Conto alla rovescia per la quinta edizione di Irpinia Mood, il Festival che promette di raccontare l’Irpinia attraverso il buon cibo, la musica e l’amore per il territorio.
A farci entrare nel mondo di Irpinia Mood, l’architetto Maria Giulia Contarino.
Intanto, lungo corso Vittorio Emanuele fervono i lavori per la realizzazione del padiglione “Casa Irpinia”, che ospiterà la conferenza stampa di mercoledì.
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Dizionario del teatro di Patrice Pavis
Immaginato come indispensabile vocabolario della terminologia teatrale, il Dizionario del teatro di Patrice Pavis, arricchito nella presente edizione di numerosi nuovi lemmi e aggiornamenti, costituisce oramai un classico degli studi teatrali.
Accanto alle teorie e alle questioni strettamente legate alla drammaturgia, lo sguardo dell’autore sa estendersi anche alla semiologia, all’antropologia, all’estetica, all’ermeneutica, fino a toccare temi centrali della contemporaneità come il rapporto tra il teatro e i media e la tecnologia, assicurando al volume una forte connotazione interdisciplinare e interculturale, qualità propria di ogni opera che aspira a essere «enciclopedica».
Dizionario del teatro di Patrice Pavis
Patrice Pavis: chi è?
È stato professore al Dipartimento degli Studi Teatrali dell’Università di Parigi VIII, oltre che docente presso la Scuola delle Arti dell’Università di Kent.
La cultura occidentale ha una lunga e irta storia di appropriazione culturale, una storia che ha una particolare risonanza all’interno della pratica della performance.
Patrice Pavis si chiede cosa c’è in gioco politicamente ed esteticamente quando le culture si incontrano al crocevia del teatro. Vengono analizzate una serie di importanti produzioni recenti, tra cui Mahabharata di Peter Brook, Indiande di Cixous / Mnouchkine e Faust di Barba. Questi si concentrano su traduzioni, appropriazione, adattamento, incomprensione culturale ed esplorazione teatrale. Non perdendo mai di vista l’esperienza teatrale, Pavis affronta i problemi del colonialismo, dell’antropologia e dell’etnografia.
Questo segnala un movimento radicale lontano dal regista e dalla parola, verso il complesso rapporto tra performance, performer e spettatore.
Nonostante la problematica politica dello scambio culturale nel teatro, l’interculturalità non è un processo unilaterale. Usando la metafora della clessidra per discutere del trasferimento tra cultura di origine e cultura di destinazione, Pavis si chiede cosa succede quando la clessidra viene capovolta, quando la cultura “straniera” parla da sola.Tra i più importanti studiosi contemporanei di teatro, tra le sue pubblicazioni si ricordano L’analyse des spectacles: théâtre, mime, danse, danse-théâtre, cinéma (1996), La mise en scène contemporaine: origines, tendances, perspectives (2007), Dictionnaire de la performance et du théâtre contemporain (2014), opere che hanno avuto numerose riedizioni aggiornate.
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Respect di Liesl Tommy: il biopic su Aretha Franklin
Respect è il titolo del biopic su Aretha Franklin diretto da Liesl Tommy. Ad interpretare l’icona della musica soul è Jennifer Hudson.
Il lungometraggio vuole raccontare e mostrare la vita di un’artista e di una donna che ha avuto una carriera musicale molto intensa fatta di picchi e di discese.
La vita sentimentale di Arheta Franklin non è stata facile ma il suo talento artistico straordinario l’ha aiutata a superare tutte le difficoltà che si è ritrovata a vivere, diventando anche una paladina dei diritti civili.
Respect è un progetto cinematografico che ha preso vita nel 2018, lo stesso anno in cui è morta la cantante, quando è stata la stessa Aretha Franklin a scegliere Jennifer Hudson.
Il biopic su Aretha Franklin
Aretha Franklin: vita
Aretha Franklin (1942-2018), soprannominata la Regina del Soul o Lady Soul, è stata nel 1987 la prima donna ad entrare a far parte della Rock and Roll Hall of Fame.
Figlia di un predicatore battista e di una cantante gospel comprende da piccola l’incoerenza di alcuni valori che caratterizzano la sua educazione. I suoi genitori si separano e la madre va via di casa quando Aretha ha appena 6 anni.
A 14 anni segue il padre in un viaggio di predicazione ed ha l’occasione di sfoggiare il proprio repertorio gospel. Negli anni ’50 riesce quasi a firmare un contratto con la RCA ma poi la cantante si orienta verso la Columbia. All’inizio infatti Aretha Franklin incide 5 dischi che però riscuotono uno scarso successo.
Nel 1967 inizia ad esplodere il suo successo che la consacrano come Regina del Soul. Nello stesso anno raggiunge una fama internazionale che è motivo di orgoglio per le minoranze afroamericane, soprattutto, con il brano Respect di Otis Redding, che è diventato un inno dei movimenti femministi e per i diritti civili.
Nel 1969 divorzia dal marito Ted White, uomo violento e dai comportamenti equivoci, che per lei rappresenta una relazione infelice che la conduce verso l’alcolismo.
La vita artistica della cantante la si può dividere in due periodi: l’esordio e il secondo periodo, agli inizi degli anni’80, che sancisce un cambiamento di stile causato dai danni che il fumo provoca alla sua voce.
Respect ci conduce nel mondo della Regina del Soul, mostrandoci l’intimità di una donna fragile che, allo stesso tempo, con grinta e tenacia si afferma nel mondo musicale, realizzando il suo sogno.
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Trianon Viviani propone due commedie di ieri per ragionare sull’oggi
Il Trianon Viviani dall’8 all’11 luglio ripropone il dittico di successo Viviani per strada, un progetto curato da Nello Mascia che mette in scena i due atti: Porta Capuana e Mmiez’ â Ferrovia.
Il teatro partenopeo non ha mai cessato le proprie attività durante il periodo di emergenza sanitaria, producendo anche spettacoli in streaming e l’ultimo lavoro di Roberto De Simone, Trianon Opera, per Rai Cultura.
Mentre il direttore artistico, Marisa Laurito, si accinge a presentare il cartellone della stagione 2021/’22 nei prossimi giorni, ecco quindi il riallestimento di questi due atti unici del 1918, rappresentati con successo al teatro Umberto all’indomani della disfatta di Caporetto, cioè al tempo della prima devastante pandemia del Novecento: l’influenza spagnola, o più semplicemente “la Spagnola”, la grande influenza che fra il 1918 e il 1920 contagiò quasi mezzo miliardo di persone, ovvero un quarto della popolazione mondiale, facendo registrare quasi 50 milioni di morti.
Nello Mascia
Nello Mascia spiega così Viviani per strada:
Viviani per strada è nato da una riflessione sul doloroso presente che viviamo, con le disposizioni restrittive sulla pratica teatrale e le limitazioni all’affluenza degli spettatori, certamente legittime, di qui questo progetto di teatro che mette al centro la strada, la naturale fonte di ispirazione delle opere di don Raffaele, dove l’Autore osserva e coglie gli umori più genuini del popolo per poi trasferirli nelle sue composizioni, dove è più intensa e clamorosa si svolge la vita cittadina e la lotta per la sopravvivenza risulta con più drammatica
o anche con più comica chiarezza.Queste due opere di cento anni fa hanno un unico protagonista (il coro, il popolo) e i tipi, già ampiamente sperimentati nel varietà, legati in una trama che impasta il dramma con l’ambiente pittoresco, che ci fanno ragionare su come eravamo e su come il tempo ci ha cambiati, mirando a individuare indizî per affrontare più consapevoli e più forti il prossimo futuro.
Viviani per strada
Viviani per strada: approfondimento della rappresentazione che andrà in scena al Trianon
Porta Capuana: È la piazza storicamente nota per il suo fantasmagorico mercato all’aperto. Un’umanità variegata, fatta di squallidi venditori al minuto e pescivendoli truffaldini, che esprime il proprio sentimento di solitudine e di rabbia nei confronti del proprio destino di povertà, ma dotata anche di una spiccata autoironia.
Significativa fra gli altri la figura mesta e affamata de ‘o Tammurraro, con i suoi tamburelli in bilico sul capo, che cerca di vendere con molto insuccesso quegli strumenti di balli di canti e di feste a una umanità che non ha nulla da festeggiare. Ma su tutti domina il personaggio di don Ciro ‘o capitalista. Sordido usuraio con l’aria fatale di bellimbusto.
Don Ciro corteggia con insistenza la sie’ Stella, suscitando la gelosia di donna Rosa, «anima nera», sua amante, e sposata a Aitano Pagliuchella, un buffo guappo di cartone. Donna Rosa non perde occasione per sparlare della sua rivale. Le maldicenze giungono alle orecchie di don Vincenzino, marito di Stella. La tensione sale e improvvisamente esplode. Irromperà il Pazzariello che chiude l’atto unico.
Mmiez’â Ferrovia – Questo atto unico vivianesco rappresenta il variopinto mondo che ruota intorno alla piazza. Ci sono i due Strilloni che invitano i passanti, l’uno alla tradizione dell’Opera dei Pupi, l’altro al “Cinemà”, lo spettacolo del futuro. C’è l’avventore del barbiere che perde il treno per i reiterati ritardi di don Luigi. C’è Crispino, il ciabattino-intellettuale vagamente infiammato dalle idee e dagli echi lontani della rivoluzione russa.
C’è il Cantante di pianino un po’ mariuolo. Ma la vicenda ha come protagonista Concettina, che sta per cedere alle lusinghe di don Alberto, uomo senza scrupoli che la porterà alla rovina. Ma la ragazza riuscirà a sottrarsi grazie al tempestivo avvertimento di Nannina (personaggio che presenta sorprendenti somiglianze con alcune eterne figure brechtiane), ormai vinta e rassegnata al suo amore disperato e alla sua vita perduta.
Come sempre fa da corona ai protagonisti un coro di personaggi fra cui emerge quello del Magnetizzatore, una sorta di anticipatore del Sik-Sik eduardiano.
Viviani per strada
Nei due spettacoli saranno in scena, con lo stesso Nello Mascia che firma anche la regia, Davide Afzal, Maria Basile, Mariano Bellopede, Peppe Celentano, Rosaria De Cicco, Gennaro Di Colandrea, Chiara Di Girolamo, Valentina Elia, Gianni Ferreri, Roberto Giordano, Pierluigi Iorio, Roberto Mascia, Massimo Masiello, Matteo Mauriello, Marianna Mercurio, Ciccio Merolla, Ivano Schiavi e Patrizio Trampetti.
Le elaborazioni musicali sono di Mariano Bellopede e Ciccio Merolla. Le scenografie sono curate da Raffaele Di Florio e i costumi da Anna Verde, con le luci di Gianluca Sacco e il suono di Daniele Chessa.
Completano la locandina Marcello Manzella (aiuto regia), Massimiliano Pinto (direzione dell’allestimento), Costantino Petrone (direttore di scena), Antonio Minichini e Saverio Toppi (elettricisti), Isidoro D’Amato (attrezzista), Stefano Cammarota e Luigi Di Martino (fonici), Rosaria Scognamiglio e Zaira Zigarelli (sarte), Paolo Animato (ufficio stampa e comunicazione), Daniela Riccio (ufficio di produzione) e Francesca Buzzurro (amministrazione).Gli spettacoli si terranno al Trianon Viviani: l’8 luglio, il 9 luglio e l’11 luglio alle ore 19:00.
Nel rispetto della normativa di igiene e sicurezza prescritta per l’emergenza sanitaria, i posti sono contingentati e numerati. All’ingresso, un addetto del teatro rileverà la temperatura degli ospiti e ricorderà l’uso indispensabile della mascherina.
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