna), Simona Micali (Università di Siena), Franco Moretti (Institute for Advanced Studies, Berlin) e Pierluigi Pellini (Università di Siena).
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La Galleria Patrizia Anastasi Arte presenta la collettiva d’arte Pop da sogno
Giovedì 24 novembre alle ore 18 la Galleria Patrizia Anastasi Arte di Viale Giuseppe Mazzini 1 Roma, presenterà la collettiva d’arte “Pop da sogno”, un grande evento che riaprirà le porte alla vita, all’arte, alla condivisione, al sogno e alla socialità.
Pop da Sogno cerca proprio di invitare a non smettere mai di sognare, di lasciar spazio all’immaginazione e alla fantasia.
Grazie all’aiuto di 5 artisti e con le loro opere d’arte, sarà sicuramente più semplice renderlo possibile. 5 artisti “POP” e “SOGNATORI”.
Attraverso questo evento avviene l’incontro tra POP ART ed ELEGANZA.
La Pop Art nasce come abbreviazione di Popular Art, che, tradotto in italiano, significa letteralmente arte popolare. Eleganza è invece l’insieme di grazia e semplicità, rivelando cura e buon gusto senza eccessiva ricercatezza.
In un contesto prestigioso ed elegante come la Galleria Patrizia Anastasi Arte saranno dunque cinque gli artisti che esporranno le loro opere.
• Euplemio Macrì
I colori ‘caldi’ della pittura di Euplemio Macrì sono inconfondibili, uno stile definito anche
onirico-poetico. Usa acrilici con materie, inchiostri, grafiche, immaginari fotografici e tele
modulari interdipendenti. Viene definito un artista eclettico, versatile ed eterogeneo.
• Francesco Patanè
“Imperfection is beauty” è il motto che guida l’artista nella sua produzione artistica,
conducendolo ad utilizzare i materiali e tecniche non tradizionali. L’emozione ed il
coinvolgimento dello spettatore sono sempre i suoi obiettivi principali.
• Alessio Costantini
Muovendosi in una ricerca fatta di metamorfosi, racchiude la duplicità del viaggio fisico e
quello mentale, associandoli. Il colore rimane sempre il vero protagonista delle sue opere: è,
non a caso, influenzato dall’astrattismo e dall’action painting.
• Maura Bruno
Nelle sue opere rappresenta i fiori; fiori, che oltre per i colori, sono terapeutici nella loro più
intima natura. Ogni colore utilizzato è legato alle emozioni e, a sua volta, le genera.
Combinare i colori permette all’osservatore di riequilibrare e stimolare il proprio stato
d’animo.
• Mitzi Simonetti
Artista che con il suo lavoro va alla ricerca di una crescita interiore, privilegia un
collegamento e una fluidità tra corpo-mente-anima. Sceglie la donna come soggetto per
eccellenza nella sua matura femminilità e ne ritrae l’essenza. Attraverso le sue opere si ha
un ritorno al disegno e alla grande eleganza.
La collettiva sarà impreziosita da diverse eccellenze per rendere questa inaugurazione unica nel suo genere a partire da Romabestplace, il magazine cult della Capitale che si occupa di lifestyle, arte contemporanea, design e molto altro. La rivista capitolina del lusso per eccellenza.
In questo meraviglioso viaggio di Pop da sogno, non può mancare un ottimo cocktail. Per questo l’aperitivo è stato affidato alla celeberrima Azienda Molinari che ci porta a scoprire sempre dei gusti nuovi e raffinati, unici e inconfondibili.
Per farci addentare ancora di più nella dimensione onirica, sarà presente anche il celebre tatuatore Vittorio Viola TATTOO STUDIO che con i suoi tatuaggi ci porterà a sognare e realizzare sempre cose diverse e nuove, anche sulla nostra pelle.
Il tutto sarà allietato dalle note della splendida dj e producer Mary Klare.
La mostra si può visitare il 25/11 e il 26/11 dalle ore 11 alle 13:00 e dalle 16:30 alle 18:30
More info sui brand
• Casa Editrice: con la partecipazione della casa editrice FrontWork che presenta i magazines lifestyle: Via Condotti, Montenapoleone, Capri e Porto Cervo. Insieme all’ultimo magazine nato dedicato ad un pubblico internazionale; Roma Best Place. La loro mission editoriale si ispira ad: arte, cultura, design, moda e lifestyle. -
Il teatro di burattini di Adriano Ferraiolo e figli torna ad Avellino
Si accendono di nuovo i motori della compagnia Adriano Ferraiolo e Figli, dopo tanti mesi di stop forzato dovuti al Covid. S ritorna finalmente ad assaporare la gioia di tornare tra la gente, rispettando le normative vigenti e i distanziamenti.
Adriano Ferraiolo con il suo teatro di burattini, dopo un anno, ritorna ad Avellino dove dal 6 al 15 settembre tutti i giorni dalle ore 17:30 si esibirà con i suoi spettacoli a Piazza Agnes. Per completare la magia dell’arte e della cultura di Adriano Ferraiolo e Figli ci saranno i colori delle antiche caramelle veneziane insieme al profumo vanigliato dei favolosi croccanti, arachidi, mandorle e nocciole giffonesi.
La compagnia vi aspetta per sorridere con la commedia dell’arte e una giusta dose di vaccino culturale che immunizza dalla tristezza e dalla solitudine per concludere una splendida estate 2021.
Il maestro e burattinaio di Salerno
I burattini di Adriano Ferraiolo e figli
Pulcinella
Maschera del teatro popolare napoletano, una delle principali maschere regionali italiane. È gobbo e ha naso adunco. Possiede in larga misura difetti e vizi che la tradizione attribuisce ai contadini; ma ha una sua filosofia e, come tutti i napoletani, canta. Prima di assumere le caratteristiche con cui è giunto a noi, il costume ha subito molte trasformazioni nel tempo: oggi è tutto bianco (camiciotto con collaretto stretto in vita, larghi calzoni, cappello a pan di zucchero), con l’eccezione della mascherina nera. I suoi secoli d’oro sono stati il XVII e il XVIII; suo principale palcoscenico, dalla seconda metà del Settecento, il S. Carlino di Napoli. Pulcinella famosi, tra i molti: S. Fiorillo – forse il creatore del tipo – nel Cinquecento, A. Calcese e M. Fracanzano nel Seicento e A. Petito nell’Ottocento; ai tempi nostri gli ha dato vita anche Eduardo De Filippo. È stato ‘esportato’ con successo in Francia (Polichinelle), Germania (Polizenelle), Inghilterra (Punch), Spagna (Pulchinelo) ed è divenuto personaggio prediletto dei piccoli appassionati del teatro dei burattini.
Felice Sciosciammocca
Personaggio creato da Antonio Petito, Sciosciammocca che in napoletano significa l’allocco, è un personaggio nato ingenuo. Con Eduardo Scarpetta questo personaggio di allocco, di ingenuo si evolve e diventa invece un personaggio che fa parte della borghesia napoletana: Borghesia napoletana che nel 1850-60 cominciava a prendere piede dopo che Napoli non era più capitale di un regno. Eduardo Scarpetta ha avuto il merito di elaborare, di ingrandire, di ingigantire questi aspetti del personaggio, Felice Sciosciammocca, riuscendo ad introdurlo in un certo tipo di società e facendolo diventare un personaggio a se stante. Questo personaggio ha influenzato moltissimo la fine dell’ottocento teatrale napoletano tanto da interessare Eduardo De Filippo, Peppino De Filippo, Raffaele Viviani: è diventato un personaggio a tutto tondo e sono tantissime le commedie attraverso le quali è possibile seguire l’evoluzione del personaggio di Felice Sciosciammocca. Nelle nostre rappresentazioni il Felice è spalla e compagno d’avventure di Pulcinella e impersona il carattere del Napoletano ben istruito e con una cadenza dialettale tipica e caratteristica delle persone appartenenti ad una classe borghese o nobile.
Le Donne
Solitamente le commedie da noi presentate , come quelle teatrali Napoletane alle quali spesso facciamo riferimento, terminano con Matrimoni e il più delle volte è lo stesso Pulcinella a prendere moglie. Sebbene non vi sia un personaggio femminile ben delineato e con un nome molto ricorrente , nelle nostre commedie le donne che al termine della rappresentazione si sposano con Pulcinella appartengono quasi sempre ai ceti più bassi dello scenario Napoletano di fine ottocento e possono variare dalla cameriera di casa fino ad un’emblematica e significativa proprietaria di un piccolo bar o trattoria. Ben diversa è la condizione delle altre donne presenti nelle commedie che molto spesso appartengono a classi più agiate, alla borghesia o nobiltà, ricoprendo quel ruolo, attorno al quale si genera la commedia, di donna promessa in sposa a qualche nobile per necessità o per sete di ricchezze. Nel finale le commedie vedono il prevalere dell’amore sui soldi o i titoli nobiliari e in gran parte grazie all’aiuto di Pulcinella queste donne finiscono per sposare il giovane amato e non il nobile vecchio e antipatico voluto dai genitori.
I personaggi fantastici
Sebbene quasi tutte le commedie da noi presentate sono vere e proprie commedie Teatrali riprese da grandi autori del teatro classico Napoletano e opportunamente modificate e snellite per permettere una rappresentazione più semplice e accessibile, la nostra arte di burattinai deriva da un genere ben diverso da quello da noi rappresentato. Difatti la tradizione più classica dell’arte dei burattinai vede rappresentazioni romanzesche o fiabesche con personaggi affascinanti e spesso magici che catturano l’attenzione dei più piccoli o di coloro che nell’osservare tale arte covano il profondo desiderio di sentirsi ancora tali. Non possono dunque mancare nei nostri scenari i personaggi “Magici”, “Fiabeschi” o più semplicemente “Fantastici” come “il mago Solombrone”, “la strega”, “l’orco”, “i folletti” fino poi a giungere a diavoli e teschi che quasi sempre hanno la peggio rappresentando questi il “male” e Pulcinella il “bene”.
I Carabinieri o Gendarmi
Presenti in molte delle nostre rappresentazioni i Carabinieri, Militari o altri personaggi tutori della legge, si inseriscono come personaggi secondari che vanno spesso a rafforzare la morale della commedia che nella maggior parte dei casi nasce dai binomi “bene e male” e “amore e odio”.
Le attrezzature
Le attrezzature utilizzate nelle nostre rappresentazioni sono il più verosimili possibile, nella loro realizzazione abbiamo cercato di portarli in scala considerando le dimensioni dei burattini e la messa in scena. Naturalmente la scala non è precisissima in quanto bisognava tener presente della grandezza del boccascena e la distanza della platea. Le attrezzature inoltre che prima curavamo e realizzavamo noi da una decina d’anni le cura uno scultore e amico di Campobasso Gianni Quarto che da appassionato dei burattini realizza nuove e sempre più perfette e lavorate attrezzature sollevandoci da un compito che ci occupava molto tempo.
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I quattro dell’Ave Donato Zoppo: 1969, Beatles, Harrison ed una canzone
Zebra Crossing in verticale sulla copertina di questo suo ultimo libro, come una foto in negativo, dati i colori invertiti, e quattro strisce nere in tutto, come a significare le quattro distinte personalità che furono i Beatles alla fine dei frizzanti anni 60.
Something di Donato Zoppo
John, Paul, Ringo e, soprattutto, lui, George, alias The Quiet One, il tipo più tranquillo dei quattro, dove dietro quella pacatezza si nascondono in realtà delle qualità ineccepibili, soffocate dall’incombenza creativa del duo Lennon- McCartney.
L’ultimo lavoro del giornalista e scrittore sannita Donato Zoppo, Something – Il 1969 dei Beatles e una canzone leggendaria (G.M. Press), per la collana Songs, consiste in una delicatissima ricerca nell’interiorità del chitarrista e compositore George Harrison, ed in particolare nella storia che interessò quest’ultimo durante la composizione del brano Something, compreso nel celebre disco Abbey Road – e rieccole le strisce!-, un album che pose davvero fine, anche se in una maniera stilistica davvero notevole, alla tormentata parentesi che interessò i Fab Four durante l’ultimo periodo della loro faticosa convivenza.
Sta in una tasca, questo libro, e se posso permettermi, la ridotta dimensione, insieme all’artwork molto minimal della copertina, donano a questo saggio una preziosità che ha bisogno però di essere svelata con la stessa destrezza con cui si legge un libro di ricette “finger food”; la sua ridotta mole di cento pagine racchiude in realtà un mondo che allo scrittore musicologo avrebbe occupato una considerevole porzione di tempo, e se si pensano alle meticolose ricerche svolte, e all’incredibile capacità di comprimere il tutto in una soluzione da “easy reading”, può far venire in mente, a qualche appassionato dell’età del jazz, l’eleganza con cui Pietro Citati descrisse nell’altresì piccolo saggio La Morte della Farfalla la focosa e infine tormentata vicenda di Francis Scott Fitzgerald e della sua Zelda.
Donato Zoppo
Sì, signore e signori seguaci del rock ‘n roll: “l’amour fou” come quello dei Fitzgerald c’entra eccome in questa ultima fatica di Donato Zoppo: il brano che emerge dai delicati momenti di tensione, ma anche di straordinarie capacità interpretative e musicali degli ultimi Beatles, partorito dalla mente di George Harrison, Something, è in realtà una canzone d’amore, e probabilmente una delle più belle del secolo scorso, riadattata in qualcosa come altre centocinquanta cover interpretate da artisti famosi e non. La stupenda dedica che il chitarrista dei Beatles fece in onore di Patricia Anne Boyd, meglio conosciuta come Pattie, allora sua moglie, considerata come una delle muse ispiratrici del rock. Anche Layla di Eric Clapton fu scritta per lei, ma questo avvenne qualche anno dopo, e fu un’altra storia…
Quasi come a immaginare Brian Jones dei Rolling Stones, oggi pressoché dimenticato, che proprio in quel 1969 perse la vita a ventisette anni in circostanze misteriose, e rivalutarlo come se non avesse voluto mai soccombere ai fumi delle droghe e ai cocktail di farmaci e alcolici, e si fosse fatto rivalutare come la vera stella tra i mostri sacri Jagger e Richards, rinascendo a nuova vita.
Così George Harrison, per davvero, lavorò strenuamente per la paura che i suoi brani venissero rifiutati, tra la ragguardevole lista delle canzoni funzionalissime di John Lennon e Paul McCartney, e non si perse troppo d’animo, come Brian Jones – quest’ultimo però licenziato dagli Stones- , e senza dar spazio alle frustrazioni che gli suggerivano scarsa autostima, s’intromise con la forza delle sue ottime capacità inventive già nel mastodontico White Album dell’anno precedente.
Eravamo nel 1968 e gli scontri sociali incombevano, mentre i Fab Four davano vita al disco che ispirasse una “rivoluzione”, sia in termini di long playing che di iniziazione all’importanza dei Working Class Heroes lennoniani. Proprio lì il nostro George Harrison vi inserì un suo pezzo che conquistò un 45 giri, il lato B di Lady Madonna, ossia The Inner Light.
Altri ce ne furono in passato, e tutti accentuarono il tocco espressivo in continuo mutamento che gratifica ed intensifica gli album in questione, come la Taxman di Revolver del 1966.
Riaccostandoci ancora un’ultima volta al mito di Brian Jones, come quest’ultimo, anche George Harrison sviluppò la tecnica del sitar, particolare strumento a corde dal suono avvolgente, e Donato Zoppo, in tale occasione, ci ricorda quanto sia stato importante il suo avvicinamento alla cultura indiana, soprattutto se si prendono in considerazioni le “liaisons”che intercorrono tra questi esempi di artisti particolarmente ispirati e le altre culture, anche quelle all’apparenza più lontane, che in qualche modo hanno condizionato il loro modo di scrivere, e di porsi, soprattutto, intensificandone il riflesso ai più curiosi e organizzandone una vera e propria cultura di massa.
Donato Zoppo applica un ragionamento sano e funzionale, anche se volutamente sintetizzato al meglio, per irradiare la giusta luce su un personaggio chiave come George Harrison, che con la sua forza emotiva e il suo carisma, quest’ultimo però svelatosi in conseguenza alle rotture interne dei Beatles causate anche da scartoffie legali per i diritti d’autore da tutelare, arrivò addirittura a minacciare l’uscita dalla band, se gli altri non avessero tirato dritto e badato anche alle sue, di richieste. Lo fece anche Ringo, a suo tempo, l’anno precedente, e stranamente la data coincise perfettamente con l’istanza di divorzio di Cynthia Lennon nei confronti del marito.
Spiega Donato Zoppo:
Harrison è un po’ più distaccato rispetto alla fama, è attento a quello che gli accade intorno, dai guru indiani che inanella con devozione sulla copertina di Sgt. Pepper agli aspetti economici del suo lavoro, dall’interesse per la soul music e il folk rock all’amicizia con Bob Dylan. Mentre gli exploit individuali di John e Paul sono percepiti come interni al microcosmo Beatles (…), gli episodi firmati Harrison risultano come suoi, non organici al gruppo. In pratica un solista all’interno della sua band, le cui canzoni sono scatti d’individualità.
Insieme alla storia di una canzone, che è l’apoteosi del pensiero di un chitarrista mito; il 1969, anno di meraviglie musicali, concerti cult e di utopie figlie della fu Summer of Love; i Beatles, che attraversarono tutti i Sixties, influenzandoli con il loro stile in continuo mutamento; George Harrison, figlio di un’apertura musicale e culturale che avrebbe innalzato lo stendardo di più culture condivise; tutto ciò si affronta nel saggio Something.
Mi chiedo: questo percorso biografico sui Beatles, probabilmente iniziato da Donato Zoppo già nella prefazione al libro Revolution di Francesco Brusco, saggio che racconta il ’68 dei Fab Four, avrà dunque un sequel, così come ha affrontato negli anni le sue ricerche su Lucio Battisti?
Io spero di sì, considerando la qualità dei suoi lavori precedenti su Area, King Crimson, PFM, o Genesis, e spero davvero che ancora possa focalizzare l’attenzione su un musicista in particolare, valutandone la sua ottica all’interno di un microcosmo di una rock band, sottolineando gli effetti di un successo senza limiti, azzerandone le potenzialità d’immagine, ed acutizzando la valutazione caratteriale e comportamentale, e di quanto possa essere quest’ultima distorta dagli onori dell’Olimpo dei più Grandi.
Carmine Maffei
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